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Dottrina sociale
a cura di Stefano Fontana

Il memorandum

Trump taglia i ponti con il Deep State planetario

La decisione di ritirare gli Stati Uniti da 66 tra programmi e organizzazioni che promuovono il globalismo liberal rompe un sistema di controllo. Un problema a cui aveva accennato Benedetto XVI nella Caritas in veritate.

Dottrina sociale 10_01_2026

Nei giorni scorsi il presidente Donald Trump ha portato avanti una iniziativa che, rispetto a quella in Venezuela, può essere considerata di scarsa importanza ma che invece è degna di interesse.

Trump ha firmato un memorandum con cui ritira gli Stati Uniti dalla partecipazione a 66 tra programmi globali e organizzazioni, molte delle quali (31) collegate con le Nazioni Unite. In parole povere l’America ha deciso di intervenire direttamente e non più tramite organizzazioni non governative per quanto riguarda gli ambiti del clima, delle migrazioni e del lavoro. Tra gli enti più noti figurano l’IPCC (International Panel on Climate Change), l’UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione), che si occupa di pianificazione familiare ossia di contraccezione e aborto, UN-Women per l’eguaglianza di genere. Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha definito queste organizzazioni «mal gestite, inutili, dispendiose, in mano a persone che promuovono agende contrarie alle nostre e rappresentano una minaccia alla sovranità, alle libertà e alla prosperità generale della nostra nazione».

Il giudizio prevalente sul memorandum è stato negativo, come per esempio si può leggere su La Repubblica [QUI]. È innegabile però che la collusione tra istituzioni sovranazionali e statali da un lato e ONG dall’altro ha creato un vero e proprio “Stato profondo” (Deep State), come documentato nel Rapporto omonimo dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân [QUI], ossia un sistema di interessi materiali e ideologici improntati all’agenda liberal-woke. L’IPCC ha avuto una enorme influenza a condizionare la comprensione e a deviare le soluzioni sul clima. Lo stesso ha fatto l’UNFPA sulla procreazione a partire dai vertici Onu degli anni Novanta su popolazione e sviluppo. Le scelte degli Stati Uniti a questo proposito rompono un sistema globalista di controllo e imposizione.

Anche Benedetto XVI nella Caritas in veritate (2009) aveva accennato al problema delle trasformazioni degli organismi internazionali: «Sarebbe auspicabile che tutti gli Organismi internazionali e le Organizzazioni non governative si impegnassero ad una vera trasparenza, informando i donatori e l’opinione pubblica circa la percentuale dei fondi ricevuti destinata ai programmi di cooperazione, circa il vero contenuto di tali programmi, e infine circa la composizione delle spese della istituzione stessa». Interessante richiamare qui il passaggio sul «vero contenuto di tali programmi»: proprio rispetto a questo, ora, gli Stati Uniti si vogliono distinguere.

Stefano Fontana