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La riflessione

Cari ragazzi fragili, ogni vita è degna di essere vissuta

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Il sistema odierno, con i suoi “modelli”, inganna i ragazzi sull’essenza della vita, facendo credere che solo certe vite siano degne di essere vissute. Ma il mondo è per tutti.

Attualità 18_03_2024
foto: ImagoEconomica

Continuiamo ad occuparci del malessere delle giovani generazioni, sempre più evidente.

C’è una frase ricorrente nei miei colloqui con i ragazzi: «Devo trovare qualcosa in cui sono il più bravo di tutti». In questa frase c’è il rifiuto della normalità, come se nel mondo ci fosse posto solo per i migliori, i più bravi. Capisco l’aspirazione ma… non tutti possono essere «il più bravo o la più brava di tutti». La stragrande maggioranza della popolazione fa del suo meglio, senza eccellere; quindi è molto probabile, se non certo, che i ragazzi che avevo davanti non fossero straordinariamente eccellenti. Quindi, con un po' di esitazione, ho chiesto: «E se non fossi il più bravo di tutti in qualcosa?». Non mi hanno risposto, ma il loro sguardo era più che eloquente. La risposta era chiara e terribile. In tal caso, “per me non c’è posto nel mondo”, pare dire il loro sguardo.

Ma com’è successa questa cosa? Perché i ragazzi pensano queste cose? Negli anni Novanta del secolo scorso, seguendo il Maurizio Costanzo Show (sì, è vero: seguivo il MCS), sono rimasto molto colpito da una frase pronunciata da una (allora) giovane e (ancora) bellissima modella tunisina: Afef Jnifen. Diceva, riferendosi a chi aveva disabilità fisiche: «Quelle sono vite non degne di essere vissute». Mi ha colpito molto che questa frase fosse pronunciata da una donna al culmine del suo splendore, che da lì a poco sarebbe diventata ricchissima. Diceva, in sostanza, che solo le vite «top», come la sua, erano degne di essere vissute. E le altre? Non era ancora cominciata la campagna a favore dell’eutanasia, ma il messaggio era chiaro: le altre andavano soppresse. Eugenetica liberale in purezza. È cominciata così, con una splendida ragazza in televisione. Da lì è stata una valanga e ora il messaggio è arrivato ai nostri ragazzi: se non sei «top» non meriti di vivere.

Ovviamente è un messaggio, per me, inaccettabile. Il mondo è per tutti, il nostro Paese (essendo una repubblica) è di tutti: degli intelligenti, dei ricchi e belli quanto degli stupidi, dei poveri e brutti. A scuola c’è posto per tutti, eccellenti e mediocri; e tutti – non solo i più efficienti – hanno il diritto di lavorare, per sostentare sé stessi e la propria famiglia. Ma mi rendo conto che la mia è una posizione minoritaria e che, forse, qualcuno penserà che io non abbia il diritto di esprimerla; che la maggior parte delle persone condivide ciò che ha detto qualche decennio fa Afef Jnifen, ossia che esistono vite degne e vite indegne di essere vissute. Questa è la mentalità dominante nel nostro Nuovo Mondo, anche se per me – e spero anche per altri – è inaccettabile. E qui sta il punto.

E se i ragazzi, con il loro malessere, la loro disperazione, la loro paura… avessero ragione? Se loro avessero capito come funziona il mondo occidentale e la loro fosse – al netto della loro evidente fragilità – la reazione più naturale e logica alla nuova realtà? Se il problema fosse nostro, se il nostro rifiuto di accettare la nuova realtà ci impedisse di vederla e capirla? Lasciamo aperta la domanda, ci torneremo.



L'esortazione

Giovani, accettate di poter fallire. E riscoprite la speranza

22_11_2023 Rosalina Ravasio*

Oggi molti problemi dei giovani nascono dalla fragilità delle famiglie e dall’assenza di paletti morali. I genitori devono insegnare ai figli che la vita reale è fatta di gioie e dolori, educandoli alla speranza e, perciò, a uno sguardo alla vita eterna.