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Burke e Sarah chiedono al Papa di dire qualche "basta!"

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Tra sperimentazioni sinodali, omosessualismo, lotta al celibato e Messe arcobaleno i processi avviati da Francesco sono andati fuori controllo ed è ora di fermarli. I due porporati si rivolgono a Leone XIV auspicando una correzione di rotta per il bene della Chiesa.
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Ecclesia 27_07_2026
SARA MINELLI - IMAGOECONOMICA

Nei giorni scorsi i cardinali Robert Sarah e Raymond Burke hanno reso pubbliche alcune loro valutazioni sulle necessità della Chiesa di oggi, chiedendo a papa Leone XIV di fare alcuni necessari interventi. Non è la prima volta che i due cardinali intervengono sulla situazione e il futuro della Chiesa, ma in questa occasione si è potuto percepire un tono di maggiore urgenza e, implicitamente, la valutazione che su alcuni punti importanti si stia procedendo a rilento. Se alcuni nodi non vengono affrontati con decisione, i processi a loro sottostanti continueranno e la correzione di rotta in itinere diventerà impossibile. Con questi due loro interventi è come se i due cardinali avessero invitato il Papa a dire qualche “basta!”.

Il cardinale Burke, in una intervista rilasciata a The College of Cardinals Report il 28 giugno scorso, ha detto che «dobbiamo insistere affinché tutta questa storia della sinodalità si fermi» e ha asupicato «che venga condotto uno studio molto serio sull'intera questione, perché stiamo parlando della vita stessa della Chiesa e della salvezza delle anime». Burke aveva già espresso la sua contrarietà alla nuova sinodalità, ma questo recente appello ha assunto un tono decisamente più insistente. Il cardinale ha ricordato quanto gli stessi documenti sinodali riconoscono, ossia che la nuova sinodalità non ha basi teologiche ma è un’avventura sperimentale: «Non esiste una definizione di sinodalità. Non c'è una sua storia nella Chiesa», il percorso sinodale intende piuttosto far emergere la nozione di sinodalità dalla prassi sinodale stessa.

Durante questo inizio di nuovo pontificato il processo iniziato da Francesco è proseguito indisturbato: gli ultimi due concistori ne hanno assunto la forma, il rapporto del Gruppo 9 al sinodo ha evidenziato a cosa conduce la nuova prassi sinodale, Fiducia supplicans, uno dei frutti più negativi della nuova sinodalità, è stata di fatto confermata mediante la capziosa distinzione benedizioni formali no, benedizioni informali sì.

Anche il cardinale Robert Sarah ha avuto parole dure verso la nuova sinodalità in una intervista a Diane Montagna del 29 luglio scorso. La sinodalità secondo lui non è presente nella tradizione della Chiesa, non se ne capisce il senso, anzi si era sempre impedito che il sinodo dei vescovi si trasformasse in una assemblea come sembra accadere oggi. Come Burke, anche lui sostiene che non esiste una definizione di sinodalità e la stessa parola non è traducibile in molte lingue africane anche perché definirla come “Chiesa che cammina” non ha nessun significato, la Chiesa infatti è missionaria.

Con riferimento al rapporto del Gruppo 9 del sinodo, il cardinale Sarah ha anche chiesto a Leone di esaminarlo personalmente, di non permettere la sua diffusione nelle diocesi del mondo senza un adeguato esame, di chiarire la posizione della Chiesa sull’omosessualità e di non ripetere i danni seguiti alla pubblicazione di Fiducia supplicans.

Molto duro è stato il discorso del cardinale a proposito della Pachamama, rimasta esposta durante tutto il Sinodo dell’Amazzonia del 2019. Egli si è chiesto perché non fosse stata scelta un’immagine della Vergine venerata in Ispanoamerica, come Nostra Signora di Guadalupe. Al suo posto, sostiene, «hanno portato un idolo inca» che è entrato nella basilica di San Pietro ed è stato portato in processione fino all’Aula Paolo VI. Da qui la richiesta di preservare la Chiesa dalle infiltrazioni pagane, sia quelle delle religioni primitive, sia quelle delle culture occidentali sviluppate che pensano ad una sinodalità democratica.

In sintesi, i due cardinali hanno chiesto al Papa di dire alcuni “basta!”: alla nuova sinodalità per prendersi una pausa di riflessione, all’omosessualismo cattolico, a Fiducia supplicans e anche a Traditionis custodes che Sarah si augura che venga cancellato o almeno tacitato e reso innocuo. Non si sono spinti fino ad Amoris laetitia.

Se esaminiamo anche brevemente gli eventi nella Chiesa nello stesso periodo dei due interventi ora visti, dobbiamo riscontrare come di qualche “basta!” ci sia veramente bisogno. Erio Castellucci, vescovo di Modena, propone di far presiedere ad una donna la liturgia della Parola della Messa; il vescovo di Bruxelles, a nome dei vescovi del Belgio, spinge per i preti sposati che sarebbero un arricchimento per la Chiesa; padre James Martin chiede che anche un omosessuale possa essere ordinato sacerdote; Il cardinale Timothy Radcliffe presiede una celebrazione in chiesa per l’anniversario di una coppia omosex; a Los Angeles si è tenuta la “Misa Azteca” con danze pagane; la cattedrale di san Diego celebra una Messa “aperta a tutti” a tema LGBT; è stato nominato vescovo di Eichstätt Christian Würtz favorevole al cammino sinodale tedesco e alle benedizioni delle coppie omosessuali in chiesa; Vatican News sdogana la fecondazione artificiale e L’Osservatore Romano nega il peccato originale e Satana … mentre il cardinale Mauro Gambetti apre un ristorante/bistrot sulla terrazza della basilica di san Pietro.
Si comprende molto bene l’urgenza dei perentori interventi di Burke e Sarah.



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