Corredentrice perché Mediatrice: il contributo della Commissio Hispanica
Nel 1925 la commissione teologica spagnola inviò alla Santa Sede un lavoro di oltre duemila pagine sulla verità della mediazione universale di Maria Santissima: che comprende la corredenzione. Un criterio fondamentale, in linea con quello delle altre due commissioni volute da Pio XI.
Un’altra qualificata terna di teologi si mise al lavoro per studiare, su richiesta della Santa Sede, la questione della mediazione universale di Maria Santissima. La Commissio Hispanica inviò a Roma, indicativamente nel mese di marzo o di aprile del 1925, un lavoro incredibile di oltre duemila pagine, la cui sintesi verrà pubblicata parecchi anni dopo, nel 1985, dalla rivista Marianum (n. 47, pp. 42-78). Gli autori di questo lavoro monumentale furono Ángel Amor Ruibal, linguista, filosofo e teologo prolifico dalla straordinaria erudizione, Isidro Gomá y Tomás, che appena due anni dopo verrà consacrato vescovo per la diocesi di Toledo prima e Navarra poi, e creato cardinale da Pio XI nel 1935, e il gesuita José Maria Bover, dal 1941 membro della Pontificia Commissione Biblica e autore dell’importante monografia Maria Mediadora universal o Soteriologia mariana (1947).
Com’era già accaduto per il teologo domenicano Merkelbach, membro della Commissione belga (vedi qui), anche P. Bover non fu fin da principio un sostenitore della corredenzione mariana. A ben vedere, la posizione del gesuita era ancora più critica: mentre Merkelbach aveva inizialmente delle riserve sul solo titolo di Corredentrice, Bover riteneva invece che non vi fosse una seria base teologica per sostenere la corredenzione e la mediazione universale di Maria. Chiamato a far parte e a dirigere la Commissione di studio sul tema, si mise al lavoro con grande serietà e professionalità, divenendo poi uno dei maggiori sostenitori di Maria Mediatrice e Corredentrice.
Agli occhi di Bover, come a quelli dei suoi collaboratori, diveniva sempre più chiaro che l’ingente testimonianza delle Scritture, dei Padri, della liturgia e del magistero dei vescovi e dei papi, che nell’assiduo lavoro di ricerca emergevano dal silenzio, non solo deponeva in favore della verità della mediazione universale di Maria, ma anche del fatto che questa verità poteva con buone ragioni essere ritenuta come contenuta nella Rivelazione e dunque degna di essere proclamata dogma di fede. La “parabola mariologica” del gesuita appare molto simile anche a quella del canonico Bittremieux, che dapprima “deluse” il cardinale Mercier per il suo prudente incedere teologico, ma alla fine diede un importante contributo alla fondazione teologica della mediazione di Maria.
Il contributo specifico del lavoro della Commissio Hispanica, secondo Manfred Hauke (in Maria Mediatrice di tutte le grazie, Lugano 2005, p. 96), fu quello di sottolineare come, sotto il manto della mediazione, doveva essere inserita la corredenzione, «così che la Mediazione si riferisca parimenti all’acquisizione e alla distribuzione della grazia». Di grande interesse è la dichiarazione che Bover fece circa un anno dopo la consegna della perizia, in occasione dell’Assemblea mariana di Covadonga (9-11 settembre 1926): «La commissione di teologi spagnoli nominata da Sua Santità intende la Mediazione universale nella sua interezza e perciò attribuisce al primo momento [cioè alla cooperazione nell’acquisizione della grazia] un’importanza privilegiata. Quando ho comunicato questo nostro criterio a Sua Eminenza, il Cardinale Mercier, Sua Eminenza mi ha risposto che il nostro punto di vista concorda essenzialmente con quello della Commissione belga. E secondo quanto mi ha scritto Padre Garrigou-Lagrange, non c’è alcun dubbio che questo è anche il criterio della Commissione romana» (in Ibidem, pp. 96-97).
L’affermazione di P. Bover è di straordinaria importanza: le tre commissioni teologiche volute da Pio XI convergevano sul fatto che il senso pieno della mediazione universale di Maria non poteva non comprendere la corredenzione; di più: la corredenzione, ossia l’acquisizione delle grazie della salvezza da parte di Maria, in unione a Cristo, doveva essere considerato come il «primo momento» della sua missione di Mediatrice, l’elemento fondativo della distribuzione delle grazie.
Ma torniamo indietro nel tempo. Il cardinale Mercier, che era a conoscenza del progredire del lavoro delle tre commissioni, sapeva che il suo compito era quello di mantenere vivo l’interesse per la verità di Maria Mediatrice e per la proclamazione del dogma, e di trasmettere a tutti i fedeli cattolici quanto andava maturando nelle più tecniche commissioni teologiche. Il 16 agosto 1924, ad Anversa, intervenne al Congresso mariano sulla Mediazione di Maria con un discorso che diventerà poi una lettera pastorale, l’ultima del suo ministero. Il nuovo obiettivo del cardinale era quello di unire la diffusione della vera devozione a Maria, secondo l’insegnamento di Luigi Maria Grignion de Montfort, con la promozione della mediazione universale di Maria. La stretta collaborazione con i monfortani di Lovanio fece maturare in lui l’idea di scrivere una preghiera, cui associò delle indulgenze, per ottenere sia la canonizzazione dell’Apostolo bretone che la tanto agognata proclamazione del dogma.
Approfittò dell’Anno Santo (1925) per diffondere la preghiera indulgenziata; con l’aiuto di P. Bover e dei montfortani, la preghiera venne accolta da numerosi vescovi di tutto il mondo, circa 400, tra i quali spiccava l’allora nunzio pontificio a Monaco, il cardinale Eugenio Pacelli, che, un volta divenuto pontefice, nel 1947, contribuì in prima persona alla realizzazione di una parte del sogno di Mercier, canonizzando il Montfort. Questa preghiera fu come il canto del cigno del cardinale; nel dicembre 1925 gli venne scoperto un tumore aggressivo allo stomaco e il 23 gennaio 1926, festa dello Sposalizio di Maria SS. e di San Giuseppe, rese la sua anima a Dio. Le sue due ultime parole, prima di morire, rimettevano a Dio tutto il desiderio della sua anima: «Maria Mediatrice».
La nuova Ester – Il testo del video
Altra figura anticipatrice di Maria è la regina Ester, che intercede, a rischio della propria vita, per la salvezza del suo popolo. Alla sua vicenda sono legati un intero libro dell’Antico Testamento e la festa di Purim: un esempio di come Dio rovesci le sorti della storia.
Maria Mediatrice, il prezioso lavoro della commissione belga
Van Crombrugghe, Lebon e Merkelbach furono i tre teologi nominati per i lavori della commissione di studio belga sulla mediazione universale di Maria. Una perizia di grande importanza, perché confermò che questa mediazione può essere definita «come verità dogmatica e dogma di fede».
Maria Mediatrice, il risveglio dei teologi
Gli anni Venti del XX secolo rappresentarono la stagione della fioritura teologica della mediazione materna di Maria, nuovamente dietro impulso del cardinale Mercier. Il quale arrivò a chiedere al Papa una nuova dichiarazione dogmatica.
Maria Mediatrice, la petizione del cardinale Mercier (II parte)
Nel 1920, Mercier richiese ufficialmente alla Santa Sede la celebrazione di una festa in onore della Mediatrice di tutte le grazie. E Roma la concesse. Il Proprio della Messa della festa è un vero gioiello, che aiuta a comprendere la verità della mediazione mariana.
Maria Mediatrice, la petizione del cardinale Mercier
Dietro impulso della mistica carmelitana Madre Maddalena di Gesù, il cardinale Mercier si adoperò perché la Chiesa proclamasse dogmaticamente la verità della mediazione universale di Maria Santissima. L’importante contributo teologico del canonico Bittremieux.

