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rapporto

Cattolici in calo nell'America Latina dell'"era Francesco"

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ll Pew Research Center analizza la retrocessione del cattolicesimo in quello che un tempo era, per la Chiesa, il "continente della speranza". I dati riguardano sei Paesi nel periodo 2013-2024, quando sul soglio di Pietro sedeva un Papa latinoamericano, che non sembra aver arrestato il declino. Ha fatto più proseliti la Pachamama.

Ecclesia 30_01_2026
Foto Ufficio Stampa/LaPresse 14/01/2024 Milano Cronaca Papa Francesco in collegamento con la trasmissione Che Tempo Che Fa condotta da Fabio Fazio DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE

In America Latina si crede molto in Dio e i cattolici restano in maggioranza, ma registrano un calo significativo, a fronte di una tenuta dei protestanti e dell’aumento di quanti non si identificano in nessuna religione. I dati pubblicati dal Pew Research Center il 21 gennaio 2026 prendono in esame sei Paesi tra i più popolosi del continente – Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Messico e Perù – nel periodo compreso fra il biennio 2013-2014 e il 2024, quasi l’intero arco temporale in cui sul soglio di Pietro sedeva un Papa latinoamericano.

«Nel 1900 la stragrande maggioranza dei latinoamericani era cattolica. Ma alla fine del XX secolo il cattolicesimo era in calo (...). Ad esempio in Argentina la quota di cattolici nella popolazione generale (che include anche i bambini) è scesa dal 97% nel 1900 all’82% nel 2000. Più recentemente i sondaggi del Pew Research Center (che non includono i bambini) hanno rilevato che la quota di cattolici in Argentina è scesa dal 71% nel 2013-2014 al 58% nel 2024». La lettura del documento riporta la mente al 14 marzo 2013, quando Vittorio Messori sul Corriere della Sera vide anche una «scelta geopolitica» nell’elezione dell’allora arcivescovo di Buenos Aires (che però in Argentina non ha più rimesso piede): proveniente quindi dal «continente della speranza» (così definito nel 1990 da san Giovanni Paolo II), «il continente cattolico per eccellenza nell'immaginario comune, quello grazie al quale lo spagnolo è la lingua più parlata nella Chiesa», ma dove tuttavia la Chiesa stava e sta perdendo terreno a partire dagli anni Ottanta. Messori scriveva all'indomani del conclave. Dopo quasi tredici anni, concluso il pontificato di Francesco, la scelta compiuta allora nella Sistina non sembra aver arrestato il declino del cattolicesimo latinoamericano. Anzi.

La diminuzione dei cattolici nel periodo 2013-2024 va dal 9% del Perù (il dato migliore) al 19% della Colombia (il dato peggiore). Tra i due estremi si collocano, in ordine crescente: Argentina (-13%) Messico (- 14%), Brasile (-15%), Cile (-18%). Oltre al tasso di diminuzione è interessante anche vedere quanti erano in percentuale i cattolici nel biennio iniziale e quanti ne sono rimasti alla fine del periodo in oggetto.  L’Argentina è passata dal 71% di cattolici nel 2013-2014 al 58% nel 2024. In Messico nel 2013-2014 si registrava il dato più alto, l’81%, sceso al 67% nel 2024. Anche la Colombia aveva una delle percentuali più alte, il 79%, subendo un crollo vertiginoso al 60%. Così il Perù (dove, come abbiamo detto, il calo è il più contenuto), passato dal 76% al 67%.

Occorre tener presente che non tutti i “non cattolici” sono anche “non più cattolici”. I fedeli possono infatti ridursi per ragioni differenti dall’abbandono della Chiesa (per esempio, demografiche). È utile pertanto scorrere i dati su quanti, cresciuti nel cattolicesimo, lo hanno poi abbandonato per comprendere in che misura è avvenuta la “fuga” dalle chiese. In Perù, dove –ripetiamo – la diminuzione generale è più contenuta, il tasso di abbandono è del 18%. Resta comunque il dato migliore dell’America Latina, mentre in Cile ad aver abbandonato la fede cattolica ricevuta dai genitori è ben il 26%. Il Cile è seguito dal Brasile (25%)  e poi da Colombia (22%), Messico e Argentina (entrambi al 21%).   

La retrocessione del cattolicesimo però non ha riempito le comunità protestanti, che vedono, sì, un aumento ma molto lieve, e vengono superati in alcuni di questi Paesi dai “non affiliati” ad alcuna confessione religiosa. Ripartiamo dalla Colombia, dove abbiamo il dato peggiore per il cattolicesimo: i protestanti crescono appena del 2% (dal 13 al 15%)  mentre i non affiliati schizzano addirittura dal 6 al 23%, aumentando del 17%. Dati condivisi col Cile, dove pur in presenza di percentuali diverse all’inizio e alla fine, abbiamo ancora un 2% in più per i protestanti e un 17% dei non affiliati. E in Perù, dove i cattolici se la passano un po’ meglio, l’aumento dei protestanti è soltanto dell’1%, mentre quello dei non affiliati è dell’8% (passando dal 4 al 12%). Anche in Argentina i protestanti aumentano solo dell’1% (dal 15 al 16%) ma i non religiosi sono più che raddoppiati, dall’11 al 24%.

Per gli uni e per gli altri c’è sempre il proverbiale “bicchiere mezzo pieno” (o forse solo per un quarto...), costituito dalle elevatissime percentuali di quanti attribuiscono importanza alla religione e dichiarano di credere in Dio, o di quanti pregano almeno una volta al giorno. A patto di non entrare troppo nel dettaglio, chiedendosi quale religione e quale Dio. Se «i protestanti sono più propensi dei cattolici e dei “non affiliati” a dire che la religione è molto importante nella loro vita», i cattolici costituiscono ancora il gruppo più numeroso in tutti i Paesi, dal 46% di Brasile e Cile al 67% di Perù e Messico (il 58% in Argentina). Ma entrambi mostrano le idee un po’ confuse su alcuni aspetti. Per esempio, «in tutta l’area i cattolici continuano a essere più propensi dei protestanti a esprimere la fede nella reincarnazione», e a loro volta «in alcuni Paesi, i protestanti sono più propensi dei cattolici a credere che gli incantesimi possano influenzare la vita delle persone».

Che ne è stato dell’auspicio che il Papa latinoamericano innescasse un risveglio della fede, proprio a partire dal suo continente? Qualcuno dei cattolici che mancano all’appello avrà applicato troppo alla lettera la dichiarazione di Abu Dhabi pensando che se le differenti religioni sono tali per «una sapiente volontà divina», allora in fondo una vale l’altra, magari sentendosi in ciò confortati dalle ripetute intemerate contro il «proselitismo» o da alcuni gesti, come la benedizione multireligiosa impartita (o non impartita) a Giacarta, in uno degli ultimi viaggi apostolici. O forse sono bastati semplicemente anni di predicazione orizzontale, tali da suscitare l'impressione che la Chiesa fosse diventata una delle tante Ong. Ma il Pew Research Center offre ancora un dato di particolare interesse relativo alle credenze sugli elementi naturali diffuse anche tra cattolici e protestanti. «La maggioranza delle persone nei sei Paesi esaminati ritiene che alcuni elementi della natura e gli animali possano avere spiriti o energie spirituali». In Cile addirittura il 77% dei cattolici attribuisce energie spirituali a montagne, alberi o fiumi; in Argentina il 70%. In entrambi i Paesi l’81% dei cattolici attribuisce tali energie agli animali. E le cifre sono di poco inferiori nei Paesi restanti, tanto da far sorgere il sospetto che l’unica ad aver fatto proseliti, incurante delle reprimende papali, sia stata la Pachamama.



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