Andalusia, va in fumo il tanto celebrato "modello Sanchez"
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I socialisti del premier Sanchez hanno subito una disfatta storica nella regione dell'Andalusia, prova generale per le elezioni generali spagnole che si terranno l'anno prossimo. Sconfitto un mito della sinistra italiana.
Il partito del primo ministro spagnolo Sánchez, idolo della sinistra italiana, PD e AVS in primis, ha subito una sconfitta storica nelle cruciali elezioni regionali dell'Andalusia di domenica 17 maggio. La vergognosa regolarizzazione forzosa di 500 mila immigrati e l’iniziativa di costituzionalizzare l’aborto, non sono state sufficienti per nascondere agli occhi dell’opinione pubblica gli scandali nel partito, tra i collaboratori del premier e della sua stessa moglie e famiglia, oltre alle crescenti povertà e attacchi alla libertà rligiosa ed educativa. Se questo è un modello per la sinistra italiana, il centrodestra, pur non esente da limiti strategici e urgenti riflessioni interne, potrà stare più che tranquillo, limitandosi ad evitare cedimenti culturali, errori, scandali e nomine parentali. Ancor peggio, sostenere candidati per le alte cariche istituzionali che abbiano il solo merito d’esser transfughi e traditori patentati.
I socialisti del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez hanno subito una disfatta storica alle elezioni regionali in Andalusia, una prova generale per le elezioni nazionali del prossimo anno, visto che secondo i risultati definitivi diffusi lunedì, i socialisti hanno conquistato solo 28 seggi nel parlamento regionale, composto da 109 seggi, due in meno rispetto a quattro anni fa. Dopo le sonore sconfitte subite dalla sinistra nelle tre precedenti elezioni regionali, la storica debacle in Andalusia sarà particolarmente dolorosa per Sánchez, il cui candidato è stata la sua ex vice ed ex ministra delle finanze María Jesús Montero.
La batosta fa seguito alle recenti precedenti sconfitte subite dai socialisti nelle regioni di Estremadura, Aragona e Castiglia e León e contribuisce ad aumentare la pressione su Sánchez in vista delle elezioni generali previste per il 2027. La campagna elettorale si è svolta in un clima nazionale sempre più difficile per il governo di Sánchez. Indagini giudiziarie, accuse di corruzione a carico di figure vicine alla leadership socialista e la crescente insofferenza dell'opinione pubblica nei confronti di Sánchez hanno pesato notevolmente sul voto regionale. Mentre il primo ministro si è concentrato molto sulla sua immagine internazionale negli ultimi mesi, lo scorso 17 e 18 aprile ha organizzato un’assurda “convention” dei leader progressisti del mondo schierati contro Donald Trump, la campagna andalusa si è focalizzata su immigrazione, criminalità e sicurezza pubblica, frustrazione nei confronti della classe politica spagnola e problemi economici quotidiani.
Juanma Moreno, presidente dell'Andalusia e leader del Partito Popolare regionale, ha ottenuto 53 seggi, cinque in meno rispetto al 2022, al suo partito mancano due seggi per ottenere la maggioranza assoluta e dunque anche in questa regione il PP dovrà decidere se accordarsi con i patriottici e conservatori di VOX per governare, come già fatto in Estremadura, l'Aragona e la Castiglia e León, o tentare la via di una instabile ricerca di voti, volta per volta, nel parlamento regionale. Ieri, a sole 24 ore dal voto, l’uscente Moreno si rifugiava ancora «nei buoni risultati» ottenuti domenica per evitare di rispondere alla domanda cruciale sull'alleanza con VOX, ribadendo che «la cosa più sensata sarebbe rispettare il voto espresso dalla maggioranza degli andalusi». Vedremo.
L'Andalusia, storicamente una roccaforte socialista e dove il PSOE ha governato per 40 anni sino al 2019, rispecchia trend che si sta diffondendo in tutta la Spagna: il PP riesce ancora a vincere le elezioni agevolmente, deve governare con VOX, partito che per molti spagnoli rappresenta una garanzia sui valori non negoziabili cristiani e un freno all’ondata di immigrazione incontrollata ed insicurezza diffusa. Pur avendo ottenuto un magro risultato positivo, VOX ha fatto solo un piccolo passo avanti da 14 a 15 seggi, ora potrà condizionare su alcuni temi e politiche il governo di prossima coalizione. Molti elettori di destra sembrano inviare un messaggio al Partito Popolare: la stabilità amministrativa e una moderazione permanente non bastano più, il centrismo sbandierato ad ogni piè sospinto lascia il tempo che trova. Una quota crescente di elettori conservatori ora desidera posizioni più ferme su immigrazione, identità nazionale, criminalità e rapporti con il governo centrale spagnolo di Madrid.
VOX ha colto questo cambiamento prima del PP. Così come in Italia il partito di “Futuro Nazionale” di Vannacci potrebbe intercettare quegli elettori non solo cattolici che sono stanchi di tante promesse, bei discorsi e del ben poco coraggio mostrato sinora nel promuovere politiche che facciano coerente perno sui principi non negoziabili. In tutto ciò, la prossima visita del Papa Leone XIV in Spagna dal 6 al 12 giugno, il premier Pedro Sanchez lo incontrerà in Vaticano il prossimo 27 maggio, è una grande occasione, forse unica, perché si spendano parole chiare sulla dignità umana dal concepimento alla morte naturale, sulla vivace tradizione cattolica del paese, sulla indispensabile libertà religiosa e sulla fiera identità nazionale aperta al dialogo, come la storia plurisecolare del paese ha testimoniato da sempre.

