Terzo attentato a Trump, il clima di odio genera mostri
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Fallito attentato a Trump durante la Cena di gala dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, a Washington. L'aggressore, un insegnante californiano, si riteneva in dovere di uccidere il presidente e i membri dell'amministrazione.
Cena di gala dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, a Washington, alla presenza del presidente Donald Trump, la prima sua comparsata all’Associazione da quando è stato eletto presidente. La sua portavoce, Karoline Leavitt aveva avvertito i giornalisti che sarebbe stata una serata “frizzante” e che Trump era pronto “a far fuoco” sui giornalisti con un discorso molto duro. Nessuno si sarebbe aspettato che un uomo avrebbe aperto il fuoco sul serio, non solo in senso figurato, sugli agenti del Servizio Segreto, pronto a fare irruzione e a massacrare tutti i membri dell’Amministrazione presenti in sala, a partire dal presidente Donald Trump.
L’attacco ha colto completamente di sorpresa l’inquilino della Casa Bianca, la first lady e tutti coloro che si trovavano a tavola con lui. Il prestigiatore “mentalista” Oz Pearlman stava intrattenendo il presidente, cercando di predire il nome del prossimo figlio di Karoline Leavitt, quando dei colpi di pistola si sono uditi chiaramente in lontananza. La reazione di Trump non è stata immediata. La moglie Melania si è accorta per prima che qualcosa di pericoloso stava avvenendo, a giudicare dall’espressione di spavento e dagli occhi spalancati. Pochi istanti dopo, il marito presidente veniva messo in sicurezza, assieme a Pearlman e a tutti i presenti. “La bestia”, l’auto corazzata del presidente era già fuori dal locale ad attenderlo. Anche i membri dell’amministrazione venivano immediatamente scortati fuori dalla sala. Robert Kennedy jr, figlio di un candidato assassinato, nipote del presidente ucciso a Dallas, si è mosso con grandissima calma, stando ai testimoni presenti, come se fosse stato abituato alla situazione. Fra i più scossi c’era la vedova Kirk, suo marito è stato assassinato appena l’estate scorsa.
«Se mi avessero detto quanto fosse pericoloso questo mestiere, non mi sarei candidato», ha poi detto, scherzando con i corrispondenti, un Donald Trump ormai riposato e rilassato. Poi, più seriamente, ha ricordato a tutti l’importanza della libertà di espressione che l’attentatore ha minacciato di distruggere. «Questo evento, dedicato alla libertà di parola, aveva lo scopo di riunire i membri di entrambi i partiti con i giornalisti. E, in un certo senso, ci è riuscito. Grazie alla loro unità, ho visto una sala totalmente unita. È stato, per certi versi, molto bello, una cosa davvero bella da vedere». Appena fuori dall'hotel, anche dopo la sparatoria, i manifestanti anti-Trump sventolavano cartelli con le scritte " Morte ai tiranni" e "Morte a tutti loro". Li agitavano di fronte ai presenti, ancora sotto shock dopo il fallito attentato. L’hotel in cui si svolgeva la cena, il Washington Hilton, era lo stesso in cui, nel 1981, John Hinckley Jr. tentò di assassinare l'allora presidente Ronald Reagan.
Per Trump si tratta del terzo tentativo di attentato, dopo quello in cui si è salvato per un soffio, a Butler, in Pennsylvania, durante un comizio elettorale, il 13 luglio 2024. Il secondo, sventato prima che l’attentatore potesse sparare, era al campo da golf privato di Donald Trump a West Palm Beach in Florida, il 15 settembre 2024. Ora è la terza volta che una persona intenzionata ad assassinare il presidente si trova a tiro di fucile da lui. L’ancora presunto attentatore mancato si chiama Cole Tomas Allen, ingegnere, sviluppatore di videogiochi e insegnante presso un servizio di tutoraggio, il C2 Education a Torrance, California. Lui stesso, nel manifesto che ha pubblicato sui social dieci minuti prima di lanciarsi nella sua folle impresa, si meraviglia di quanto fosse fragile la sicurezza: «Insomma, mi aspettavo telecamere di sicurezza ad ogni angolo, camere d’albergo sotto controllo, agenti armati ogni tre metri, metal detector a non finire. Quello che ho trovato (chissà, forse mi stanno prendendo in giro!) è niente. Nessuna maledetta sicurezza. Né durante il trasporto. Né in hotel. Né all’evento. Cioè, l’unica cosa che ho notato immediatamente entrando in hotel è il senso di arroganza. Entro con diverse armi e non c’è una sola persona lì che consideri la possibilità che io possa essere una minaccia. La sicurezza all'evento è tutta fuori, concentrata sui manifestanti e sugli arrivi in corso, perché a quanto pare nessuno ha pensato a cosa succede se qualcuno fa il check-in il giorno prima».
Ma perché un docente modello, fresco anche di uno stage alla Nasa e “insegnante del mese” nel dicembre 2024, ha cercato di assassinare il presidente degli Stati Uniti? Come spiega nel suo manifesto: «Sono un cittadino degli Stati Uniti d’America. Ciò che fanno i miei rappresentanti si riflette su di me. E non sono più disposto a permettere che un pedofilo, uno stupratore e un traditore mi sporchi le mani con i suoi crimini». Questa è l’immagine mediatica proiettata su Trump: pedofilo, stupratore, traditore, niente meno. Il processo di infangamento del presidente è arrivato fino a questi livelli ed è scontato, a questo punto, che a qualcuno pruda il dito sul grilletto.
Il professor Allen è stato definito “anti-cristiano” da Trump per i contenuti che pubblicava sul suo social network. Ma nel suo manifesto si definisce cristiano e risponde, in modo molto tirato, a chi avrebbe potuto obiettargli la violazione del comandamento Non Uccidere: «Obiezione 1: In quanto cristiano, dovresti porgere l’altra guancia. Confutazione: Porgere l’altra guancia serve quando sei tu stesso oppresso. Non sono io la persona violentata in un campo di detenzione. Non sono io il pescatore giustiziato senza processo. Non sono io lo scolaretto fatto saltare in aria, né il bambino affamato, né l’adolescente abusata dai tanti criminali di questa amministrazione. Porgere l’altra guancia quando “qualcun altro” è oppresso non è un comportamento cristiano; è complicità nei crimini dell’oppressore».
Ammette un certo senso di colpa. Ma non per la possibilità di uccidere uomini e donne dell’amministrazione, solo perché il gesto omicida gli avrebbe poi rovinato la vita: «Oh, e se qualcuno è curioso di sapere come ci si sente a fare una cosa del genere: è terribile. Mi viene da vomitare; mi viene da piangere per tutte le cose che volevo fare e che non farò mai, per tutte le persone di cui questo atto tradisce la fiducia; provo rabbia pensando a tutto ciò che questa amministrazione ha fatto. Non lo consiglio proprio! Ragazzi, restate a scuola». Allen non è riuscito a uccidere nessuno. Fermato sull’uscio della sala congressi dal Servizio Segreto è stato disarmato e arrestato. Ora rischia fino a 30 anni di carcere.
Significativo che, mentre questo articolo va online, né l'ex presidente Joe Biden, né il suo predecessore Barack Obama, abbiano rilasciato commenti. Non hanno ancora condannato il fallito attentato.

