Cosa può nascondere il dirigente Usa indagato, sull'origine del virus
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David Morens, ai tempi del Covid era alto funzionario del Niaid, l'ente sanitario americano diretto da Anthony Fauci. Ora è incriminato per aver celato informazioni e documenti al Congresso. Si poteva capire qualcosa di più sull'origine del Covid?
Che cosa ha causato la pandemia di Covid-19? Questa è la domanda più importante del decennio e a causa dell’opacità di tutti i soggetti coinvolti, a partire dalla Cina, è sempre più difficile trovare una risposta. È a questa domanda fondamentale e al rifiuto di rispondere che si lega la nuova indagine avviata dal Dipartimento di Giustizia Usa a carico di David Morens, ex pezzo grosso della sanità americana. Si tratta di accuse pesanti: «cospirazione contro gli Stati Uniti; distruzione, alterazione o falsificazione di documenti in indagini federali; occultamento, rimozione o cancellazione di documenti; e favoreggiamento». In caso di condanna, ogni capo d'accusa prevede una potenziale pena detentiva.
David Morens ha ricoperto un ruolo di alto funzionario presso il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) tra il 2006 e il 2022. È stato anche consulente di Anthony Fauci , che ha ricoperto per anni la carica di direttore del Niaid ed è stato il “super-consulente” del presidente Trump sulla politica anti-pandemica nel 2020. Questo, almeno, nella prima fase della pandemia di Covid-19. Fauci è poi entrato nell’amministrazione Biden dal 2021 e Trump, da allora, lo considera uno dei suoi principali nemici politici, dichiarando però di aver avuto dubbi sin da subito sul suo operato. Per questi motivi, i Democratici, così come i media di sinistra, ritengono che l’incriminazione di Morens sia politica. Ma la realtà è un po’ più complicata, considerando che Fauci stesso è, di fatto, fra i suoi accusatori.
Fauci ha negato di aver lavorato a stretto contatto con Morens. In una testimonianza resa durante un'audizione al Congresso nel 2024, Fauci ha affermato che Morens si era comportato in modo inappropriato riguardo all'uso di email private per comunicare. Secondo l'accusa, Morens, insieme a due presunti complici non identificati che lavorano nella ricerca sulle malattie infettive, avrebbe trasferito le comunicazioni dai server federali a indirizzi email privati. Il gruppo avrebbe trasferito le proprie comunicazioni dai server governativi per evitare, espressamente, le richieste ai sensi del Freedom of Information Act (Foia, la legge sulla trasparenza dei documenti governativi).
«Il dottor Morens e i suoi complici hanno deliberatamente occultato informazioni e falsificato documenti nel tentativo di sopprimere teorie alternative sull'origine del Covid-19. I funzionari governativi hanno il solenne dovere di fornire fatti e consigli onesti e ben fondati al servizio dell'interesse pubblico, non di promuovere i propri interessi personali o ideologici», si legge nell’atto di accusa riportato sul sito del Dipartimento di Giustizia americano. «Ho imparato dalla nostra responsabile del Foia come far sparire le email dopo aver ricevuto una richiesta Foia ma prima che inizi la perquisizione, quindi penso che siamo tutti al sicuro», aveva scritto Morens in un'email del 24 febbraio 2021, ora pubblicata sul sito del Dipartimento.
Ma cosa, di preciso, Morens ha voluto nascondere? Ha nascosto informazioni utili all’indagine sull’origine del nuovo coronavirus, diffusosi dall’anno precedente da Wuhan, in Cina. E perché dovrebbe esserci un depistaggio anche americano, se l’origine della pandemia è in Cina? Qui si entra in una zona grigia difficile da decifrare, ancora.
Secondo l’accusa, Morens avrebbe intenzionalmente cercato di occultare il ruolo del National Institut of Health (Nih), di cui il Niaid faceva parte, nel finanziamento dell'organizzazione no-profit EcoHealth Alliance, che potrebbe aver contribuito alla fuoriuscita del virus dal laboratorio di Wuhan. Perché, se i fondi pubblici americani alla ricerca nei laboratori cinesi erano stati bloccati dai tempi dell’amministrazione Obama, per ragioni di sicurezza (già nel 2015 era emerso quanto poco sicura fosse la ricerca biotecnologica in Cina), l’EcoHealth Alliance aveva mantenuto rapporti ed era l’unica organizzazione con sede negli Usa che studiava i coronavirus in Cina. L’Ong ha ricevuto fondi pubblici dal Nih fino all’aprile 2020, quando sono poi stati sospesi proprio a seguito dei dubbi sulla gestione del laboratorio di Wuhan e della prima controversia che ne era sorta. Le email scambiate fra Morens, Daszak e altri, nel 2021, riguardavano proprio la possibilità di riprendere il finanziamento. Ma rivelano anche una gran voglia di stendere un velo sul passato.
«Ci sono cose che non posso dire, tranne che [il funzionario senior del Niaid] ne è a conoscenza e ho appreso che sono in corso sforzi all'interno del Nih per gestire la situazione con il minimo danno possibile per te, per i tuoi colleghi, per il Nih e per il Niaid», aveva scritto Morens a Peter Daszak, l’allora presidente di EcoHealth Alliance, mentre tutti si chiedevano da dove e come fosse partito il virus. Secondo l'atto d'accusa, il 17 giugno 2021 il dottor Morens avvertì il signor Daszak e "altri" di aver ricevuto una richiesta di produzione di documenti da parte di cinque senatori che indagavano sulle origini del virus. Il dottor Morens assicurò ai suoi corrispondenti di aver «conservato pochissimi documenti su queste questioni». Mentre i funzionari pubblici sono tenuti per legge federale a conservare tutti questi documenti.
Fauci, Daszak e l’ambiente medico e scientifico quasi al completo negavano fermamente, in pubblico, che il virus potesse essere fuggito da un laboratorio. In privato, come riveleranno poi le loro email, avevano molti più dubbi sulla sua origine naturale.

