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Francesco sdogana le unioni gay e parte lo tsunami mediatico

"Quello che dobbiamo fare è una legge sulle unioni civili. In questo modo (gli omosessuali) sono coperti legalmente". L'anticipazione su "Francesco", questo il nome del corto presentato ieri alla Festa del Cinema di Roma, ha scatenato uno tsunami mediatico prevedibile e che pare destinato a non arrestarsi.

"Quello che dobbiamo fare è una legge sulle unioni civili. In questo modo (gli omosessuali) sono coperti legalmente". Queste le parole pronunciate dal Papa nello spezzone di un'intervista inserita all'interno di un documentario a lui dedicato dal regista russo Evgeny Afineevsky.

L'anticipazione su "Francesco", questo il nome del corto presentato ieri alla Festa del Cinema di Roma, ha scatenato ieri uno tsunami mediatico prevedibile e che pare destinato a non arrestarsi. L'edizione digitale del New York Times, il quotidiano più importante del mondo, l'ha inserita come notizia principale, titolando: "Papa Francesco, segnando una svolta per la Chiesa, si esprime a sostegno delle unioni civili tra persone dello stesso sesso".

Nel giro di pochi minuti dal lancio di agenzia dato per prima dall'americana CNA, in assenza di una comunicazione ufficiale da parte del Vaticano, i virgolettati papali riportati hanno avuto un effetto dirompente e hanno suscitato reazioni a catena, specialmente nel mondo politico. Tra i commenti entusiastici si sono segnalati quelli dei parlamentari del Pd Monica Cirinnà, autrice della legge italiana sulle unioni civili contro la cui approvazione scese in piazza nel 2016 il popolo del Family Day, e Alessandro Zan, primo firmatario della proposta di legge sulla cosiddetta omotransfobia che i vescovi italiani considerano una minaccia all'"espressione di una libera opinione".

Quest'ultimo ha addirittura invitato a leggere le parole del Papa come un incoraggiamento ai legislatori a portare avanti l'approvazione del suo provvedimento. Monsignor Bruno Forte, arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto e teologo che fu segretario speciale del Sinodo sui Vescovi sulla famiglia, ha provato a spiegare le parole che hanno fatto il giro del mondo, sostenendo che "Papa Francesco ha sempre ribadito che non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio, che è l'unione tra un uomo e una donna aperta alla procreazione, ed ogni altro tipo di unione".

Inizialmente si era pensato che la dichiarazione del Papa fosse stata affidata direttamente a Afineevsky, ma in serata un'intervista chiarificatrice di padre Antonio Spadaro, intervenuto ai microfoni di Tv2000 a margine del Festival cinematografico, ha spiegato che si tratta di un'intervista nota: "Il regista del film 'Francesco' - ha spiegato il gesuita siciliano - mette insieme una serie di interviste che sono state fatte a Papa Francesco nel corso del tempo dando una grande sintesi del suo pontificato e del valore dei suoi viaggi. Tra l'altro ci sono vari brani tratti da un'intervista a Valentina Alazraki, una giornalista messicana, e all'interno di questa Papa Francesco parla di un diritto alla tutela legale di coppie omosessuali ma senza in nessun modo intaccare la Dottrina". Vero fino a un certo punto, perché proprio quel passaggio sulle unioni civili è tagliato nell'intervista che compare ancor oggi sul canale Youtube dell'emittente tv (leggi qui l'articolo di Andrea Zambrano).

Nel documentario, proiettato ieri in anteprima al Festival del Cinema di Roma e che sbarcherà oggi all'interno delle Mura Leonine con l'assegnazione nei Giardini Vaticani del Premio Kinéo, l'autore russo ha inserito uno spezzone inedito dell'intervista esclusiva concessa dal Papa nel 2019 a Televisa. In quella stessa occasione il pontefice aveva detto che "le persone omosessuali hanno diritto a stare nella famiglia", frasi - in questo caso - già di dominio pubblico nel 2019 e che sono state riproposte all'interno dell'opera presentata ieri all'Auditorium di Roma, sebbene private della parte immediatamente successiva in cui Francesco aveva puntualizzato che "questo non vuol dire approvare gli atti omosessuali, tutt’altro" e anche di quella immediatamente precedente, dove aveva chiesto ai giornalisti di non decontestualizzare "quella parolina per annullare il contesto". Un invito evidentemente non rispettato proprio per il montaggio del corto.

Per realizzare il suo documentario Afineevsky, già candidato ad un Oscar e un Emmy per "Winter of fire", dovrebbe aver avuto ampio accesso al materiale radiovisivo d'archivio relativo all'attuale pontificato e potrebbe così essere riuscito ad entrare in possesso di uno scambio di battute sugli omosessuali che nel video integrale dell'intervista a Alazraki pubblicato il 31 maggio 2019 non compariva. Il documentario ha raccolto i commenti del Papa su temi quali ambiente, guerre, clima e migrazioni e per la sua realizzazione sarebbe stato decisivo, secondo quanto riportato da Associated Press, il contributo di Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, che avrebbe suggerito all'autore di iniziare il suo lavoro, ascoltando le testimonianze di persone che avevano colpito l'attenzione del pontefice in pochi minuti: "rifugiati incontrati (...) in alcuni dei suoi viaggi all'estero, i prigionieri che ha benedetto e alcuni gay".

Le parole risalenti a più di un anno fa, ma ancora inedite, pronunciate dal Papa nell'intervista a Televisa e inserite all'interno del documentario rappresentano la prima dichiarazione favorevole di un pontefice alle unioni civili. Diverse ricostruzioni, però, attribuiscono a Bergoglio una posizione analoga già nel corso della sua esperienza come arcivescovo di Buenos Aires e presidente della Conferenza episcopale argentina. John Allen di Crux, infatti, aveva sostenuto anni fa di aver consultato alcune fonti argentine che gli avevano confermato il favore dell'allora primate a quella soluzione giudicata un "male minore" nell'ambito delle discussioni tra il 2009 e il 2010 per l'approvazione della legge nazionale che riconosceva le cosiddette nozze tra persone omosessuali.

Lo stesso Austen Ivereigh, penna molto influente del cattolicesimo anglosassone, nella sua biografia "Tempo di misericordia" ha scritto che ai tempi del dibattito "il cardinal Bergoglio appoggiava un tipo di legge, riguardante anche i gay, in cui c'era un riconoscimento legale dell'unione civile e di determinati diritti, ma non una legge concepita esclusivamente per le unioni civili gay". Anche nel discusso libro "Sodoma", Frédéric Martel ha riportato alcune confidenze che gli avrebbe fatto padre Guillermo Marcó, ex collaboratore dell'allora arcivescovo di Buenos Aires, in base a cui: "dal momento che il Vaticano era ostile alle unioni civili, Bergoglio doveva seguire questa linea come arcivescovo. Come portavoce gli ho raccomandato di evitare l'argomento e di non parlarne, per non doverlo criticare. Dopo tutto, si trattava di un'unione senza sacramento e non era un matrimonio: perché parlarne? Jorge ha approvato questa strategia".

Lo stesso Bergoglio, secondo quanto raccolto dal vaticanista Allen, avrebbe subito la sua unica sconfitta 'elettorale' all'interno della Conferenza episcopale argentina proprio su questo punto, vedendo messa in minoranza dai vescovi suoi connazionali la sua presunta posizione moderata sulle unioni civili. A quel punto, però, pur essendo presidente, l'allora cardinale avrebbe deciso di non rompere l'unità della Conferenza e di adeguarsi alla linea maggioritaria. Mentre la sua opposizione ai cosiddetti matrimoni gay in polemica con la presidente Cristina Kirchner ne fece uno dei volti più rappresentativi della protesta che riempì le piazze della capitale nell'estate del 2010 al grido di "vogliamo una mamma e un papà" contro la legge che fece dell'Argentina il primo Paese sudamericano a legalizzare le unioni tra persone omosessuali. L'intervento del futuro pontefice galvanizzò i manifestanti pro-family parlando di una legge "volta a distruggere il disegno di Dio" e rivendicando il diritto dei bambini a crescere nell'"ambiente naturale del matrimonio".

Le parole di Francesco nel documentario di Afineevsky sono le sue prime dichiarazioni pubbliche a sostegno di una legiferazione sulle unioni civili. In passato un altro gesuita ed ecclesiastico di peso come il cardinale Carlo Maria Martini, pur non arrivando a un vero e proprio endorsement, aveva affermato di non condividere "le posizioni di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili", sostenendo che "se alcune persone, di sesso diverso oppure anche dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia, perché vogliamo assolutamente che non sia?".

Una critica nemmeno troppo velata alla posizione ufficiale della Chiesa ribadita nel 2003 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede guidata dall'allora cardinale prefetto Joseph Ratzinger che, nel documento "Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali" approvato da san Giovanni Paolo II di cui proprio oggi - come ricordato ieri da Francesco nell'Udienza generale - ricorre la memoria liturgica, sosteneva: "In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, oppure dell'equiparazione legale delle medesime al matrimonio con accesso ai diritti che sono propri di quest'ultimo, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva. Ci si deve astenere da qualsiasi tipo di cooperazione formale alla promulgazione o all'applicazione di leggi così gravemente ingiuste nonché, per quanto è possibile, dalla cooperazione materiale sul piano applicativo. In questa materia ognuno può rivendicare il diritto all'obiezione di coscienza".