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CHIESA IN CRISI

Crollo delle vocazioni, l'Irlanda si scopre post-cattolica

Un tempo fucina di missionari, oggi la Chiesa irlandese vive una grave mancanza di sacerdoti e vocazioni. Diverse diocesi (Dublino inclusa) hanno elaborato piani con liturgie guidate da laici, meno Messe e parrocchie unificate. Ma in mezzo alla crisi, c’è qualche istituto che dà segnali di speranza.

Ecclesia 25_10_2022

Fino agli anni Sessanta, in Irlanda, se eri un sacerdote recentemente ordinato, ti univi a una lista d’attesa per un collocamento in parrocchia. L’Irlanda aveva una tale abbondanza di vocazioni che i nuovi preti spesso iniziavano all’estero il loro ministero e ne traevano beneficio le diocesi in Inghilterra e negli Stati Uniti, mentre i giovani aspettavano che si liberasse un posto in patria. Solo piccole parrocchie rurali avevano un solo sacerdote, con la maggior parte che aveva almeno un parroco e un curato per soddisfare i propri bisogni spirituali. Altri si univano a ordini missionari come gli Spiritani (già padri dello Spirito Santo) o i Colombani. Come conseguenza di ciò, sacerdoti, frati e suore irlandesi hanno contribuito negli ultimi due secoli alla formazione di chiese nazionali, dall’Africa all’Asia fino all’Oceania.

Altri ancora si univano ai molti ordini i cui monasteri e conventi punteggiano il paesaggio irlandese, alcuni ora in rovina, altri divenuti essenzialmente case di riposo. Poche città irlandesi erano prive della presenza dei Domenicani o dei Francescani o degli Agostiniani, solo per citarne alcuni. Allo stesso tempo, ordini come i Fratelli e le Sorelle della Presentazione, le Suore di Loreto, le Orsoline e altri erano essenziali nel fondare scuole, ospedali e ospizi in tutto il Paese. L’infrastruttura sociale e sanitaria dello Stato irlandese - fondato cento anni fa, nel 1922 - era basata sull’opera della Chiesa.

Come sono cambiati i tempi... Non inviamo più missionari e presto potremmo averne bisogno. Negli ultimi mesi, mentre la crisi vocazionale morde, diverse diocesi irlandesi - tra cui la più grande, l’Arcidiocesi di Dublino - hanno elaborato piani per liturgie guidate dai laici, meno Messe e l’unificazione di parrocchie. Quello di Dublino non è un caso isolato, appunto. Il vescovo di Limerick, Brendan Leahy, ha sottolineato come il quadro appaia cupo, ammettendo che in futuro funerali e matrimoni cattolici potrebbero essere celebrati senza la presenza di un sacerdote.

A difesa dei piani dei vescovi c’è la cruda realtà che le vocazioni sono praticamente scomparse. Quando il Saint Patrick’s College di Maynooth fu aperto 225 anni fa, era stato progettato con una capacità massima di 500 seminaristi. Quest’anno solo dieci sacerdoti hanno iniziato gli studi per il sacerdozio a Maynooth. È degno di nota che questa cifra è in aumento rispetto ai sei iscritti l’anno scorso, mentre altri nove candidati stanno intraprendendo la preparazione obbligatoria di un anno, l’anno propedeutico.

Ma non è tutto, visto che i dieci candidati rappresentano solo quattro delle 26 diocesi in Irlanda. Circa dieci diocesi non hanno candidati in nessuna fase della formazione. Non hanno nessuno che faccia un anno propedeutico; nessuno che entri in seminario; e nessuno già in formazione. Per queste diocesi, ci vorrà un decennio e più prima che vedano un nuovo sacerdote, mentre la diocesi di Dublino ha attualmente un seminarista che studia per servire le sue 197 parrocchie.

Nel frattempo, le diocesi dovranno far fronte nei prossimi cinque anni a un’ondata di pensionamenti, con i sacerdoti anziani che si prenderanno un meritato riposo, sebbene la realtà è che molti rimarranno fino a quando il loro corpo non verrà meno. Dei 312 sacerdoti che attualmente ricoprono incarichi parrocchiali nell’Arcidiocesi di Dublino, 139 hanno più di settant’anni, mentre 116 sono in prestito alla stessa Arcidiocesi. Per alcune diocesi, il suddetto futuro è già presente. Nella Diocesi di Cork e Ross, 12 sacerdoti si sono ritirati nell’estate del 2022, il che significa che il suo vescovo Fintan Gavin ha a disposizione circa il 10% di sacerdoti in meno. Com’era prevedibile, quella di Cork e Ross è stata una delle ultime diocesi a ristrutturarsi, creando “famiglie di parrocchie” assistite da squadre di tre-cinque sacerdoti. Il risultato è stato che un certo numero di parrocchie è rimasto, per la prima volta a memoria d’uomo, senza un sacerdote residente. Per altro verso, ai sacerdoti oberati da lavoro è stata offerta l’opportunità del tanto necessario sostegno dei loro pari.

Contemporaneamente alle diocesi che affrontano una dura realtà, gli ordini religiosi si vanno ritirando da luoghi in cui sono presenti ininterrottamente da centinaia di anni. Ad Athlone, dove i Francescani sono presenti da più di 800 anni, sopravvivendo alla persecuzione anticattolica di Oliver Cromwell nel XVII secolo e alle Leggi Penali (che resero illegale il cattolicesimo) nel XVIII secolo, l’Ordine ha annunciato, il 18 ottobre, che i frati si ritireranno nel gennaio 2023. Dei 78 Francescani in Irlanda, 52 hanno più di settant’anni. Nessuno sa cosa accadrà alla loro chiesa; già si vocifera che possa diventare una discoteca. Questa è una storia che si ripete in tutta l’isola, in città come Dublino, Waterford e altre ancora.

Ci sono alcuni segnali di speranza, per fortuna. Per esempio, i Domenicani irlandesi hanno attualmente 16 uomini in formazione, mentre sei irlandesi stanno studiando per il sacerdozio con l’Istituto di Cristo Re. E la realtà delle liturgie guidate dai laici è ancora lontana, in particolare nelle città: non siamo affatto vicini alla quasi-carestia sacramentale della regione amazzonica, per esempio. Comunque, a questo punto, questi piccoli segni di speranza sono poco più di un granello di senape. Noi in Irlanda speriamo, preghiamo e ci sforziamo affinché quel granello possa diventare un albero pieno di frutti; ma sappiamo che ci vorrà molto tempo. Ci sono voluti appena cinquant’anni perché la forza della Chiesa svanisse; ci vorrà almeno il doppio del tempo per ripristinarla.

* The Irish Catholic