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Amburgo, l'arcidiocesi pro-gender ignora Roma e insulta le famiglie

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Due lettere dei vertici diocesani, visionate dalla Bussola, cercano di screditare le famiglie che protestano per le controverse linee guida sull'educazione sessuale imposte ai loro figli nelle scuole cattoliche e ordinano di ignorarle insieme ai richiami vaticani.

Ecclesia 18_09_2026

Cala la maschera dell'arcidiocesi di Amburgo che ha imposto alle sue quindici scuole linee guida sull'educazione sessuale incompatibili con la morale cattolica. Un documento che, come abbiamo spiegato, deriva a sua volta da un altro prodotto nell'ambito del cammino sinodale tedesco. Ebbene, in barba a tutte le belle parole sulla sinodalità che è ascolto e dialogo, dai vertici dell'arcidiocesi di Amburgo ora arriva l'ordine di ignorare il parere dei genitori che stanno protestando contro le linee guida pro-gender.

È quanto emerge da una mail inviata al personale dell'arcidiocesi dal vicario generale, padre Sascha-Philipp Geissler e che La Nuova Bussola ha potuto visionare. Nella comunicazione, il braccio destro dell'arcivescovo Stefan Heße mette in guardia i suoi collaboratori sull'attività della Rete di genitori per la protezione e la prevenzione dell'infanzia che raccoglie un centinaio di familiari preoccupati per l'introduzione delle linee guida. Altro che il coinvolgimento dei laici predicato nell'assise sinodale tedesca: Geissler raccomanda «espressamente di non rispondere né di entrare in dibattitto» alle mail dei genitori. La legittima preoccupazione delle famiglie per il rischio di una sessualizzazione precoce dei bambini e per l'imposizione di una pedagogia sessuale contraria all'antropologia cristiana viene bollata dal vicario generale come «un tentativo di diffondere insicurezza e discordia» nei gruppi scolastici.

Il religioso, inoltre, si fa anche beffe della Santa Sede che tramite una lettera del Dicastero per la Cultura e l'Educazione da noi svelata ha dato implicitamente ragione ai genitori rimandando alla posizione contenuta nel documento del 2019 firmato dall'allora prefetto Giuseppe Versaldi e dal titolo Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione. Un testo che condanna l'impostazione introdotta dalle linee guida dell'arcidiocesi di Amburgo. Il cardinale Versaldi era anche tornato sull'argomento nel libro Chiesa e identità di genere. Un metodo per il dialogo tra fede e ragione (San Paolo Edizioni) ribadendo la posizione della Santa Sede contro l'ideologia gender che «nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna, prospetta una società senza differenza di sesso e svuota la base antropologica della famiglia».

Ai suoi collaboratori Geissler spiega che il Dicastero «ha risposto alla rete genitori ma non all'arcidiocesi di Amburgo, con una conferma di ricezione e un riferimento a un documento vaticano rilevante». Insomma, il vicario generale sa che il Vaticano ha risposto ufficialmente alle famiglie ed ha indicato un riferimento normativo preciso, ma se ne infischia e sottolinea come invece all'arcidiocesi non sia arrivata alcuna comunicazione. Un atteggiamento che sembra riflettere l'arroganza della Chiesa tedesca di fronte agli ammonimenti e ai richiami di Roma. Non contento, il presule attacca apertamente l'associazione di genitori accusata arbitrariamente di essere collegata all'«area conservatrice di destra e riceve da lì sostegno».

Non sorprende che l'arcidiocesi ignori il richiamo al documento del dicastero per la cultura e l'educazione: in base a quanto abbiamo appreso, i genitori nel corso di un incontro avevano chiesto al direttore del dipartimento "Scuola e Università" dell'arcivescovato, Christopher Haep la disponibilità di revisionare le linee guida per tenere dentro i principi di Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione. La risposta? Solo silenzio. Come può un'arcidiocesi ignorare lo strumento che la Santa Sede ha realizzato ad hoc per dare indicazioni sull'educazione all'affettività nelle scuole cattoliche?  Documento non superato, ma che è stato richiamato dal dicastero competente proprio in relazione alla vicenda specifica. Questa però pare essere la decisione dell'arcidiocesi: ignorare Roma, ignorare ed attaccare i genitori che protestano.

Non c'è solo la mail del vicario generale a dimostrarlo. Come abbiamo potuto leggere in una mail ai rappresentanti dei genitori, anche il responsabile diocesano sulle scuole Haep si è distinto per le intemerate contro la Rete dei genitori. Il funzionario se la prendeva in quel caso con la leader del gruppo, la mamma Varinia Arauco Vera che nella comunicazione veniva accostata al movimento Totus tuus sciolto dall'ex vescovo di Münster, Felix Genn. In realtà, la donna – una migrante di origini peruviane – non ha assolutamente alcun legame con l'associazione ma semplicemente aveva utilizzato su WhatsApp una foto con quello che era il motto apostolico di Giovanni Paolo II. Un clamoroso errore di Haep – che forse dovrebbe ripassare un po' la storia della Chiesa se associa «Totus tuus» solo ad un'associazione anziché all'espressione cara a Karol Wojtyła – ma piuttosto indicativo dell'ostilità con cui l'arcidiocesi di Amburgo sta trattando la protesta delle famiglie. 

Sia Geissler che Haep sembrano voler descrivere i genitori preoccupati come degli estremisti e si affannano a dire che l'informazione alle famiglie sull'introduzione delle linee guida è stata garantita. C'è un episodio che li smentisce: lo scorso 24 marzo in una classe prescolare era stata organizzata una giornata contro le discriminazioni nell'ambito del cammino preparatorio per l'adozione del documento sull'educazione sessuale. A bambini di età inferiore ai sei anni stava per essere consegnato materiale didattico comprendente un disegno (che pubblichiamo nella foto in apertura) ritraente due uomini - uno più anziano, l'altro più giovane - che si scambiavano effusioni su una panchina, con tanto di cuoricini. «Chi ami?», c'era scritto sul disegno che ritraeva anche un'altra coppia di sole donne che si scambiavano una rosa, sempre tra i cuoricini. Sembra che il preside, nella riunione coi rappresentanti dei genitori di qualche giorno prima, aveva parlato dell'iniziativa ma aveva negato di essere in possesso del materiale da mostrare. La consegna era sfumata soltanto grazie alla determinazione di una madre nel pretendere che l'insegnante del figlio le mostrasse i disegni prima di distribuirli ai bambini. Davanti alle lamentele, il preside li aveva ritirati ma non aveva escluso di riproporli in futuro. Cioè a partire da quest'anno scolastico, quando le linee guida sono ormai diventate operative. 

Il caso Amburgo sta scandalizzando il mondo, ma monsignor Stefan Heße, arcivescovo già autore delle dimissioni più brevi della storia nel 2021, dopo che fu accertata una sua pessima gestione del dossier abusi a Colonia (dimissioni prontamente rifiutate da Francesco), non sembra preoccuparsene. L'arcivescovo è d'accordo coi tentativi di screditare un gruppo di genitori (ed in particolare una donna, madre, migrante) compiuti dai suoi due collaboratori e documentati nelle due mail di cui vi abbiamo svelato l'esistenza? È d'accordo con l'indifferenza ostentata dal suo vicario generale per la lettera del Dicastero per la Cultura e l'Educazione che riguarda la politica di educazione sessuale nelle scuole della sua diocesi? La situazione appare sempre più insostenibile e di fronte alla "pernacchia" che padre Geissler ha rifilato ad un'iniziativa ufficiale del dicastero vale la pena chiedersi se non sia ora che il Vaticano si faccia sentire. Ora tocca al Dicastero per i Vescovi rimettere la chiesa al centro del villaggio ad Amburgo. 



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