Caterina di Svezia, una santità sulle orme della madre
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Dopo la morte del marito, con il quale aveva fatto voto di verginità, si dedicò ancora di più alla contemplazione. Per il Giubileo del 1350 era a Roma, come la madre, santa Brigida, con la quale condivise diversi carismi.
Un corteo funebre, imponente, ma sobrio. Sembra quasi che si possa ascoltare quel silenzio che domina l’intera scena: una donna, santa Brigida di Svezia, ha gli occhi chiusi, il suo corpo è disposto su una sorta di lettiga. Davanti a lei, un’altra donna, sua figlia, anche lei santa, Caterina di Svezia, di cui oggi ricorre la memoria liturgica. Si tratta di un corteo funebre: dalla piccola chiesa di San Lorenzo in Panisperna, a Roma, la figlia accompagna la madre. Il corpo di Brigida doveva essere riportato a Vadstena, lì dove tutto era cominciato. Questo quadro è raffigurato nelle stanze che ospitarono le due donne a Roma, vicino a Piazza Farnese, la sede dell’Ordine del SS. Salvatore, l’istituto religioso fondato dalla stessa santa Brigida.
Caterina nacque intorno al 1331, quarta di ben otto figli. Anche lei, bellissima come la madre, sposò a circa tredici anni un giovane cavaliere, Edgar von Kyren. L’inizio di questa storia ha tutta l’aria di quei poemi cavallereschi del 1300: un poema che vede però protagonista un “particolare” Re, il Re dei re, Cristo. Perché proprio a Lui i due giovani sposi decisero di offrire la propria vita, la propria verginità: vissero, infatti, un matrimonio verginale.
L’anno decisivo per la giovane donna fu quello del Giubileo del 1350, quando Roma si preparava ad accogliere i pellegrini di tutto il mondo che venivano a pregare sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo. Caterina e Brigida vennero a Roma per poter vivere questo importante momento della cristianità. Caterina raggiunse la madre poco dopo. La Città Eterna, in quell’epoca, accoglieva uno dei giubilei più singolari: papa Clemente VI, con la bolla Unigenitus Dei Filius, aveva indetto il secondo giubileo della storia. Il pontefice non si trovava a Roma, bensì ad Avignone. Inoltre, l’Urbe accoglieva i pellegrini dopo aver vissuto un periodo non certamente florido: la peste del 1348 e, l’anno seguente, nel 1349, un terremoto. Questo contesto fa comprendere bene di fronte a quale situazione si trovavano le due donne: povertà e malattia in tutta la città capitolina. E in questo scenario, si muoveranno le due donne. La loro abitazione, un palazzo vicino Piazza Farnese, a due passi dalla famosa Piazza Navona. Qui, cominciarono a far divenire la loro casa una vera e propria chiesa domestica. Caterina, già così incline alla preghiera, dopo la morte del marito, rimasto in Svezia, cominciò a dedicarsi ancor di più alla vita meditativa: orazione già alle prime luci dell’alba, accanto alla madre. E poi, sempre assieme a lei, la visita delle chiese di Roma, oltre ovviamente a quella delle basiliche: un cammino tra le strade (impervie all’epoca) della Città degli apostoli che sembra divenire metafora di un cammino ancora più alto: quello spirituale.
Caterina partì alla volta della Terra Santa, in pellegrinaggio con Brigida e il seguito: era il 25 novembre 1371 quando lasciarono Roma. Nella primavera del 1372 erano ancora a Napoli. Poi le due donne raggiunsero Cipro: qui, i pellegrini diretti in Terra Santa si riposavano qualche giorno, prima di intraprendere nuovamente il lungo viaggio. Solo il 13 maggio, l’arrivo a Gerusalemme. Il primo luogo visitato dalle due donne fu la cappella del Golgota. Qui, la madre Brigida ebbe una visione della Passione di Cristo che raccontò alla figlia. Possiamo solo immaginare l’intensità spirituale che vibrava tra le due: un’intesa che si alimentava man mano, sempre di più. Tre furono le località sante visitate da Caterina e Brigida: Gerusalemme appunto, Betlemme e il Giordano. Un viaggio che rimase scolpito nel loro cuore. Per sempre. E non poteva essere altrimenti, passando per i luoghi che videro Cristo morire in croce, dove si sentì per la prima volta la sua voce espressa in un vagito e lì dove venne battezzato: le tappe più importanti del cammino terreno del Salvatore.
Come si è potuto ben comprendere, la biografia di Caterina è legata inevitabilmente a quella della madre, Brigida: una vita parallela e congiunta, espressione di un’unione profonda. Un legame che si perpetuò anche dopo la morte di quest’ultima, avvenuta a Roma il 23 luglio 1373. Dopo aver accompagnato la salma della madre nella natia Vadstena, Caterina rimase nel monastero della stessa città, e nel 1380 venne eletta badessa. Una sorta di “passaggio di testimone”. Ritornò poi a Roma per seguire personalmente l’iter del processo di canonizzazione che si concluse nel 1391, dieci anni dopo la sua morte che avvenne il 24 marzo 1381. Certamente, dobbiamo a lei la grande diffusione in tutta Europa dell’Ordine fondato dalla madre, perché Caterina negli anni 1375-1380 ne pose le basi giuridiche.

