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Una "Marcia per i Martiri" e la forza di chi l'ha fondata

Gia Chacón, 24 anni, dopo aver intrapreso una carriera brillante si è sentita chiamata a dare tutto per chi viene ucciso e perseguitato a causa della fede. Oltre ad aver avviato una Marcia per i Martiri, attirando l’attenzione di Trump, cerca di formare i giovani e di ammonire la Chiesa occidentale sulla responsabilità che ha di parlare di questa causa e di smettere di scendere a patti con il mondo.

Solo questo mese sono ben sette gli episodi noti di martirio nel mondo. Si va dagli 8 cristiani uccisi a Ungwan Gaida, nello Stato nigeriano di Kaduna, in mezzo a quello che pare essere un tentativo islamista di "purificare" il paese, ai radicali indù che hanno ucciso un cristiano di 52 anni, padre di un pastore protestante, all’imboscata durante un battesimo in cui 15 cristiani del Burkina Faso sono stati uccisi, agli attacchi islamisti in Pakistan, Indonesia, Bangladesh.

Che cosa fare ci si chiede spesso di fronte ad una mattanza che pare non poter avere fine? A spiegarlo è una giovane americana di 24 anni che, dopo aver ottenuto il lavoro che sognava da una vita, si è lasciata provocare da quello che per lei era invece un martirio del cuore. La persecuzione dei suoi fratelli nel mondo. Gia Chacón si è lasciata toccare nel senso che non ha accantonato la spada infilzata nel suo petto da questi fatti, ma ha cominciato a chiedere a Dio che cosa le volesse dire con questo dolore: “Ero convinta che se Dio l’aveva posta sul mio cuore, se mi stava spezzato il cuore, allora avevo la responsabilità di fare qualcosa", ha dichiarato al The Christian Post.

Tutto cominciò quando Chacón aveva 20 anni e durante un viaggio in Egitto si sentì una bambina nella fede, figlia di altri cristiani molto più grandi di lei, seppur non anagraficamente: “Le persone della mia età e anche più giovani erano disposte a dare la vita per Cristo e a rischiare tutto per il Vangelo, un fatto che mi colpì davvero profondamente...mentre ero in Egitto ho quindi preso la decisione di mettere tutta la mia vita al servizio di Cristo".

Tornando cominciò a fare ricerche scoprendo per la prima volta nella sua vita che "non solo la persecuzione cristiana cresce ogni anno... ma anche che i cristiani sono il gruppo religioso più perseguitato”. Dopodiché iniziò a viaggiare per il mondo nelle aree dove credere in Gesù può significare anche la morte, mentre parallelamente continuava la sua vita nel mondo. Ma più la ventenne conosceva le storie dei martiri di questo secolo più capiva che la sua opera di misericordia doveva essere anche quella di “istruire gli ignoranti”, soprattutto i cristiani della sua terra e i più giovani. Perciò alla fine del 2019 ha fondato l’organizzazione no profit For the Martyrs che fornisce aiuti attraverso cibo, abbigliamento, trasporto di Bibbie e sostenendo i perseguitati diffondendo la loro causa "trascurata dalle comunità di fede", ignorata dai media, e messa in secondo piano dalla Chiesa occidentale che spesso pensa a come scendere a patti con un mondo che le chiede di rinunciare a ciò in cui crede.

"Penso che la conoscenza ispiri l'azione, quindi più persone sono consapevoli della persecuzione cristiana, più si può fare per aiutare i fedeli sofferenti", ha sottolineato Chacón. Per questo il 5 settembre dello scorso anno ha organizzato la prima “Marcia per i Martiri” a Long Beach (California) a cui hanno partecipato membri di centinaia di confessioni cristiane. Marcia che quest’anno si terrà il 25 settembre a Washington dopo che Chacón è stata ricevuta da Trump per discutere del tema delle persecuzioni religiose nel mondo. Tutto ciò, secondo la ragazza, “aiuterà non solo a sensibilizzare, ma anche a portare le persone in questo movimento...per fare la differenza nella vita di chi viene perseguitato".

C’è poi una nuova generazione da formare e sostenere, perché “spesso quando sentiamo parlare di persecuzione cristiana, specialmente come giovani, pensiamo: 'Beh, nessuno ne parla, cosa posso fare?’”. In realtà, “abbiamo così tanto potere, soprattutto come giovani, specialmente nell'era dei social-media, specialmente come cristiani che vivono negli Stati Uniti che possono avere un impatto globale”. L’attivista è certa infatti che “più persone si uniranno intorno a questo problema, più vedremo che sarà messo in primo piano nella lotta per i diritti umani”.

Un messaggio rivolto a tutti, protestanti e cattolici, perché “quando sei perseguitato, non ti chiedono a quale denominazione appartieni. Non ti perseguiteranno di più se sei cattolico o protestante...Quando vieni perseguitato muori a causa della tua fede in Cristo, a causa della tua fedeltà alla Croce".

Ma ciò che questa giovane, che ha lasciato tutto per la chiamata ricevuta da Dio, vuole comunicare è anche questo: "Credo che la Chiesa abbia un'enorme responsabilità nel proteggere il cristianesimo” ma soprattutto “penso che abbiamo più potere di quanto si creda". Perciò "la Chiesa in America alla fine dovrà prendere una decisione su quanto siamo disposti a difendere la nostra fede, a difendere le nostre credenze, a difendere la verità evangelica”. Non a caso è nota la sua affermazione per cui “i pastori, i preti e i leader della Chiesa hanno il dovere davanti a Dio di condurre le proprie pecore con il loro esempio di santità e non con il ‘politicamente corretto’”.

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