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Brasile, tutto cospira contro Bolsonaro. E Lula gode

Le elezioni presidenziali brasiliane che si terranno questa domenica (primo turno) potrebbero sancire il ritorno al potere di Lula, il beniamino della sinistra internazionale e la sconfitta di Bolsonaro, il più odiato dai media. La magistratura, determinante per la caduta di Lula, ora può esserlo per il suo ritorno. 

Lula

Le elezioni in Brasile si avvicinano, si voterà questa domenica il primo turno per scegliere il presidente. Jair Bolsonaro, conservatore, dopo quattro anni potrebbe perdere la guida del grande Stato sudamericano. Il grande favorito dai sondaggi è Lula, il vecchio presidente socialista massimalista che nel 2018 era stato travolto dallo scandalo Petrobras, con la scoperta di un giro di tangenti nell’inchiesta “Autolavaggio”. Tutto ha cospirato perché il vecchio beniamino della sinistra internazionale tornasse alla ribalta, estromettendo il “Trump dell’America latina”, Bolsonaro, il più odiato dai media.

Innanzitutto i sondaggi sono abbastanza chiari. Il più generoso con il presidente uscente (rilevamento Globe Elections Un) lo dà in svantaggio di cinque punti, il più severo (Estadao) di ben 13 punti. Nessuno prevede una rielezione. Bolsonaro, fino al 2021 era però un presidente molto popolare. La sua ascesa era coincisa con la caduta in disgrazia di tutta la classe dirigente del Partito dei Lavoratori (Pt) a seguito della maxi inchiesta Autolavaggio. Nella “Tangentopoli” brasiliana, molto più estesa rispetto a quella italiana, era stati travolti anche la presidente in carica Dilma Rousseff e l’ex presidente Lula Ignacio Da Silva. Da quella rivoluzione giudiziaria i brasiliani vollero uscire cambiando pagina. L’elezione di Bolsonaro, conservatore, ex ufficiale dell’esercito ai tempi della dittatura militare, doveva segnare anche un cambio di paradigma. Bolsonaro, infatti, si impegnò da subito in un ambizioso programma di riforme liberali dell’economia, per separare la grande industria di Stato dal governo e in un altrettanto ambizioso programma di difesa dei principi non negoziabili (difesa della vita, della famiglia della libertà di istruzione) dopo quasi un ventennio di laicismo di sinistra.

A far resuscitare Lula è stata, prima di tutto, la magistratura brasiliana, quando, nel marzo del 2021, la Corte Suprema ha annullato a sorpresa la sentenza di condanna all’ex presidente. Tornato libero e competitivo, Lula si è subito ripresentato agli elettori come lo sfidante principale delle elezioni 2022. Nel frattempo, la popolarità di Bolsonaro era già entrata in declino, per tutta una serie di fattori interni ed esterni. Prima di tutto, l’epidemia di Covid ha colpito molto duramente il Brasile. In proporzione alla popolazione, ha subito molte più vittime l’Italia, in termini assoluti, il Paese sudamericano, assieme agli Usa, è stato quello che ha registrato più morti. I media hanno fatto il resto, dipingendo la politica sanitaria di Bolsonaro (che ha lasciato ampia autonomia ai singoli Stati) come fallimentare e fondata su presupposti “anti-scientifici”. Le parole di incoraggiamento del presidente, che si è ammalato a sua volta ed è guarito, sono state interpretate come segno di superficialità, talvolta di negazionismo. La campagna mediatica, interna e internazionale, ha lasciato il segno: il 60% dei brasiliani ritiene che il presidente conservatore abbia mal gestito la pandemia nel 2020-21.

Sempre a causa della pandemia, per reggere alla crisi sociale, il presidente ha anche cambiato rotta sul suo programma economico. Rispetto al suo programma iniziale, fatto di riduzione delle tasse e della spesa pubblica, ha dovuto invece aumentare quest’ultima. Si è inimicato i vertici di Petrobras, incluso il direttore Castello Branco, per sussidiare il carburante.

Negli ultimi mesi prima delle elezioni, per far fronte alla nuova crisi energetica, ha anche avviato un programma assistenziale speciale (del valore equivalente a circa 8 miliardi di euro) per i ceti meno abbienti, distribuendo terre a chi le lavora, sussidi ai meno abbienti, aiuti per comprare il gas, mezzi pubblici gratuiti per gli anziani, sussidi ai tassisti e ai camionisti colpiti dal caro-benzina. Non è certamente per questo che Bolsonaro sta perdendo consensi. Anzi queste misure, che lo rendono più simile al rivale Lula, gli hanno permesso, sempre secondo i sondaggi, di recuperare un po’ di terreno. È però il quadro generale dell’economia che sta preoccupando i brasiliani, con la disoccupazione arrivata al 15% e l’inflazione da record. Come in tutto il mondo, d’altronde.

A chiudere la campagna elettorale ci sta pensando, ancora una volta, la magistratura. Il giudice Moraes, della Corte Suprema, ha lanciato una maxi inchiesta sugli imprenditori vicini al presidente, sospettati di voler finanziare un golpe militare in caso di sconfitta. L’ombra golpista (che non se ne è mai andata dal Brasile) si allunga sul voto, con il chiaro effetto di spingere gli elettori a preferire Lula, ora in veste di paladino della democrazia. Insomma, la magistratura che aveva affossato il potere socialista quattro anni fa, potrebbe essere anche il principale veicolo per il suo ritorno al potere. 

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