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MEDIO ORIENTE

Sud Libano senza pace, Israele distrugge anche villaggi cristiani

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L'accordo tra Israele e LIbano dello scorso giugno non solo non ha portato lo stop alle armi, ma sta legittimando la conquista israeliana di parti del Libano meridionale. Altra ondata di rifugiati su Beirut.

Esteri 14_09_2026
Funerali a Kfar Ramman - LaPresse

Alla vigilia delle elezioni parlamentari in Israele, l'unico argomento che mette d'accordo i principali partiti di governo e opposizione sembra essere la volontà di proseguire l'aggressione contro il Libano, iniziata il 2 marzo scorso e costata, secondo gli ultimi dati ufficiali, 4383 morti e 12406 feriti, tra cui donne, bambini, soccorritori, personale sanitario, giornalisti, sacerdoti. 

Del resto, nell'accordo quadro siglato a fine giugno a Washington tra rappresentanti dello Stato Ebraico e del Paese dei Cedri si sancisce la «presenza militare israeliana continuativa» nella cosiddetta «zona di difesa avanzata» stabilita unilateralmente da Israele nel sud del Libano, mentre di un Cessate il fuoco e del ritiro definitivo dell'esercito israeliano (IDF) dal Paese non si parla. Nemmeno dalle cosiddette “zone pilota” - piccole e strategicamente insignificanti porzioni di territorio che Israele avrebbe dovuto lasciare all'esercito regolare del Libano – l'esercito israeliano si è ritirato.

Nabih Berrih, speaker del Parlamento libanese e leader del partito sciita Amal, ha dichiarato giorni fa che l'accordo quadro con Israele «è collassato», dimenticando che il suo governo stesso ha legittimato le operazioni dell'IDF nel sud del Libano, firmando - con la garanzia e il beneplacito degli Stati Uniti – l'accordo di Washington. Ciò che accade oggi nel sud del Libano è dunque una logica conseguenza – e non una trasgressione o un fallimento - dell'accordo.

A quasi tre mesi dalla firma, gli USA hanno ripreso il conflitto con l'Iran e nessuna garanzia possono offrire alla popolazione del sud del Paese dei Cedri. Le recenti, nuove escalation di attacchi israeliani nell'area di Nabatiye attorno alla collina di Ali Taher, contesa tra Hezbollah e IDF, stanno seminando la morte tra i civili. Ha destato scalpore, giorni fa, il bilancio di un unico attacco israeliano a tarda notte su un edificio residenziale a Kfar Rumman: tredici vittime, tra cui due neonati, due bambini, i loro nonni, una donna, due soccorritori affiliati agli Scout sciiti e due miliziani di Hezbollah (nella foto LaPresse i funerali). 

Scene del genere - che si ripetono lugubramente da mesi - hanno provocato, oltre che decine di morti, una nuova, drammatica ondata di rifugiati verso Beirut. I centri di accoglienza, le piazze e i marciapiedi della Capitale, che si erano svuotati a fine giugno all'indomani dell'accordo, sono tornati a riempirsi. Gli abitanti di decine di villaggi di confine, demoliti con ruspe e tritolo e trasformati in vere e proprie piazzaforti israeliane con tanto di bandiere al vento, sono stati evacuati forzatamente e non potranno più rientrare, le loro abitazioni sono state sistematicamente rase al suolo.

Ricordiamo che molti dei villaggi lungo la Blue Line, la linea di demarcazione stabilita dall'ONU tra Libano e Israele, sono cristiani da millenni e i loro abitanti nulla hanno a che vedere con la milizia sciita di Hezbollah. Attualmente tali villaggi si trovano di fatto sotto occupazione israeliana, e i pochi abitanti rimasti nelle zone non ancora demolite dagli escavatori dell'IDF sono tagliati fuori dal resto del Paese. Accedere agli ospedali, ai servizi di prima necessità, alle cure primarie è diventato per loro un'impresa spesso insormontabile.

Tutto ciò accade sotto gli occhi impassibili della comunità internazionale, che pare in qualche modo aver accettato lo status quo. Persino di Hezbollah, la bestia nera agitata da Israele per giustificare il proprio diritto ad attaccare il Libano ad oltranza, non si parla quasi più. Davanti all'affacciarsi di nuovi attori sullo scenario del conflitto mediorientale – i miliziani yemeniti di Ansar Allah, comunemente chiamati Houthi, i sauditi e i loro alleati - del sud del Libano pare non ricordarsi più nessuno. Israele ha dunque buon gioco nel continuare ad occupare porzioni sempre maggiori di territorio libanese, e si può essere ragionevolmente certi che lo Stato Ebraico non invertirà la rotta, chiunque ottenga la maggioranza alla Knesset.



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