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Comunione sulle mani, l'abuso che da eccezione divenne regola

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Il volume di Scrosati e Bux ripercorre la genesi e la diffusione di una disobbedienza legittimata, ma non per questo priva di effetti collaterali sulla fede eucaristica. Perché il modo in cui ci si comunica esprime (o al contrario affievolisce) l'adorazione.

Ecclesia 20_01_2026

Nell’aprile 2025 mons. Bruno Forte, vescovo di Chieti, balzò agli onori della cronaca (e della Bussola) per aver rimproverato alcuni fedeli “colpevoli” di aver voluto ricevere la Comunione direttamente sulla lingua (norma universale in tutta la Chiesa da ben oltre un millennio) invece che sulle mani (come imposto in numerose diocesi nell’era pandemica e tuttora in quella teatina). Un casus belli peraltro provvidenziale nella misura in cui offre lo spunto per approfondire ulteriormente la questione con l'aiuto di Luisella Scrosati e mons. Nicola Bux, autori del volume Il cibo dei serafini. Comunione sulla mano sì o no?, edito da Omni Die nella collana I Libri della Bussola.

Inizialmente concesso solo ad alcune conferenze episcopali, l’attuale uso di amministrare la Comunione sulle mani dei fedeli resta pur sempre un indulto, ovvero una eccezione rispetto alla norma universale di ricevere la Comunione direttamente sulla lingua (norma quasi dimenticata, soprattutto dopo il 2020). Come vedremo è la storia di un abuso sanato e poi diffuso a macchia d’olio, fondendo le istanze di una malintesa innovazione con il mito archeologista di un ritorno alla prassi dei primi secoli. In realtà, i Padri della Chiesa non promuovono, ma semplicemente attestano l’unica modalità che conoscevano e peraltro in maniera ben diversa dall’attuale. Per quell'epoca sarebbe infatti più corretto parlare non di Comunione sulla mano, ma sul palmo, «perché il fedele si abbassava verso le mani, facendo così un profondo inchino, e assumeva il Pane eucaristico direttamente dal palmo della mano destra, come conferma anche Teodoro di Mopsuestia». Anche senza scomodare le abluzioni e l’uso di lini menzionati negli studi di Josef Andreas Jungmann, ci si comunicava in modo ben diverso e con tutt’altra riverenza rispetto all’attuale prassi di “afferrare” l’Ostia santa in modo non dissimile da un biscotto e magari senza neanche far caso alla possibile caduta di frammenti – che sono Corpo di Cristo quanto l’intera particola!

La “Comunione sulle mani” così come si è diffusa a partire dagli anni post-conciliari non è affatto un ritorno ai primi secoli: «mentre i Padri cercavano di limitare la possibile dispersione di frammenti rispetto a un rito in uso, i promotori della nuova versione hanno fatto esattamente il contrario, introducendo un cambiamento rispetto ad un rito che praticamente aveva azzerato questo rischio (...) perfettamente in sintonia con il desiderio dei Padri, con un altro che non solo pone nuovamente i problemi dei primi secoli, ma che vi ha anche apportato modifiche peggiorative». L’uso attuale costituisce semmai l’esatto contrario della mens dei Padri, tutta tesa a evitare dispersioni e profanazioni del Corpo di Cristo. Il problema fu infine risolto amministrando l'Eucaristia direttamente sulla lingua dei fedeli, modalità comunque già attestata dall’epoca di san Gregorio Magno (nonché, dal IX secolo, con «l’uso della particola sottile», meno soggetta a dispersioni rispetto al pane lievitato). Tale cambiamento offre «un esempio cristallino di una vera comprensione della Tradizione e di quelle riforme che da questa comprensione derivano», in quanto «più conforme alle esigenze della realtà sacramentale» e non in nome di «ideologie che si fanno strada tramite abusi, poi in qualche modo “condonati”».

A ridosso del Vaticano II, che non menzionava nessuna riforma sul modo di amministrare la Comunione, e men che meno auspicava di amministrarla sulle mani, quest’uso venne radicandosi in alcune regioni e, guarda caso, proprio quelle più sensibili alle sirene del cosiddetto “Catechismo olandese”, foriero di gravi errori dottrinali anche sulla Presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Da Roma si ribadì il divieto e tuttavia per aggirare la disobbedienza si scelse di “sanarla”, ma solo per quelle determinate regioni. È la vana illusione di arginare un fenomeno ponendo dei paletti che vengono immancabilmente travolti: le concessioni infatti si moltiplicarono anche laddove quest’uso non c’era e la Comunione sulle mani si estese pressoché in tutto l’orbe tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta.

Per esempio, fino al 1996 l’Argentina era uno dei pochi Paesi a non averla introdotta e quando questo avviene l’allora vescovo di San Luis, mons. Juan Rodolfo Laise, decise di non avvalersene. Decisione «interpretata da molti come una rottura dell’unità dell’episcopato», ma in realtà approvata dai dicasteri romani con i quali si era consultato. Semplicemente nella sua diocesi vigeva la norma universale, senza eccezioni (che altrove sono divenute la regola). Alla questione mons. Laise consacrò un approfondito studio («probabilmente il primo»), che «approfondisce gli aspetti storici, canonici e teologici di tale modalità di ricevere la Comunione e la sua influenza sulla devozione e sulla vita spirituale dei fedeli», nonché la genesi di «una disobbedienza legittimata».

La sospensione di nuovi indulti fu tentata da san Paolo VI e poi da san Giovanni Paolo II, entrambi personalmente contrari a questo uso-abuso, ma nell’uno e nell’altro caso le richieste papali caddero nel vuoto. Al secondo si mise di traverso mons. Luigi Bettazzi (all’epoca vescovo di Ivrea) che nel 1984 obiettò al Papa: «Non mi sembra giusto utilizzare in tal modo la Vostra autorità» (cioè per vietare la Comunione sulle mani, che infatti fu introdotta anche in Italia cinque anni dopo). Benedetto XVI tentò la via dell’esempio, reintroducendo «dal Corpus Domini 2008, la somministrazione esclusivamente sulla lingua della Santa Comunione, nella liturgia papale», e per di più in ginocchio. Un segno che il Papa stesso indicò come «un punto esclamativo circa la Presenza reale», come a dire: «Qui c’è Lui, è di fronte a Lui che cadiamo in ginocchio».

Eppure, si obietta «non sarebbe meglio orientare gli sforzi su qualcosa di più sostanziale della modalità di ricevere la Comunione?»: domanda apparentemente ragionevole e mossa dalla preoccupazione che l’accento sulla forma faccia dimenticare la sostanza. E invece occorre riscoprire anche i segni concreti, perché proprio «un’enfasi unilaterale sull’interiorità (...) ha contribuito a distruggere non solo le forme esterne, ma ha di fatto corroso anche l’interiorità dei cristiani. I quali, sacrificando atti, gesti, segni conformi alla fede cattolica, hanno iniziato a credere per come vivono». Ecco perché anche il modo concreto di amministrare e  ricevere il Corpo di Cristo non è indifferente, nella misura in cui esprime (o al contrario affievolisce) la fede e l’adorazione verso il Santissimo Sacramento. Per non correre il rischio di scambiarlo per cibo comune, dimenticando che è «il cibo dei serafini».

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diktat

"Chieti" e non ti sarà dato: Forte nega la comunione in bocca

Nell'arcidiocesi abruzzese è obbligatorio ricevere l'Eucaristia sulle mani. L'arcivescovo si scaglia contro l'uso tradizionale e ammanta di obbedienza la pretesa di imporre la sua personale visione, forzando le norme e anche la lingua greca.

LA CEI APRE

Comunione, proposte per il ritorno alla normalità

30_03_2022 Paolo Gulisano

Finalmente la Cei apre a una prudente ripresa anche in Chiesa e alla Comunione sulla lingua, ma Milano ha già detto che continuerà a vietarla. Però la nota dei vescovi significa che i diritti dei fedeli devono essere rispettati. E per chi non si fida? Due proposte: una fila ad hoc per chi si comunica in bocca o creare due momenti distinti. Ma dal punto di vista medico non c'è mai stato rischio. 

LA NOTA DELLA CURIA

Comunione sulla lingua, Delpini riprende chi la nega

03_09_2022 Ermes Dovico

L’Avvocatura dell’Arcidiocesi di Milano chiarisce in una nota pubblica che «non è possibile escludere dalla Comunione Eucaristica i fedeli che non abbiano la mascherina e/o vogliano ricevere la Comunione sulla lingua». Si esplicita così finalmente la possibilità già reintrodotta dal 16 giugno, ma che ha incontrato le resistenze di non pochi sacerdoti. Sia in terra ambrosiana che in altre diocesi.

LA DIOCESI CONFERMA

Anche a Milano torna la Comunione sulla lingua

21_06_2022 Ermes Dovico

Oltre al decadimento dell’obbligo della mascherina in chiesa, nell’Arcidiocesi di Milano è di nuovo consentita, dal 16 giugno, la Comunione sulla lingua. La conferma alla Bussola dell’Avvocatura diocesana: «Il Protocollo in vigore non prevede il divieto di ricevere la Comunione sulla lingua che dunque è possibile». Una buona notizia, da accompagnarsi con catechesi a tema.

INTERVISTA A KRUIJEN

“No, non si può vietare la Comunione sulla lingua”

02_03_2021 Luisella Scrosati

Monsignor Christophe J.Kruijen, sacerdote della diocesi di Metz, alla Congregazione per la Dottrina della Fede dal 2008 al 2016 e autore del recente articolo “À propos de l’interdiction de la communion donnée sur la langue", ha spiegato alla Nuova Bussola Quotidiana il limite dei vescovi e delle conferenze episcopali nel vietare di ricevere la Comunione sulla lingua e quali possibilità si hanno di distribuirla così nonostante l’imposizione.

COVID E NON SOLO

Comunione in bocca, un divieto che divide

01_02_2021 Luisella Scrosati

Mons. Arthur Roche, Segretario della Congregazione per il Culto Divino, ha “risolto” un contenzioso tra un fedele e il suo vescovo, Richard F. Stika. Il fedele aveva chiesto di sospendere l’ordine del vescovo di Knoxville di non dare la Santa Comunione sulla lingua, ma esclusivamente sulla mano; la Congregazione ha detto picche. Una risposta che non convince affatto: ecco perché.

STORIA E LITURGIA/4

Comunione in bocca, strada aperta da Benedetto XVI

31_07_2020 Nicola Bux

Nel 2005 monsignor Laise scrisse all'allora Prefetto della Cdf Ratzinger per suggerirgli di affrontare durante il Sinodo sull'Eucarestia il tema dell'affermazione della Comunione in mano e propose un esame di coscienza di tutta la Chiesa. Diventato Papa, Benedetto XVI volle che durante le Messe papali la Comunione venisse amministrata solo in bocca e in ginocchio. "L'eredita" di Laise ora è in mano al cardinal Sarah. 
- UNA DISOBBEDIENZA LEGITTIMATA/1
- ATTACCO DEI PROTESTANTI/2
- BETTAZZI E GLI ALTRI CHE ATTACCARONO WOJTYLA/3