• EDITORIALE

Berlusconi, dopo 20 anni esaurita la spinta

Il 27 marzo di vent'anni fa il centrodestra di Silvio Berlusconi vinse le elezioni e impedì l'ascesa al governo della "gioiosa macchina da guerra" di Achille Occhetto. Da allora sembra trascorso un secolo, e il centrodestra è più frammentato che mai.

Silvio Berlusconi

Il 27 marzo di vent'anni fa il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi vinse le elezioni e impedì l'ascesa al governo della "gioiosa macchina da guerra" della sinistra, guidata da Achille Occhetto. Sembra trascorso un secolo da quando il Cavaliere riuscì nel miracolo di ricompattare i moderati italiani sotto le insegne di un partito creato dal nulla in soli pochi mesi.

Forza Italia funse da catalizzatore per democristiani, socialisti, socialdemocratici, liberali, repubblicani rimasti orfani dei loro partiti di appartenenza, decapitati e disintegrati dalle inchieste di Mani Pulite. Dopo Tangentopoli sembrava ormai ineluttabile la vittoria delle sinistre, che però, storicamente, non sono mai state maggioranza nel Paese. Forza Italia riuscì a interpretare efficacemente le aspettative della stragrande maggioranza dell'elettorato centrista, refrattario agli estremismi e desideroso di entrare nella "seconda Repubblica" con garanzie precise per la rappresentanza di chi si sentiva alternativo alla sinistra.

Sappiamo cosa è accaduto dopo soli pochi mesi dall'insediamento del primo governo Berlusconi: assedio giudiziario, accerchiamento dei poteri forti che non gradirono l'esito elettorale, accanimento mediatico, sgambetti da parte del Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, incapacità dell'esecutivo di affrontare i problemi del Paese e di mantenere la coesione interna.

Dopo soli otto mesi Bossi e la Lega, con il "ribaltone", decretarono la fine del governo guidato dal proprietario di Mediaset, primo gruppo televisivo privato. Lamberto Dini, ministro di punta di quel governo, diventò premier di un esecutivo tecnico. Nell'aprile 1996 il centrosinistra col ticket Prodi-Veltroni vinse le elezioni e da quel momento Forza Italia si ritrovò per cinque anni all'opposizione. Furono in molti a pronosticare la dissoluzione di quel "partito azienda" o "partito di plastica", considerato un'anomalia rispetto ai partiti tradizionali.

Eppure nel 2001 Forza Italia ebbe un'affermazione elettorale superiore alle aspettative e tornò al governo. Per cinque anni (2001-2006) fu la forza guida del Paese e riuscì a varare importanti riforme, nel pubblico e nel privato, alleandosi con altri partiti di centrodestra. Otto anni fa Forza Italia perse le elezioni e da quel momento iniziò ad esaurire la sua spinta propulsiva. Nel 2008 le rivinse ma con formule di apparente compattezza (predellino-Pdl) che presto mostrarono la loro inaffidabilità.

Le varie scissioni che si sono susseguite negli ultimi cinque anni, la progressiva torsione del centrodestra verso modelli gestionali di tipo padronale e la sua crescente inadeguatezza nell'incarnare i valori del moderatismo interclassista hanno provocato l'evaporazione di una speranza liberaldemocratica alimentata con vigore per oltre dieci anni ma mai tradottasi in un concreto e credibile slancio riformatore. Il resto è storia recente.Con il costante appannamento della leadership di Berlusconi, colpevole di non aver mai favorito la creazione di un gruppo dirigente all'altezza, i nodi sono venuti al pettine. Il ritorno a Forza Italia e al modello dei club nasconde un vuoto di iniziativa politica e pone l'esigenza di progetti innovativi che ancora non s'intravvedono all'orizzonte ma che diventeranno col tempo indispensabili al fine di non lasciare campo libero alle forze di sinistra.

La contrapposizione tra vecchia guardia e "cerchio magico" verso la quale, ingloriosamente e mestamente, la parabola di Forza Italia sembra tendere, la dice lunga sugli errori commessi da chi l'ha guidata negli ultimi anni. Chiusa nel recinto autoreferenziale dell'idolatria del capo, Forza Italia ha smesso da tempo di confrontarsi con il popolo dei moderati e ora si prepara a tentare il colpo di coda di una successione dinastica,in uno scenario profondamente diverso da quello del 1994. La politica vent'anni fa era gia' assai debole,ora lo è ancor più,stritolata dalle dinamiche perverse dei poteri forti (bancario,editoriale,industriale) e dalla sua incapacità di rinnovarsi, soprattutto sul versante del centrodestra.

La crisi economica, lo spettro di una lacerante disgregazione sociale e territoriale del Paese sono elementi pericolosi che rendono l'attuale scenario assai più fosco di quello del 1994. Il rischio di un bipolarismo sinistra-grillini con Forza Italia ai margini della dialettica politica è tutt'altro che remoto. La maggiore forza di centrodestra dovrebbe,oggi più che mai, ripartire dai suoi errori, chiedersi perché progressivamente ha perso per strada figure assai rappresentative e autorevoli trasformando in presunti giganti della politica faccendieri, arrivisti, ballerine, olgettine, parvenu. Rinnovare è l'imperativo per la sopravvivenza e il rilancio della sua azione politica,ma Forza Italia avrebbe bisogno di non rinnegare anzi di rinverdire le sue origini, la sua storia, i suoi valori, non ultimi quelli della difesa della vita e della famiglia,del pluralismo educativo,dell'interclassismo,dell'economia di mercato.

Invece da tempo è ripiegata su se stessa, risucchiata nel vortice di sterili rivendicazioni personalistiche. Il ventesimo anniversario della sua prima vittoria elettorale non passi inosservato. Berlusconi ha un'ultima chance:(ri)consegnare alla storia un partito moderato alternativo alla sinistra non solo sulla giustizia ma sulla visione della societa', della cultura, delle istituzioni.Deve scegliere una direzione e deve farlo in maniera energica,risoluta,senza tentennamenti.Le sirene grilline sono sempre più attrattive tra le coscienze alternative alla sinistra e sottovalutarle potrebbe risultare fatale,già in vista delle elezioni europee, dalle quali Forza Italia rischia di uscire ridimensionata numericamente,diventando il terzo partito (dopo Pd e Movimento Cinque Stelle),e indebolita nel progetto politico, ammesso che ce ne sia ancora uno.

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