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avvocatura in missione

Famiglia nel bosco, verificare la tutela dei diritti dei minori

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Dopo tre mesi la vicenda della Famiglia nel bosco non è ancora conclusa; i genitori hanno denunciato i servizi sociali. Avvocatura in missione alla Bussola: "Decisione giusta, il Garante per l'infanzia verifichi i profili di nullità del provvedimento". 

Educazione 31_01_2026

A distanza di quasi tre mesi la vicenda della “Famiglia nel bosco” non si è ancora conclusa. I figli di Nathan e Christine Trevallon sono ancora ospitati nella Casa famiglia dove il provvedimento del giudice li aveva confinati strappandoli ai loro genitori e solo la madre può vivere nella struttura in un regime di visita che resta comunque regolamentato.

La notizia che ha fatto maggior clamore questa settimana è la decisione dei due coniugi di denunciare i servizi sociali per mancata imparzialità. Si tratta di una mossa che i due genitori hanno preso a seguito del continuo inasprirsi dei rapporti con l’assistente sociale, che stando alla denuncia presentata dai loro legali non ha mostrato un atteggiamento davvero imparziale.

In difesa dei coniugi Trevallon però continuano ad arrivare prese di posizione pubbliche da svariati mondi, segno che il trattamento riservato a loro sta animando un vivacissimo dibattito. Finalmente anche il mondo cattolico si è fatto vivo, anche se all’appello mancano quelle autorità della Chiesa come il vescovo di Chieti-Vasto che pure potrebbe dire qualcosa visto che la Chiesa non è indifferente al mondo degli affidi famigliari, gestendo per conto proprio o con esperienze collaterali realtà impegnate nel territorio a favore dei minori.

In questo senso però, va salutata con piacere la presa posizione di Avvocatura in Missione, la realtà creata dall’avvocato suor Anna Egidia Catenaro, impegnata nel portare il Vangelo tra avvocati e politici. Una presa di posizione forte che testimonia come anche il mondo cattolico si stia accorgendo che, al di là delle scelte più o meno condivisibili dei Trevallon, in questa vicenda in gioco c’è molto di più di un problema famigliare che lo Stato sta gestendo col braccio violento della legge, ma un principio che rischia di infrangersi: quello della libertà di educazione e della titolarità genitoriale che non può essere tolto se non per motivi gravissimi.

Suor Catenaro aveva già stigmatizzato il comportamento della tutrice Palladino, giudicata avventata per alcune sue dichiarazioni che abbiamo commentato anche qui sulla Bussola e criticato l’operato dei servizi sociali. Proprio in riferimento alla denuncia presentata dai genitori, suor Anna Egidia, in un colloquio con la Bussola ha condiviso la decisione di passare all’attacco da parte dei Trevallon: “Penso che avrebbero dovuto denunciarli ben prima, ma capisco che in questi frangenti si cerchi sempre di avere un profilo basso per non aizzare gli animi ed arrivare ad una soluzione bonaria. Ma il continuo alzare l’asticella delle pretese da parte dei servizi sociali mi fa dire che il profilo basso ora non serve più, dunque è giusto farsi sentire anche con questo strumento”.

Anche Avvocatura in missione, però, ha cercato di non restare con le mani in mano e in questi giorni ha scritto una lettera a Marina Terragni, presidente dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza e a Alessandra De Febis, referente per l’Abruzzo. Si tratta di una seconda lettera dopo quella che Avvocatura in missione aveva già scritto agli stessi destinatari all’inizio dell’anno e che non ha avuto risposta nella quale si evidenziavano i profili di illegittimità del trattamento riservato ai bambini e poi ai genitori.

Questa volta nella missiva, la Catenaro ha posto l’attenzione su una verifica che si rende ormai necessaria: “Quella di valutare il possibile mancato rispetto del diritto dei minori al contraddittorio effettivo nell’ambito del procedimento presso il Tribunale de L’Aquila”, ha spiegato.

Secondo la religiosa, che ha reso pubblica la lettera “non essendovi la possibilità di accesso agli atti del procedimento”, l’Autorità garante dovrebbe “accertare che tutti e tre i bambini abbiano ciascuno un suo curatore speciale che si sia costituito in giudizio essendo i tre soggetti diversi e dunque potrebbero avere diverse esigenze e volontà che ciascun curatore avrebbe dovuto raccogliere”.

Inoltre, proprio per garantire l’interesse superiore del minore è necessario “accertare eventuali inadempienze formali e sostanziali” per verificare se vi sia stato o no una “potenziale violazione dei principi sanciti dall’Articolo 12 della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo (che sancisce il diritto fondamentale dei minori capaci di discernimento a esprimere liberamente la propria opinione su ogni questione che li interessi ndr.) e degli articoli 315-bis e 336-bis del codice civile (sul diritto che il minore ha ad essere ascoltato e tenuto in considerazione ndr.).

Una segnalazione – ha concluso – nell’interesse esclusivo dei minori affinché sia garantita una tutela non meramente formale. E che potrebbe avere anche conseguenze nel caso in cui si accertasse che la procedura messa in atto dal Tribunale sia nulla perché non è stato rispettato il contraddittorio.



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