• CRISI POLITICA

Berlusconi o Renzi, chi scaglierà la prima pietra

Votata la decadenza di Berlusconi, il leader azzurro si prepara a fare opposizione stando fuori dal Parlamento, come Grillo. Ma Letta pare più preoccupato da Renzi, che sta per prendere la guida del Pd e vale molti più voti.

Silvio Berlusconi

Gli ultimi sondaggi dicono che il centro-destra è in crescita e che se ci fossero elezioni in tempi brevi le vincerebbe. La scissione “morbida” degli alfaniani sta probabilmente portando consensi a quell’area politica, che si prepara a ricevere in dote appoggi centristi come quelli derivanti dalla diaspora delle truppe del ministro Mauro e dell’Udc, staccatesi da Scelta Civica.

Oggi si consumerà probabilmente il funerale dello status parlamentare di Silvio Berlusconi, perché il Senato, a meno di rinvii dell’ultim’ora, voterà per la sua decadenza. Il numero uno di Forza Italia diventerà un secondo Grillo e mostrerà i muscoli già oggi in piazza, a Roma, dove sarà sostenuto da migliaia di fedelissimi contrari a quella che definiscono una “persecuzione giudiziaria” ai suoi danni. Da oggi il Cavaliere si candida a leader dell’opposizione e torna definitivamente a fare politica in piazza, rubando in qualche modo la scena all’ex comico. Ormai non sarà più candidabile, a causa dell’interdizione dai pubblici uffici, ma intende comunque porsi a capo del suo schieramento, esattamente come Grillo ha fatto finora con il Movimento Cinque Stelle. E non è detto che la soluzione non gli porti ancora più voti di quelli che ha sin qui raccolto nelle precedenti competizioni elettorali, visto che il governo, anche per la difficile congiuntura internazionale, sarà costretto a prendere nei prossimi mesi provvedimenti assai impopolari.

A ciò si aggiunge che perfino un lettiano doc come Francesco Boccia, presidente della commissione bilancio della Camera, ha dichiarato ieri che il voto sulla decadenza di Berlusconi è viziato da frettolosità e che sarebbe più opportuno attendere la revisione del processo Mediaset. La dichiarazione di Boccia fa seguito a quella, strumentale e dello stesso tenore, pronunciata due giorni fa da Pierferdinando Casini, interessato ad accreditarsi presso il mondo berlusconiano come uno dei possibili eredi della rappresentanza politica di quell’elettorato.

L’uscita degli azzurri dalla maggioranza che sostiene il governo rappresenta la fine delle larghe intese. Il drappello di parlamentari che fanno riferimento ad Alfano non sembra infatti in grado di bilanciare il peso preponderante del Pd nell’esecutivo. Ora la golden share del governo è fortemente nelle mani della sinistra e Letta sarà più condizionato dagli equilibri interni al suo partito, equilibri che stanno per cambiare.

L’8 dicembre Matteo Renzi prenderà in mano le chiavi del Pd e da quel momento nulla sarà più come prima. È evidente che le ripetute prese di distanza del sindaco di Firenze dal governo Letta preludono ad un’offensiva vera e propria contro l’esecutivo. Renzi punterà a indebolirlo gradualmente per cuocere a fuoco lento il suo vero antagonista nella corsa alla premiership alle prossime politiche, cioè l’attuale Presidente del Consiglio.

Ecco perché Letta si preoccupa molto di più di Renzi che non di Berlusconi, ormai diventato ininfluente sulle sorti del governo. Lo ha dimostrato il voto di fiducia di ieri sulla Legge di Stabilità, sul quale non ci sono state sorprese.

Letta e Alfano sono inscindibilmente legati e marceranno uniti. Il premier ha bisogno di consolidarsi e di superare la “finestra elettorale” di dicembre-gennaio per avere la certezza che nel 2014 non ci saranno elezioni anticipate e che dunque sarà lui a guidare il governo italiano durante il semestre di presidenza europea. Nel frattempo, anche Renzi nel 2014 potrebbe avere problemi e cominciare ad usurarsi al timone di un Partito democratico in cui avrà certamente molti oppositori. E già le elezioni europee della primavera 2014 potrebbero essere un severo banco di prova per le sue aspirazioni personali.

Il Nuovo Centro Destra di Alfano ha bisogno di strutturarsi e di radicarsi sul territorio e quindi le elezioni anticipate potrebbero “ucciderlo nella culla”. La scommessa dell’ex segretario del Pdl è dunque quella di far durare l’esecutivo almeno fino alla primavera del 2015 e nel frattempo puntare ad allargare i propri confini, attraendo spezzoni di Udc e Scelta Civica.

Sembra dunque che sul cammino di Letta, irto di ostacoli, lo scoglio più ingombrante possa essere l’ascesa di Renzi alla segreteria del suo partito piuttosto che il voto sulla decadenza di Berlusconi, previsto per oggi. Dall’8 dicembre le sorti del governo diventano più incerte. Renzi non ha interesse a farlo durare e cercherà ogni pretesto per indebolirlo. Il premier è avvisato.

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