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Conclusa la fase diocesana per la beatificazione di Giussani

Tremila fedeli dentro e fuori la Basilica di Sant'Ambrogio, dove l'arcivescovo Mario Delpini ha chiuso il processo diocesano relativo al fondatore di Comunione e liberazione. La causa passa ora in Vaticano.

Borgo Pio 15_05_2026
foto Stefano Porta / LaPresse

Passa da Milano a Roma la causa di beatificazione di don Luigi Giussani. L'arcivescovo Mario Delpini ha concluso ufficialmente il processo diocesano durante i secondi vespri dell'Ascensione alla presenza di tremila fedeli, presenti all'interno e all'esterno della Basilica di Sant'Ambrogio. «Data e luogo non sono stati scelti a caso», scrive Annamaria Braccini sul sito della diocesi ambrosiana: «la solennità dell’Ascensione fu sempre molto cara a Giussani, mentre la Basilica è contigua all’Università Cattolica, dove il Servo di Dio insegnò teologia dal 1964 al 1990 e dove generazioni di giovani si sono avvicinati al suo carisma».

Delpini ha indicato tre motivi di gioia e tre possibili tentazioni. Gioia «perché riconosciamo in don Luigi Giussani un uomo di Dio, un prete che, con la sua vita e con le sue parole, ha condotto a incontrare il Cristo»; gioia di «sentirsi dentro questa Chiesa» (di Milano) e infine perché «molte persone di tutte le età, di tutti i Paesi hanno cominciato una storia, riconoscendo una parola rivolta a loro, un messaggio che ha colpito nel profondo dell’umano, un’apertura di orizzonti che ha allargato il cuore». Le tentazioni su cui vigilare sono invece «dare tanta importanza a monsignor Giussani da non andare oltre, mentre lui ci invita ad andare verso Dio»; scambiare la sua opera per «una specie di inesauribile miniera da cui continuamente si potrà fare una citazione, un riferimento», mentre è «una sorgente»; e infine il rischio «di attirare l’attenzione su di sé, sul Movimento o sulle sue realizzazioni, mentre occorre vedere il dono che tutto questo rappresenta per la Chiesa, per la società, per il presente e il futuro».

«È un passaggio importante per il movimento e per tutta la Chiesa, le due cose coincidono: il movimento è in funzione della Chiesa, su questo punto don Giussani ha sempre insistito», ha dichiarato il presidente della Fraternità di Cl, Davide Prosperi, intervistato da Gian Guido Vecchi sul Corriere della Sera. Tra i vari passaggi dell'intervista colpisce l'attualità della risposta che don Giussani offriva di fronte all'illusione di diluire la fede per assecondare la secolarizzazione: «Cominciava a diffondersi l’idea che bisognasse scendere a compromessi con la modernità, se no i giovani se ne vanno. Lui intuisce che solo la riscoperta della fedeltà all’origine cristiana potrà incidere. In questo è stato profetico, se vediamo cosa sta accadendo in Europa: nelle nazioni più secolarizzate, dalla Francia ai Paesi scandinavi, c’è un ritorno impressionante alla fede cristiana. Nel vuoto di significato, la gente cerca un senso».