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Africa

Un’altra chiesa attaccata in Kenya

Ospitava un incontro sulla legge di bilancio in discussione in Parlamento quando per ben due volte degli uomini armati hanno interrotto l’evento

 

 

Il 12 giugno a Nairobi, la capitale del Kenya, la cattedrale di Ognissanti della Chiesa anglicana del Kenya è stata attaccata per ben due volte da uomini arrivati a bordo di motociclette mentre si stava svolgendo un forum pubblico convocato dalla commissione kenyana di Transparency International e da altri gruppi per discutere la legge di bilancio 2026-2027, un piano di spesa di 4.840 miliardi di scellini kenyani presentato in parlamento per la discussione il giorno precedente. All’incontro erano stati invitati attivisti, avvocati, membri di Chiese e cittadini interessati. Le immagini delle telecamere di sicurezza trasmesse dalla televisione kenyana mostrano il primo gruppo di aggressori arrivare a metà mattinata in motocicletta, alcuni con il volto coperto, irrompere nel piazzale della cattedrale e dirigersi verso le sale dove era in corso l’incontro. Gli agenti di sicurezza della cattedrale e la polizia li hanno respinti e l’incontro è ripreso dopo che l’area è stata sgomberata. Ma un secondo gruppo è arrivato poco dopo ed è riuscito a entrare. I nuovi aggressori hanno urlato contro gli oratori, interrompendoli, spintonato alcuni partecipanti e rubato telefoni e altri oggetti di valore prima di dileguarsi. Alcune persone sono state fermate, sospettate di aver partecipato ai raid. Una di queste sembra che abbia detto che i raid sono stati voluti da un funzionario governativo. La Kenya Human Rights Commission ha definito il raid “un tentativo deliberato di intimidire gli attori della società civile impegnati nel controllo del bilancio” e ha riferito che un uomo fermato vicino al cancello della cattedrale “ha fatto il nome di uno sponsor politico” davanti alle telecamere. Queste affermazioni devono ancora essere verificate in tribunale, ma definiscono il modo in cui molti kenyani ora interpretano l’episodio di violenza. Il National Council of Churches of Kenya, il più grande organismo di coordinamento delle Chiese protestanti e delle organizzazioni cristiane del paese, in una dichiarazione pubblicata sui social media ha definito l’accaduto “una palese e deplorevole mancanza di rispetto nei confronti di un luogo di culto” e ne ha parlato come di un attacco “sponsorizzato dallo Stato” e ordinato da un funzionario governativo. I vescovi cattolici – riporta l’agenzia di stampa Fides nel dare la notizia – affermano che l’episodio di violenza contro una istituzione religiosa e gli altri che lo hanno preceduto “costituiscono una palese profanazione di un luogo sacro di culto e una grave violazione dei diritti costituzionali alla libertà di riunione, di associazione e di accesso all’informazione” e osservano che tali forme di violenza potrebbero avere sponsor politici: “temiamo – dicono – che stia crescendo nell’opinione pubblica la preoccupazione che il teppismo riceva un sostegno ufficiale. Il governo può dissipare questo sospetto nella mente dei cittadini? Esiste la volontà politica di affrontare la minaccia del teppismo o ciò non rientra negli interessi dell’élite politica?”. L’Inter-Religious Council of Kenya a sua volta ha commentato l’attacco affermando: “Nessuna minaccia o atto di violenza dissuaderà i kenyani dall’esercitare i propri diritti. Chiediamo alle forze dell’ordine di proteggere le manifestazioni pacifiche e di assicurare i responsabili alla giustizia”. Anche il Supreme Council of Kenya Muslims ha condannato l’attacco definendolo “un’inaccettabile manifestazione di intolleranza politica”. Per meglio capire le implicazioni dell’accaduto, occorre ricordare che in questi giorni il clima è molto teso in Kenya perché è in discussione una contestatissima legge di bilancio e perché ricorre il secondo anniversario del massacro di giovani avvenuto nel 2024 quando la generazione Z ha organizzato, per contestare la legge di bilancio in discussione all’epoca, grandi manifestazioni di protesta contro la corruzione, represse violentemente da esercito e polizia che furono autorizzati a sparare ad altezza d’uomo. Furono uccisi almeno 60 ragazzi. Per la Chiesa anglicana del Kenya il raid mette in luce due questioni cruciali. La prima riguarda la possibilità per le chiese di continuare a ospitare forum civici – su bilanci, elezioni o qualsiasi altro argomento – senza diventare facili bersagli per bande criminali assoldate. I leader della Chiesa anglicana del Kenya hanno finora risposto affermativamente, sostenendo che la Chiesa non deve ritirarsi dalla vita pubblica, anche se cattedrali e chiese parrocchiali stanno silenziosamente rivedendo le misure di sicurezza per gli eventi che si tengono nei loro terreni. La seconda questione è se lo Stato consideri i complessi ecclesiastici come luoghi da proteggere o semplicemente come comodi palcoscenici per la violenza politica”. Chiese e incontri religiosi stanno diventando bersaglio della violenza perché spesso ospitano forum indipendenti, dibattiti e difensori dei diritti umani che informano le persone sui loro diritti. Sono almeno 13, secondo il  National Council of Churches le chiese attaccate lo scorso anno da bande criminali che avevano seguito i politici nelle chiese per interrompere le funzioni religiose o per sostenerne la presenza. L'attacco del 12 giugno è l'ennesima conferma di una crescente cultura di "teppismo" in Kenya, termine che si riferisce a giovani provenienti da quartieri poveri che si ritiene vengano assoldati da politici e uomini d'affari influenti per attaccare o intimidire individui e interrompere incontri legati ad attività politiche osteggiate dai capi delle bande.