• IL GOVERNATORE DI NEW YORK

Cuomo, le accuse di molestie e lo scandalo 'dimenticato'

Nell’occhio del ciclone Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York, accusato di aver molestato sessualmente 11 donne. Anche il Partito Democratico lo scarica, ma lui non si dimette. Accuse da verificare, mentre c’è un sicuro scandalo che il mainstream oggi dimentica e ieri applaudiva: il suo sostegno all’aborto. Addirittura fino alla nascita.

Non è un periodo semplice per Andrew Cuomo, stella in declino del Partito Democratico. Ha fatto il giro del mondo la notizia che il governatore dello Stato di New York - secondo i contenuti di un’inchiesta indipendente pubblicata il 3 agosto - avrebbe molestato sessualmente undici donne, nove delle quali hanno lavorato o lavorano nell’amministrazione statale. Il condizionale è d’obbligo perché le accuse devono essere passate al vaglio di un processo completo.

L’inchiesta, iniziata nel marzo di quest’anno, è stata condotta da sei avvocati appartenenti a due diversi studi legali (e coadiuvati da altri colleghi nelle vesti di assistenti speciali). A nominarli è stata Letitia James, procuratore generale dello Stato di New York e anche lei esponente dei Dem americani. I risultati dell’indagine sono confluiti in un rapporto di 168 pagine, in cui gli investigatori riferiscono di aver intervistato 179 persone, 41 delle quali hanno reso la loro testimonianza sotto giuramento. Tra le persone ascoltate c’è stato lo stesso Cuomo.

Nella sua testimonianza il governatore italoamericano «ha generalmente negato di aver toccato qualcuno in modo inappropriato. Il Governatore ha affermato che spesso abbraccia e bacia le persone, perlopiù sulla guancia e talvolta sulla fronte», riferisce il rapporto. È la versione che Cuomo ha raccontato anche in un video diffuso dopo l’uscita dell’inchiesta, mostrando diverse sue immagini pubbliche di baci e abbracci con una pluralità di persone, uomini e donne. Una versione che però non convince gli inquirenti, che rilevano diversi motivi per dubitare dell’attendibilità delle smentite contenute nella testimonianza di Cuomo, comprese alcune spiegazioni all’apparenza «programmate»; e ciò risulta, sempre secondo il parere dei sei avvocati che hanno condotto l’indagine, «in netto contrasto con la forza, la specificità e la corroborazione delle memorie delle denuncianti».

Alla fine delle 168 pagine del rapporto, gli inquirenti scrivono: «Abbiamo raggiunto la conclusione che il Governatore ha molestato sessualmente un certo numero di dipendenti statali attraverso tocchi sgraditi e non voluti, oltre che facendo numerosi commenti offensivi e sessualmente allusivi». Gli inquirenti rilevano anche che «tale condotta faceva parte di un modello di comportamento che si estendeva alle sue interazioni con altri al di fuori del governo statale». Si stigmatizza inoltre il comportamento del gabinetto del governatore Cuomo che avrebbe risposto con «una ritorsione illegale» alle accuse di una denunciante e, infine, si sottolinea il radicamento di una «cultura della paura e dell’intimidazione» che avrebbe contribuito alle molestie, creando «un complessivo ostile ambiente di lavoro» nello stesso gabinetto.

A seguito della pubblicazione dell’inchiesta, perfino Joe Biden e Nancy Pelosi hanno invocato le dimissioni del loro collega di partito. E, alla luce della volontà di Cuomo di proseguire il suo mandato di governatore, si sono rinnovate le spinte per chiedere un processo di impeachment al Parlamento dello Stato di New York. Già a marzo 2021 l’Assemblea aveva iniziato la propria indagine, che riguarda quattro aree. Tra queste, oltre alle accuse di molestie, spicca il caso delle morti (più di 15 mila a febbraio 2021) da Coronavirus nelle case di riposo: prima Cuomo ha emesso un ordine che ha obbligato per un mese e mezzo a trasferire dagli ospedali nelle nursing homes anche gli anziani magari ancora positivi al Covid-19 (i test erano stati vietati); poi ha tentato di coprire l’enorme numero di morti delle stesse case di riposo, fornendo cifre più basse di oltre sei migliaia (vedi la Bbc).

Nel caso venisse condannato in seguito all’eventuale impeachment, Cuomo verrebbe rimosso dall’ufficio, in accordo alla Costituzione statale.

Notiziari televisivi e grandi giornali si sono concentrati prevalentemente sulle accuse di molestie, che sono certamente gravi ma su cui lasciamo al tempo l’onere della prova; qualcuno ha accennato allo scandalo delle case di riposo, che è rivelatore quantomeno di uno svilimento nel modo di vedere la vita umana, qui in particolare degli anziani; mentre nessuno nei media mainstream, a nostra conoscenza, ha ricordato un fatto certo: il pieno sostegno di Cuomo all’aborto. Sarà perché gli viene ascritto a merito?

Cuomo è il governatore che prima ha fortemente voluto e poi, il 22 gennaio 2019, firmato con un sorriso a trentadue denti la legge che consente di abortire fino al nono mese di gravidanza, sotto uno spettro praticamente illimitato di ragioni (basta invocare la “salute”, vedi qui e qui). Per celebrarla, ha anche ordinato di illuminare di rosa lo One World Trade Center e altri luoghi simbolo di New York. Oggi non lo si ricorda perché è sconveniente alla cultura dominante? Non si vuole qui certo creare alcun automatismo tra il sostegno pubblico all’aborto e le accuse di molestie, non solo perché queste ultime sono da verificare ma anche perché in simili scandali sono incorsi e possono incorrere pure politici (e non) che sono o si dicono contrari all’aborto.

Il punto è la schizofrenia di un mondo che ha perso il senso del peccato - e l’aborto è in assoluto tra i più gravi - creando nuovi “diritti” che contraddicono la legge naturale e divina. È giusto che Cuomo si dimetta e paghi se le molestie addebitategli - profondamente offensive della dignità femminile e in generale umana - si riveleranno fondate. Ma se ci si scandalizza oggi per tali accuse, a maggior ragione ci si doveva scandalizzare ieri, quando Cuomo ha cancellato con un tratto di penna gli ultimi residui paletti all’omicidio dell'innocente, rendendo ancora più disponibile all’arbitrio degli adulti il corpo e la vita dei bambini nel grembo materno. Almeno oggi servirebbe un ravvedimento.

Vale e varrà sempre quanto ha detto Madre Teresa di Calcutta alla cerimonia di consegna del Nobel per la pace, nel 1979: «Sento che oggi il più grande distruttore di pace è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’uccisione diretta - un omicidio diretto da parte della stessa madre. […] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a me di uccidere te e a te di uccidere me». E anni dopo, in una lettera al Centro di aiuto alla Vita di Casale Monferrato, riprendendo lo stesso ragionamento sull’aborto aveva scritto: «… perché ci sorprendiamo della violenza e del terrorismo che si sparge intorno a noi?». Se si elimina questo primo scandalo legalizzato delle nostre società, la strada per combattere gli altri mali sarà, conseguentemente, più agevole.

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