Burke: Cristo è con noi nella Chiesa, non c'è stato di necessità
L'ex prefetto della Segnatura Apostolica intervistato da Per Mariam sul concistoro appena concluso e sul caso della Fraternità San Pio X: la pretesa di vivere la fede cattolica costituendo «una chiesa nella Chiesa» contraddice la promessa del Signore.
Nell'intervista concessa a Michael Haynes su Per Mariam il 29 giugno il cardinale Raymond L. Burke interviene sul concistoro appena concluso e sul caso della Fraternità Sacerdotale San Pio X, che si appresta a ordinare quattro vescovi senza mandato pontificio: un atto che nessuna situazione può giustificare, afferma il cardinale, esprimendo al contempo la necessità di impegnarsi per una riconciliazione.
Riguardo al concistoro Burke si dice al contempo «lieto» per la maggior durata («il primo incontro di gennaio è stato piuttosto breve) e per l'opportunità di conoscersi meglio tra cardinali, ma «non del tutto convinto» sulle modalità (invece, «il formato classico del concistoro prevedeva un dibattito aperto in cui tutti i cardinali erano presenti, ascoltavano chiunque parlasse e potevano replicare»). Se è «molto positivo» il fatto in sé del concistoro e della priorità attribuita da Leone XIV, è «l'intera questione della sinodalità» a restare irrisolta. E ad «alcuni cardinali» è apparso strano che non si sia parlato della «crisi» legata alla Fraternità San Pio X e ne hanno parlato in concistoro.
Pur non essendo direttamente coinvolto da parte della Santa Sede il cardinale ha l'impressione che non ci sarà «un ultimo tentativo» per farli desistere [al momento dell'intervista non era ancora stata resa nota la lettera di Leone XIV a don Pagliarani], l'approccio sembra quello di «lasciarli procedere», andando incontro a una scomunica latae sententiae «che dovrà essere resa nota dalla Santa Sede». Burke spera comunque che «la Santa Sede designi uno, due cardinali o anche tre, per incontrare i membri della Fraternità» e non esclude che anche al loro interno vi sia chi è preoccupato per un atto scismatico, «ma potrebbero riconciliarsi e dobbiamo impegnarci per questo». E al di là dei vescovi consacrati e consacranti, per Burke non è probabile che «tutti i membri» della Fraternità vengano scomunicati.
Infine, afferma che non sussiste uno «stato di necessità», l'argomentazione principale addotta dalla Fraternità, alla base del quale ci sarebbe l'idea di vivere la fede cattolica «in una chiesa dentro la Chiesa». Ma «nessuna situazione giustifica un atto intrinsecamente malvagio», afferma, poiché «la verità dogmatica è che Nostro Signore ha promesso di rimanere con noi nella Chiesa fino all'ultimo giorno» e vale «anche se nella Chiesa ci sono grandi difficoltà».
