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intervista / emmanuel exitu

Un romanzo sui Magi dedicato a chi cerca il volto di Dio

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Tra le pagine de La profezia della luce lo scrittore bolognese segue le tracce dei tre Re giunti a Betlemme dall'Oriente per incontrare Cristo. Ma è proprio allora che il viaggio ricomincia, anche per il lettore, perché la loro ricerca è la stessa dell'uomo contemporaneo.

Cultura 07_01_2026

Dopo il grande successo del suo Di cosa è fatta la speranza – intensa biografia romanzata e al contempo molto documentata della vita di Cecily Saunders, pioniera delle cure palliative – lo scrittore bolognese Emmanuel Exitu torna in libreria con La profezia della luce, un romanzo avvincente sul viaggio dei Magi e il loro incontro con Cristo, ricco di spunti di riflessione anche per la ricerca del volto di Dio da parte dell’uomo contemporaneo. È quanto racconta lo stesso scrittore a La Nuova Bussola Quotidiana.

Emmanuel Exitu, da dove scaturisce l’idea di un romanzo che ripercorra l’avventura dei Magi?
In primo luogo dalla curiosità verso questi re Magi di cui parla soltanto l’evangelista Matteo (2, 1-12). Con la scoperta dei rotoli di Qumran, che ha ulteriormente confermato che i Vangeli sono una storia vera – un racconto di testimoni oculari o comunque di persone che hanno avuto a che fare con testimoni oculari – desideravo approfondirne le figure, in quanto costoro non sono simbolo di niente se non di se stessi, per comprendere meglio che tipo di incontro hanno fatto con Gesù. Secondo diversi storici, quando i Magi giungono a Betlemme, Gesù doveva avere all’incirca nove mesi per cui, dopo aver incontrato semplicemente un Bambino, l’incontro l’hanno avuto – così come noi – con i suoi "amici" e anzitutto con i suoi genitori. Dunque mi interessava arrivare fin dentro la grotta. D’altra parte si scrive per scoprire, non per eseguire un programma che si ha in testa: scrivi, e mentre scrivi, scopri.

Nell’Avviso ai viaggiatori introduttivo ricorda opportunamente che tali sapienti giunti dall’Oriente non si lasciano guidare da una cometa ma dalla luce di una stella – come afferma il Vangelo – o meglio, come è stato appurato sul piano storico, da una rara congiunzione astrale tra «Giove, pianeta della regalità, Saturno, il pianeta della giustizia, e la costellazione dei Pesci, un segno di nascita». Riprendendo lo storico Franco Cardini, evidenzia poi che i Magi erano probabilmente astrologi babilonesi di regione mazdea che avevano abbandonato il politeismo e credevano «nel dio unico Ahura Mazdā, il quale avrebbe mandato agli uomini un Salvatore di Luce». Quali altre notizie attendibili storicamente si possono ritrovare nel libro e quanto invece è frutto della sua creatività ispirata?
La ricerca storica ha confermato che quella è sempre stata una zona di guerra: Gesù è venuto duemila anni fa e viene anche oggi in un mondo che è ferito dalla violenza e dalla guerra; non viene in un mondo comodo, ma in un mondo scomodo e brutto che ha bisogno di essere salvato. Questo è ciò cui ho pensato in special modo mentre scrivevo tre scene particolarmente cruente, di vere e proprie stragi come quella degli Innocenti, che mostrano come per arrivare alla resurrezione si debba passare sempre attraverso la croce. E proprio relativamente alla strage degli Innocenti viene spontaneo chiedersi come mai, se è stata una cosa così cruenta, nessuno ne parli. Eppure gli studi nel merito sono concordi nel ribadire anzitutto che al tempo i bambini non contavano nulla. Poi Betlemme era davvero minuscola; constava al massimo di una ventina di famiglie. Quindi, pur ipotizzando che tutte avessero altrettanti bambini sotto i due anni di età, la strage di costoro non poteva che essere considerata alla stregua di una semplice razzia, tra l’altro di figli di persone povere a cui nessuno interessava e che sarebbero stati presto dimenticati, per cui è chiaro che tale fatto non faccia assolutamente notizia.

Da uomini saggi i Magi comprendono che, soprattutto in un tempo caotico e di grande fermento come quello in cui stavano vivendo, «l’umanità procede solo se diamo fiducia ai segni di bene e non ci lasciamo vincere dalla paura». Quanto è importante, allora come oggi, saper leggere i segni del Cielo?
È fondamentale, dal momento che i segni del Cielo sono segni che passano e arrivano in terra. Per esempio, rispetto all’immane tragedia che continua ad avvenire in Israele e Palestina, una “stella” è sicuramente il cardinale Pizzaballa, il quale a più riprese ha insistito con una nettezza sorprendente sulla necessità di cercare «i volti dei risorti», cioè «di persone che spendono la propria vita per qualcosa di bello: sono i risorti di oggi che ti dicono che c’è ancora luce».

Riguardo invece alla sua fede, quanto contano per Lei i segni della presenza di Dio nella vita quotidiana?
Contano tantissimo, sono essenziali, perché la fede è qualcosa che deve essere sempre rinnovata. Leggendo il Vangelo si comprende infatti chiaramente che gli apostoli erano increduli proprio come noi, per cui la Parola ripete costantemente, dopo ogni miracolo, l’espressione «e credettero in lui». Questo è un aspetto, come osservato acutamente da don Giussani, che mi sembra psicologicamente e esistenzialmente verissimo: abbiamo bisogno continuamente di conferme. Queste conferme vanno cercate e, quando le cerchi, le trovi; anzi la grazia è talmente grazia che si fanno trovare anche quando non le stai cercando.

Cosa suggerirebbe ai giovani che si pongono in cammino alla ricerca del volto di Dio?
Che la realtà ci è amica e non inganna. Per esempio, ci sono segni che sembrano non portare da nessuna parte; talvolta i segni non ci sono proprio, oppure di colpo scompaiono. A tal proposito Lewis evidenzia che, anche quando si sbaglia strada, l’esperienza non ti fa fare tantissimo "fuori strada" prima di farti vedere un segnale che ti riporti sulla strada giusta. In questo senso la realtà ci è amica: è un consiglio che mi permetto di offrire ai giovani perché è lo stesso che do a me stesso la mattina quando mi sveglio.

Infine, evitando gli spoiler, qual è il messaggio profondo di cui auspica che il lettore possa far tesoro?
Premetto che sono molto soddisfatto e contento della scena che ho scritto relativamente a quanto ho immaginato accada nella grotta di Betlemme. Quello che avviene lì dentro non è una conseguenza del viaggio, ma è molto più del compimento di un viaggio. Infatti la cosa sorprendente è che quando i Magi arrivano alla grotta il viaggio non è finito ma ricomincia. D’altra parte quando si arriva di fronte a Cristo comincia il cammino, perché l’incontro con Lui è un incontro che trasforma e porta cose buone, nella misura in cui ci si pone alla sequela non secondo i propri propositi, ma secondo la Sua volontà.

 



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