Brogli e violenze rosse, il voto spagnolo falsato nel 1936
Ascolta la versione audio dell'articolo
L’Insurgencia Nacional anticomunista non fu la ribellione a un governo democraticamente eletto. Uno studio non sospetto di simpatie franchiste smonta la vulgata mostrando il clima di illegalità e intimidazione in cui maturò la vittoria del Fronte Popolare.
- I martiri di Spagna: un massacro voluto dai comunisti, di Alessandra Nucci
Il 18 luglio di novant’anni fa si manifestava nel territorio metropolitano spagnolo l’Insurgencia Nacional, che sarà compresa dai protagonisti come Cruzada, un’autentica crociata anti-comunista, di più, anti-rivoluzionaria. Essa ha al suo attivo, sopra tutti, tre grandi esiti. Migliaia e migliaia di episodi di santità – quasi sempre martire – e di eroismo cristiano; aver impedito di fatto che, dopo la II guerra mondiale l’Europa fosse stretta in una tenaglia sovietica, con un braccio al di là della Cortina di Ferro, e l’altro nella penisola iberica (il Portogallo sarebbe stato senz’altro travolto), visto che i rivoluzionari anarco-socialcomunisti avevano dichiarato di voler fare in Spagna come in Russia, e il ruolo dell’URSS a sostegno della Repubblica Rossa; il prosieguo per quattro decenni, sotto i Pirenei, di un resto di Cristianità, per quanto debole.
Ma alla Cruzada è stata ed è tutt’ora negata la carità che dev’essere tributata ai fatti della storia, la verità. È per questo che, dopo averle dedicato un capitolo del mio librino, edito da Cantagalli nel 2019, Difesero la fede, fermarono il comunismo, ogni 18 luglio ne scrivo, come espressione personale di quella carità. Quello spagnolo è un episodio che dimostra l’egemonia rivoluzionaria totale sulla narrazione storica, tanto dominante quanto falsificante, e ricorda, servata distantia, la menzogna sul cosiddetto medioevo, che da luminosa epoca è ridotto ad un cupo tempo intermedio senza qualità, anzi paradigma, anche nel linguaggio comune, d’ogni nefandezza, oscurità, e ottusa ignoranza. La manipolazione storiografica (historia rerum gestarum), però, non cambia i fatti della storia (res gestae), che secondo un noto effato nemmeno Dio può modificare o annientare, e pertanto la verità storica, per quanto attingibile, può sempre essere restaurata.
E la verità sul 18 luglio è abbastanza documentata da poter essere appunto restaurata, purché ci siano occhi e orecchie attenti, magari anche in ambito ecclesiale e più in generale cattolico, che invece sembrano accettare in modo acritico, fuorviati dal totem della democrazia violata, la vulgata della narrazione rivoluzionaria. Secondo questa, una cricca di generali reazionari e avidi di potere, sostenuta dal clero geloso dei propri privilegi, dai ricchi capitalisti e possidenti – per inciso, osservo che almeno metà della popolazione si schiera con la sollevazione, quindi, caso singolare nella storia, la Spagna dell’epoca sarebbe stata popolata da un cinquanta per cento di benestanti – insorge contro il governo del Fronte Popolare, democraticamente eletto da una cospicua maggioranza. È su quest’ultimo aspetto, che concentro la mia attenzione.
Uno studio di qualche anno fa nel quale mi sono imbattuto per «caso» (le virgolette sono d’obbligo), dal titolo eloquente, 1936. Fraude y violencia en las elecciones del Frente Popular (Espasa, Barcelona 2017), non annoverabile nella pubblicistica franchista o neo-franchista, documenta un’altra storia. I due autori – Manuel Àlvarez Tardìo e Roberto Villa Garcìa – manifestano la loro onestà di ricercatori là dove, dopo aver rigorosamente e minuziosamente elencato e documentato i casi di brogli e violenze, che alterano il conteggio ufficiale dei voti sempre e solo a vantaggio del Fronte Popolare, dichiarano di non disporre delle cifre reali – appunto falsate. E pertanto di non poter concludere se l’attribuzione dei seggi sia stata rovesciata, o solo aumentata fino alla maggioranza assoluta per le forze dichiaratamente rivoluzionarie, per quanto parlamentari, tanto che anche gli anarchici della Confederación Nacional del Trabajo, che nel 1933 avevano disertato le urne, votano per il Fronte.
Anzitutto, emergono i risultati veri nazionali, che già rovesciano la vulgata rivoluzionaria. Il Fronte Popolare, che si presenta compatto ovunque, con una coalizione estesa e coesa, ottiene 4.438.831 voti. La destra e il centro-destra, divisi tra una coalizione anti-revolucionaria, guidata dalla CEDA (Confederación Española de Derechas Autonomas) e altre cinque formazioni minori, ottengono 5.141.368 voti, settecentomila in più. Ma i seggi vengono così distribuiti: 259 al Fronte Popolare e 191 agli anti-revolucionarios.
Il motivo di tale iniqua ripartizione – che dà, sì, ai rivoluzionari la maggioranza assoluta in parlamento, ma non riflette, checché ne dica la ormai famigerata vulgata, una maggioranza nel Paese – risiede nelle molteplici modalità, legali e illegali, con le quali i sinistri sanno utilizzare a loro vantaggio la legge elettorale.
In primo luogo, essi sanno approfittare della (relativa) frammentazione delle destre: ben 738.557 voti (il 7,7%) conseguiti dalle formazioni di destra presentatesi fuori dalla coalizione, tra le quali la Falange (che ottiene in tutta la Spagna poco più di 10.000 voti), rimangono senza assegnazione di seggi, e questi voti rimarranno dispersi, senza che l’alleanza di destra – talvolta divisa anche al proprio interno – possa in alcuna maniera avvalersene, con ovvio vantaggio del Campo largo dell’epoca (il che dovrebbe far riflettere, soprattutto il centro del centro-destra nostrano).
Poi, i brogli e le violenze, che non si verificano tanto al momento delle elezioni, il 16 febbraio 1936, ma nei giorni successivi, quando al primo conteggio ufficioso nei seggi si sostituisce quello ufficiale delle commissioni elettorali. Lo scopo e l’effetto di tali brogli è, oltre che sovvertire ove possibile i vincitori, limitare l’assegnazione dei seggi di minoranza, che è condizionata al raggiungimento di un certo quorum da parte dei secondi nel conteggio.
L’argomento meriterebbe, come dicevo, ben altra trattazione, ma qui mi limito a trarne due conclusioni.
In primo luogo il successo di intimidazioni violente e frodi da parte dei sinistri, altro non fu che il prosieguo d’una prassi antica, che aveva avuto un’accelerazione nel tentativo insurrezionale dell’ottobre 1934 dopo la vittoria delle destre alle elezioni del 1933, e poi fu prodromico – e incoraggiamento – alle violenze e le illegalità del governo del Fronte Popolare. Che provocarono migliaia di uccisioni, episodi di martirio, imprigionamenti illegali (e la liberazione di terroristi e criminali rossi incarcerati per i loro delitti), distruzione di chiese, conventi e proprietà. Finché non fu definitivamente sbaragliato dagl’insorgenti.
In secondo luogo, la vulgata della ribellione contro un governo democraticamente eletto è un falso storico, ed è documentalmente dimostrato che il risultato delle elezioni fu falsificato con fraude y violencia. Se gli autori della ricerca, con rara onestà intellettuale, non si spingono fino al punto di proporre un risultato alternativo, non può sfuggire al lettore attento che esso è altamente probabile anche nell’assegnazione dei seggi, oltre che nei numeri assoluti dei voti. Ma comunque, il governo del Fronte era senz’altro illegittimo ex exercitio, per le violenze, le ingiustizie e le illegalità commesse o tollerate in modo connivente, e pertanto ’Insurgencia Nacional fu giustificata, anzi doverosa, come ho provato a dimostrare nel mio librino.
I martiri di Spagna: un massacro compiuto dai comunisti
Dopo le ultime beatificazioni, sono ormai più di 2.400 i martiri riconosciuti dalla Chiesa che persero la vita durante la Guerra civile spagnola. Si trattò di una persecuzione sistematica, in odio alla fede, operata da comunisti, socialisti e anarchici.
I martiri negati di Ronda, due volte vittime del Terror rojo
Dopo il martirio, l'oblio. Precipitati vivi dal Puente Nuevo con l'accusa di essere "nemici del popolo", attendono giustizia dal 1936. L'ennesimo crimine su cui gli eredi ideologici dei loro massacratori hanno imposto il silenzio.
Quando messicani e spagnoli difesero la fede dal comunismo
Fra la terza rivoluzione (social-comunista) e la quarta (antropologica) i marxisti svilupparono un prototipo di quest'ultima, scatenando il loro tradizionale odio anti-cristiano, nel Messico degli anni Venti e nella Spagna repubblicana. Popoli cattolici li fermarono, obbligandoli, poi, a cambiare strategie. Il 18 luglio iniziò l'insorgenza spagnola.
