Ungheria, la legge anti-pride nei guai
Il sindaco di Budapest finì sotto processo per aver permesso lo svolgimento del Pride. Ora però il tribunale ha chiesto alla Corte costituzionale di intervenire.
Nel marzo 2025 il Parlamento ungherese approvò una legge a tutela dei minori: vietate qualsiasi manifestazioni pubbliche che possono turbare i bambini, pride compresi.
Nonostante questa legge il sindaco di Budapest Gergely Karácsony diede semaforo verde per lo svolgimento del Pride nella sua città. Nel gennaio di quest’anno è finito sotto processo.
Il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, in una dichiarazione del 17 febbraio 2026, censurò questa decisione del tribunale sperando che tutte le accuse a carico del sindaco cadessero.
Il tribunale di primo grado di Pest (Pest Central District Court) ha però deciso di sospendere il procedimento e di sollevare eccezione di incostituzionalità in merito alla legge anti-pride. Il sindaco ha così commentato la notizia: «Nonostante l'atmosfera soffocante degli ultimi quindici anni, la cultura della libertà in Ungheria non è stata distrutta. […] Ciò che è più chiaro del sole non può essere contestato con parole bugiarde».
La Corte costituzionale avrà circa 3 mesi per pronunciarsi. Il risultato è difficile da prevedere. Da una parte c’è l’Europa, i media, i social che sono contro questa legge, dall’altra il governo e la Corte costituzionale che potrebbero tenere il punto.

