Stati Uniti, vescovi contro la nomina di una prof abortista
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L’università cattolica di Notre Dame nomina una professoressa abortista alla guida di un suo istituto. Scandalo tra i fedeli. Prende posizione il vescovo insieme a una dozzina di altri confratelli, compreso il presidente della Conferenza episcopale. Un esempio anche per l’Italia.
Nel mondo cattolico statunitense tiene banco da diversi giorni un caso che riguarda l’Università di Notre Dame con sede a South Bend (Indiana): la nomina di una nota sostenitrice dell’aborto, la professoressa Susan Ostermann, a direttrice di un istituto per studi asiatici (il Liu Institute for Asia and Asian Studies) dello stesso ateneo. La vicenda si trascina dall’8 gennaio di quest’anno, quando è stata annunciata la nomina della Ostermann, che avrà effetto dall’1 luglio 2026. La donna già opera come professore associato di affari internazionali in una delle scuole della Notre Dame, ma la sua nomina al vertice di un’unità accademica ha suscitato particolare scandalo tra i docenti, gli allievi (presenti e passati) e i benefattori dell’università, fondata nel 1842 da un sacerdote francese – padre Edward Sorin – della Congregazione di Santa Croce.
I vescovi non sono rimasti indifferenti allo scandalo. Anzi, la controversia è divenuta più intensa dall’11 febbraio, perché è intervenuto direttamente monsignor Kevin Rhoades, titolare della diocesi di Fort Wayne-South Bend, sul cui territorio ricade l’Università di Notre Dame. E con lui sono circa una dozzina i vescovi americani che hanno preso posizione contro la nomina. Tra loro anche il presidente della Conferenza episcopale statunitense, Paul Coakley, che il 13 febbraio ha pubblicato un post su X per esprimere il suo aperto sostegno a mons. Rhoades, auspicando che l’ateneo «corregga il suo grave errore di giudizio nell’assumere una docente che si oppone apertamente all’insegnamento cattolico in materia di sacralità della vita, in questo caso la protezione dei nascituri».
Parole chiare, che fanno il paio con l’articolata dichiarazione che il vescovo di Fort Wayne ha pubblicato per chiedere all’ateneo di ritirare la nomina. Mons. Rhoades si è preso la briga di leggere diversi articoli di opinione scritti dalla Ostermann, in cui la professoressa non solo promuove l’aborto ma attacca anche il movimento pro-vita, sostenendo che esso abbia «le sue radici nella supremazia bianca e nel razzismo» e che sia «intriso» di misoginia. Peccato che le cose stiano semmai all’opposto, sia se parliamo di razzismo (vedi tutta la vicenda che ruota attorno a Margaret Sanger e al movimento per il controllo delle nascite) sia se parliamo di misoginia, dal momento che l’aborto pone le donne contro la loro vocazione alla maternità. A proposito, la Ostermann se la prende perfino con i centri di aiuto alla gravidanza, da lei definiti «siti di propaganda anti-aborto» che ingannerebbero le donne, quando semplicemente le aiutano a far nascere i loro bambini. Ancora, la professoressa ha sostenuto che la dottrina cattolica sullo «sviluppo umano integrale» sia favorevole all’aborto in quanto aumenta la libertà (malintesa) delle donne. E questa idea è ancora più grave perché – come sottolinea mons. Rhoades – mistifica un insegnamento centrale della Keough School of Global Affairs, cioè la scuola della Notre Dame dove è situato l’istituto per studi asiatici alla cui guida è stata nominata la Ostermann. In breve: così si confondono le menti.
E questo non è tutto, perché la Ostermann ha anche lavorato come consulente del Population Council, organizzazione impegnata a promuovere l’aborto in tutto il mondo e che è stata collegata alle politiche cinesi per il controllo delle nascite. Considerati tutti questi aspetti, il vescovo di Fort Wayne afferma giustamente che «l’ampia attività di sostegno pubblico al diritto all’aborto da parte della professoressa Ostermann e le sue osservazioni denigratorie e provocatorie nei confronti di coloro che difendono la dignità della vita umana dal momento del concepimento fino alla morte naturale vanno contro un principio fondamentale di giustizia che è centrale nell’identità e nella missione cattolica della Notre Dame». Mons. Rhoades ricorda poi che «la Notre Dame si è impegnata, in quanto istituzione cattolica, a difendere la vita e la dignità della persona umana. Afferma l’insegnamento della Chiesa secondo cui “la vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento”» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2270).
Il vescovo chiede di conseguenza all’università di ritirare la nomina della professoressa perché «crea comprensibilmente confusione nell’opinione pubblica riguardo alla fedeltà della Notre Dame alla sua missione cattolica». E richiama il suo stesso dovere di vescovo alla luce della Ex Corde Ecclesiae (1990), la costituzione apostolica sulle università cattoliche, in cui san Giovanni Paolo II, all’inizio del n. 28, scrive: «I vescovi hanno la particolare responsabilità di promuovere le Università cattoliche e specialmente di seguirle e assisterle nel mantenimento e nel rafforzamento della loro identità cattolica […]».
Della vicenda ha parlato anche il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, mons. Renzo Pegoraro, nel corso della conferenza stampa di presentazione di un seminario internazionale in tema di assistenza sanitaria. Pegoraro, secondo quanto riportato da EWTN News, si è espresso contro l’aborto, ma non è entrato nel merito della controversia. Che prosegue, perché l’università ha fin qui difeso la propria scelta.
Anche il caso della Notre Dame conferma l’attenzione che l’episcopato statunitense riserva al tema della difesa della vita fin dal concepimento e ad altri princìpi non negoziabili. Certo, non c’è unanimità di vedute e sensibilità, ma allo stesso tempo negli States c’è una sana franchezza che qui da noi è merce molto più rara che oltreoceano. È impensabile, stando al parallelo, che oggi in Italia si possano sentire una dozzina di vescovi – e perfino un presidente di conferenza episcopale – prendere posizione contro un’università cattolica che contraddice un principio non negoziabile. Un solo esempio: quanti vescovi avete sentito richiamare l’Università Cattolica perché consente qualcosa come la “carriera alias”, che contraddice direttamente la legge morale naturale, quindi l’insegnamento della Chiesa?
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