• JIHAD IN FRANCIA

Francia, il terrorista islamico che si fingeva minorenne

Zaheer Hassan Mahmoud, il terrorista che ha ferito due giornalisti francesi nella ex sede della redazione di Charlie Hebdo, era giunto in Francia nel 2018 come immigrato, fingendosi minorenne. Ed era passato dall'Italia, "ventre molle" dell'Europa. Come minorenne aveva beneficiato anche del generoso welfare francese. Non ha imparato il francese, ma si è radicalizzato in fretta.

Parigi, ancora misure anti-terrorismo

Zaheer Hassan Mahmoud è il vero nome del terrorista islamico che venerdì 25 settembre con il suo attentato era convinto di colpire la sede del giornale satirico Charlie Hebdo. Non si chiama né Ali H., né Hasham U, come la stampa francese aveva riportato. Non era neanche un diciottenne, come s'era detto dall'inizio delle ricostruzioni. L'uomo che nel bel mezzo del processo per gli attentati del gennaio 2015, e dopo la ripubblicazione delle vignette su Maometto ha fatto scorrere nuovo sangue a Parigi, provocando il grave ferimento di due dipendenti dell’agenzia giornalistica Premières Lignes, ha 25 anni. Già a vederlo in foto, quando, dopo tre quarti d'ora è stato arrestato ai piedi della scalinata dell'Opera Bastille, il viso macchiato di sangue, con indosso una felpa verde, destava qualche sospetto la così giovane età. Eppure appena arrestato, il giudice dei minori del tribunale di Cergy-Pontoise si è rifiutato di eseguire un test delle ossa per stimare la sua età reale. 

In queste ore, Jean Francois Ricard – capo della Procura nazionale antiterrorismo – ha però ricostruito tutta la vicenda. Il terrorista islamico ha finto di non essere ancora diciottenne quando è arrivato in Francia nel marzo del 2018 con i suoi fratelli, beneficiando così dei sussidi previsti per i minori non accompagnati. In tantissimi utilizzano questo stratagemma, come tante volte abbiamo denunciato su queste pagine. Ma c'è un altro, ancor più grave (per noi italiani) dettaglio nella brutta storia: il capo della Pnta, non solo ha confermato che Parigi era al cospetto di un clandestino pakistano, ma che costui ha lasciato il suo Paese  per arrivare in Francia passando dall’Iran, dalla Turchia e infine dall’Italia. "Dunque il terrorista islamico era passato ovviamente per l'accogliente suolo italiano, come tanti altri suoi colleghi, senza destare sospetti. Siamo il ventre molle dell’Europa grazie alle sinistre buoniste e all’accoglienza predicata dagli ambienti cattolici", ha commentato Paolo Padoin, ex prefetto di Firenze.

Il terrorista aveva premeditato l'attentato anche effettuando diversi sopralluoghi nei giorni antecedenti i fatti. Il piano originario prevedeva di penetrare nella redazione, munito di martello, per poi procedere all'incendio dei locali. Mahmoud è un islamico non legato a nessuna sigla terroristica, semplicemente voleva vendicare il profeta Maometto. Uno che non ha mai imparato una parola di francese - mentre scriviamo Macron sta per annunciare al Paese la legge per combattere il separatismo che andrà in consiglio dei ministri il 9 dicembre -, che quotidianamente si è formato seguendo i video del partito Tehreek -i-Labbaik Pakistan,  fondato da Khadim Hussain Rivzi, è noto per le battaglie contro ogni tentativo di modifica alla legge sulla blasfemia in Pakistan. Mahmoud, prima dell'attentato, aveva espresso l'esplicito desiderio di rivoltarsi contro la Francia.

Lo scorso pomeriggio – dopo che sono trascorse le 96 ore di fermo previste dalla legge francese antiterrorismo -,  è stato presentato ad un giudice con l’accusa di "tentato omicidio di carattere terroristico" e "associazione terroristica".  E la Pnat ha chiesto che fosse disposto l’arresto, mentre sono stati scagionati gli  altri fermati nell’ambito dell’inchiesta. Per la stampa francese l'età, la clandestinità e la storia del terrorista islamico sono state, per alcuni giorni, il segreto di Pulcinella. Non era considerato un radicalizzato, ma era già stato arrestato, due volte, da gennaio. La prima volta in aprile per violenza intenzionale e poi a giugno, per possesso di un coltellaccio da cucina che gli era stato sequestrato.

L'ennesimo attentato mostra che il terrorismo in Francia è una piaga che non si rimargina mai, e che ha origine dall'immigrazione incontrollata, massiccia, illegale e violenta, scrive l'analista Gilles William Goldnadel. E il fatto che il suo autore sia un giovanissimo immigrato islamista sta facendo discutere tanto la Francia. Perché solo qualche settimana fa, faceva parte di quella crescente coorte di presunti minori, stimata oggi in 40mila individui che già sono stati gli autori del 60% dei crimini e dei reati francesi. La lotta al terrorismo resta lunga, delicata, multiforme. Le forze di sicurezza hanno certo compiuto indiscutibili progressi nello smantellamento delle reti, evitando tragedie. Ma poi? Tra il 2019 e il 2020, circa settanta islamisti sono stati scarcerati. Saranno una sessantina il prossimo anno. Le indagini lo dimostrano: una volta rilasciati, continuano a sputare il loro odio per la Francia e svolgono la loro opera di propaganda tra individui facilmente convertibili. La guerra al terrorismo va di pari passo con la lotta contro l'islamismo. Denunciare il terrorismo senza condannare gli effetti devastanti dell'islamismo è ipocrisia.