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Ora di dottrina / 210 – La trascrizione

Sede della Sapienza (II parte) – Il testo del video

L’attribuzione della Sapienza a Maria è molto presente nel Medioevo e anche in epoca umanistica-rinascimentale. Molto interessanti, in età contemporanea, pure i contributi di autori ortodossi russi come Bulgàkov e Solov'ëv. La triplice manifestazione della Sapienza divina: Cristo, Maria, la Chiesa.

Catechismo 24_05_2026

Come anticipato domenica scorsa, oggi proseguiamo e concludiamo la riflessione sulla figura della Sapienza, come la troviamo nell’Antico Testamento, quale anticipazione di Maria Santissima. La scorsa volta abbiamo visto le due linee interpretative maggiori: da un lato, l’interpretazione di Maria come Sede della Sapienza e quindi l’identificazione di Cristo con la Sapienza; dall’altro, il filone che ci indica Maria stessa come Sapienza. Oggi continuiamo questo percorso attraverso la lettura di alcuni testi di teologi e dottori della Chiesa. Dedicheremo una parte della catechesi anche a due teologi della chiesa ortodossa russa, che hanno sviluppato in modo molto interessante questo tema.

Oggi iniziamo con una figura conosciutissima, un dottore della Chiesa, un santo medievale francescano: san Bonaventura da Bagnoregio (1217 ca - 1274). Abbiamo un testo sull’Assunzione della Madonna, in cui Bonaventura spiega la figura della donna vestita di sole, coronata da dodici stelle e si allaccia alla parte del testo dell’Apocalisse che dice: «con la luna sotto i suoi piedi». E spiega così: «Per “luna” si deve intendere tutto ciò che brilla di luce altrui, ossia ogni creatura. E “sotto i suoi piedi” sta a indicare che è sottomessa al suo potere, in quanto “colei che ha posto la sua dimora lassù” (Siracide 24, 4), ossia “colei che prima dei secoli, fin dal principio, fu creata” [e qui cita, secondo la versione della Vulgata, Siracide 24, 14] supera in dignità ogni creatura, come elegantemente viene detto di Ester quando Assuero, rivolgendosi a lei, puntualizza: “Questa legge vale per tutti ma non per te” (Est 15, 13, Vulgata). Come a dire: tu non sei una qualsiasi ma sei superiore a tutti in quanto “generata prima di ogni altra creatura” [e qui si cita, sempre secondo la versione della Vulgata, Siracide 24, 5]» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. 4, Roma 1996, p. 277).

In questo breve paragrafo san Bonaventura inserisce quindi tre testi del libro del Siracide. La scorsa abbiamo visto quella parte del libro del Siracide che viene letta, viene cantata da secoli nel Comune delle feste della Madonna nel rito romano antico. E inserisce anche un testo del libro di Ester (vi rimando alla catechesi su Ester come figura anticipatrice di Maria Santissima). A noi qui interessa questa espressione, per certi versi lapidaria, di san Bonaventura: «Tu [Maria] non sei una qualsiasi ma sei superiore a tutti in quanto generata prima di ogni altra creatura». E poco prima dice: «Colei che prima dei secoli, fin dal principio, fu creata». San Bonaventura applica chiaramente a Maria Santissima il testo di Siracide 24, e dunque la Sapienza di cui si parla in quel brano è Maria.

Se ci spostiamo un po’ più avanti nel tempo, sempre in area francescana, troviamo un testo, sulla Natività di Maria, di Matteo d’Acquasparta (1240-1302), appunto un altro francescano, umbro, nato vicino a Todi. Anche qui troviamo un’applicazione interessante: «Il Signore mi ha posseduto fin dall’inizio delle sue vie». Si tratta della citazione di Proverbi 8, 22, l’altro testo fondamentale sulla Sapienza; ricordate che i due grandi testi che stiamo trattando sono Siracide 24 e Proverbi 8. Commenta Matteo d’Acquasparta: «Si dice della gloriosa Vergine Maria, di cui oggi la Santa Madre Chiesa celebra la nascita, che ella fu la Madre della Sapienza per il fatto di aver concepito e partorito l’abitacolo della Sapienza, in cui questa prese a riposare. Infatti “la Sapienza si è edificata una casa” (Prov 9, 1), essa ha riposato e abitato non solo nella mente ma anche nella carne e nel ventre: “Colui che mi ha creato ha riposato nel mio tabernacolo” (Sir 24, 12). Pertanto quello che si dice della Sapienza si può dire di lei, come quando, per esprimerci con maggior forza, usiamo l’astratto per il concreto, quasi in senso pleonastico; così, ad esempio, chiamiamo “luce” un corpo fortemente luminoso; oppure, trattandosi di un uomo molto giusto, diciamo che è la giustizia stessa, e di un uomo molto veritiero diciamo che è la verità stessa» (Ibidem, pp. 417-418). Matteo d’Acquasparta ci sta dicendo che Maria è madre della Sapienza, ma è anche la Sapienza stessa se intendiamo questo in senso quasi pleonastico, come dice lui; mentre in modo proprio e primario essere Sapienza appartiene al Verbo eterno incarnato, l’essere Sapienza, in modo derivato, si può attribuire a Maria Santissima, nello stesso modo con cui noi diciamo che un corpo luminoso è luce. Sappiamo che un corpo luminoso non è luce, è un corpo luminoso, che però ha la proprietà di emettere luce e quasi si identifica con la luce; o come quando di un uomo giusto diciamo che è la giustizia stessa, che è la quintessenza della giustizia, pur essendo un uomo. Ecco, di Maria Santissima possiamo dire che è la Sapienza pur essendo una creatura: questo è il ragionamento che fa Matteo d’Acquasparta e che ci dimostra come l’attribuzione della Sapienza a Maria fosse fortemente presente in epoca medievale e in questo caso in particolare nell’ambito francescano.

Se andiamo un po’ più avanti nel tempo, nel XVI secolo, e passiamo nel mondo dei certosini, troviamo la figura di Guglielmo Bibaucius, che fu un superiore generale dei certosini e che ci ha lasciato diversi sermoni. In un sermone dedicato all’Assunzione della Madonna, dice così: «La terra è piena del possesso di Dio; ma Maria è molto più degna del suo possesso, dal momento che dai nostri altari oggi si legge a proposito di lei: “Il Signore mi ha posseduto fin dall’inizio delle sue opere prima che Egli creasse qualsiasi cosa” (Prov 8, 22)». Interessante perché qui abbiamo proprio la sottolineatura del riferimento liturgico: nel rito certosino (quindi non solo nel rito romano) si legge questo testo, che ci fa capire che Maria è molto più degna della terra che «è piena del possesso di Dio». E così spiega Guglielmo: «In queste parole, se le intendiamo correttamente, vedremo che è contenuta l’eterna predestinazione di questa vergine. Infatti se l’Apostolo dice che il Figlio di Dio, in virtù della natura umana assunta, è stato predestinato nella potenza, appare chiara anche la predestinazione della Vergine Madre, essendo inseparabile da quella del Figlio. Unico e medesimo è il mezzo. È davvero sublime questo mistero dell’Incarnazione e l’economia che ne segue e che non si potrebbe comprendere senza una madre che partorisce. Queste cose sono state predestinate in un supremo consiglio della Trinità» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. 5, Roma 2003, pp. 123-124).

Qui vedete l’applicazione di quanto dicevamo la scorsa volta: questo testo indica la predestinazione eterna di Maria Santissima nella predestinazione di Cristo perché, ci dice Guglielmo Bibaucius, la predestinazione della Vergine Madre è inseparabile dalla predestinazione del Figlio: «Unico e medesimo è il mezzo». Troviamo il linguaggio che avremo nella Ineffabilis Deus, la bolla con la dichiarazione dogmatica dell’Immacolata Concezione, in cui si parla di un «unico e medesimo decreto». È da notare la ricchezza di questo testo che da secoli viene utilizzato nel Proprio e nel Comune delle Messe dedicate alla Madonna.

Più o meno sempre nello stesso periodo, verso la fine del XVI secolo, spostandoci all’Ordine dei Predicatori fondato da san Domenico, troviamo una figura molto bella che è quella di Luis de Torres, che fa una lettura molto interessante di Proverbi 8. «Nella santa dimora svolge una funzione di servizio anche la madre e regina di misericordia, che “Dio ha posseduto fin dall’inizio delle sue opere prima di fare qualsiasi cosa” (Prov 8, 22). L’ha scelta affinché fosse sua eredità e suo possesso e da lei venisse il frutto del ventre mercede dei figli di Dio; “insieme a lui stava disponendo tutte le cose” (Prov 8, 30), dal momento che Dio aveva stabilito di creare di nuovo e di restaurare, per mezzo di lei, ciò che era andato perduto o si era rovinato. Perciò giustamente, non fosse altro che per il merito dell’antichità, ella è detta madre di tutti; su di lei sono puntati gli occhi della creazione intera, la quale la invoca come regina e madre della misericordia» (Ibidem, p. 346). Un testo bellissimo. Mentre nel testo precedente l’enfasi era sulla predestinazione, qui rimane lo sfondo della predestinazione: Luis de Torres ci dice infatti che Dio «l’ha scelta affinché fosse sua eredità e suo possesso e da lei venisse il frutto del ventre»; la scelta di Maria è legata a Cristo, è predestinata con Cristo. Ma la particolarità è il commento del passo “insieme a lui stava disponendo tutte le cose”. Come si può dire che Maria, al principio, insieme a Dio disponeva tutte le cose? E lui spiega così: «Dal momento che Dio aveva stabilito di creare di nuovo e di restaurare per mezzo di lei ciò che era andato perduto o si era rovinato». Dio, creando il mondo, creando l’uomo, già aveva posto il rimedio alla caduta, prima ancora che la caduta avvenisse, perché Dio è onnisciente. E questo rimedio Dio lo aveva posto dall’eternità in Maria Santissima, nella quale aveva stabilito di ri-creare, di restaurare. Questa preesistenza, in qualche modo, della Sapienza-Maria prima della creazione viene intesa in questo modo, veramente molto bello e penetrante, da Luis de Torres.

In un altro testo, scritto stavolta da Giovanni da Cartagena ( 1618), un importante teologo gesuita, abbiamo un altro gioiello. Leggiamo e poi commentiamo: «Fu un grande mistero, anzi l’origine e la causa di tutte le altre cose grandi e meravigliose che la potenza di Dio ha operato nella Vergine, il fatto che tra tutte le pure creature ella occupi il primo e principale posto nella predestinazione eterna, tanto da autodefinirsi primogenita di Dio: “Primogenita avanti ogni creatura, anzi prima di ogni popolo, e ha ottenuto il primo posto tra tutte le genti” (Sir 24, 5.9-10). «Fu predestinata alla dignità di Madre di Dio; e, se si eccettua la predestinazione di Cristo ad essere Figlio naturale di Dio, non vi è predestinazione più sublime, più eccellente di quella di Maria, quantunque si possa pensare a una qualche capacità di immaginarla» (Ibidem, p. 493).

Giovanni da Cartagena sta aggiungendo un aspetto alla riflessione su questi testi veterotestamentari in relazione alla predestinazione di Maria. E ci dice che, tra tutte le creature, occupa «il primo e principale posto nella predestinazione eterna», come a dire che tutta la creazione successiva in qualche modo è stata pensata, voluta, preceduta da questa predestinazione di Maria, che la rende la primogenita di tutte le pure creature. Cristo è «il primogenito», san Paolo usa tante volte questa espressione, ma non possiamo dire che la sua persona sia creatura: ha una natura umana creata, ma che è ipostaticamente unita alla persona del Verbo. Quando parliamo di pure creature, invece, Giovanni da Cartagena ci dice che Maria è la prima predestinata, «primogenita avanti ogni creatura, anzi prima di ogni popolo». E sottolinea: «Se si eccettua la predestinazione di Cristo ad essere Figlio naturale di Dio, non vi è predestinazione più sublime, più eccellente di quella di Maria». Il che è ciò che la teologia esprime quando dice che, nel caso di Cristo, abbiamo l’unione ipostatica, unica nel suo genere, ma nel caso di Maria, essendo predestinata ad essere Madre di Dio, abbiamo uno stato eccezionale che la pone, come dicono i Padri, ai confini della divinità; lei non ha un’unione ipostatica, ma entra nell’ordine ipostatico in quanto Madre del Verbo incarnato e quindi ha, insieme allo stesso Verbo incarnato, un’unica predestinazione. E questo ci permette di affermare la sua elevazione al di sopra di ogni altra creatura, pur appartenendo all’ordine delle creature, e la sua appartenenza all’ordine ipostatico, pur non avendo ella stessa l’unione ipostatica.

Passiamo adesso all’area dell’ortodossia russa, con un autore conosciuto sicuramente, almeno di nome, in Italia e in Occidente, grazie anche alla divulgazione che ne fece il cardinale Giacomo Biffi: Vladimir Solov'ëv (1853-1900), teologo russo attentissimo anche alla causa dell’unione con Roma. Sembrerebbe che abbia avuto una sorta di conversione verso la fine della sua vita; ha comunque sviluppato e compreso l’importanza del successore di Pietro come vicario di Cristo e centro dell’unità della Chiesa.

Andiamo a vedere il suo testo che parla della triplice incarnazione della Sapienza divina. Solov'ëv ci dice che la Sofia incarnata, la Sapienza incarnata deve essere intesa in modo triplice. Dunque, non si afferma che intenderla in un modo escluda l’altro, anzi: si tratta di una triplice manifestazione, incarnazione della Sapienza. Solov'ëv ci dice che questa Sapienza incarnata «ha una manifestazione centrale e perfettamente personale». E chi è? Gesù Cristo. Quindi, in modo centrale e perfettamente personale la Sapienza incarnata è Gesù Cristo. Poi aggiunge: «Il complemento femminile è la Santa Vergine e l’estensione universale è la Chiesa» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. 2, Roma 2000, p. 238). In sostanza, Solov'ëv ci sta dicendo che la Sapienza incarnata è Gesù Cristo, che ha un complemento femminile che è Maria. Alcuni teologi nostri potrebbero obiettare: Gesù Cristo non ha bisogno di complementi. Non ne ha bisogno in senso assoluto, ma siccome l’opera della creazione è immagine dell’incarnazione e siccome l’opera della redenzione è una ricapitolazione della creazione, ecco che se Dio crea Adamo, ed Eva come complemento di Adamo, anche la nuova creazione avrà Cristo e come complemento la nuova Eva, Maria; non per necessità assoluta ma per il beneplacito divino, per la Sapienza divina che fa bene tutte le cose.

Solov'ëv continua: «La Santa Vergine è unita a Dio attraverso un’unione puramente recettiva e passiva; essa ha partorito il secondo Adamo, come la terra ha generato il primo, annichilendosi nella perfetta umiltà; non vi è quindi una reciprocità o cooperazione propriamente detta. E quanto alla Chiesa, essa non è unita a Dio immediatamente, ma per mezzo dell’incarnazione di Cristo, di cui essa è la continuazione. È quindi solo Cristo ad essere veramente l’uomo-Dio, l’uomo immediatamente e reciprocamente (attivamente) unito con Dio. Contemplando nel suo pensiero eterno la Santa Vergine, Cristo e la Chiesa, Dio ha dato la sua approvazione assoluta all’intera creazione dichiarandola tob méod» (Ibidem, pp. 238-239), espressione ebraica che equivale all’espressione latina valde bona, “molto buona”, che troviamo nel libro della Genesi. Interessante. Dio, al termine della creazione, quando crea l’uomo e la donna, vide che «era cosa molto buona». E qui Solov'ëv spiega: non lo dice solo in riferimento ai progenitori, ma in vista di coloro di cui i progenitori sono tipo, e cioè Cristo, Maria e la Chiesa.

«Questo era proprio l’oggetto della grande gioia che provava la Sapienza divina pensando ai figli dell’uomo: essa vi vedeva l’unica figlia di Adamo, pura e immacolata; essa vi vedeva il Figlio dell’uomo per eccellenza, il solo giusto; essa vi vedeva, infine, la moltitudine umana unificata sotto forma di questa società unica, basata sull’amore e sulla verità [cioè la Chiesa]. Essa contemplava, sotto questa forma, la sua incarnazione futura e, nei figli di Adamo, i suoi figli; essa ne gioiva vedendo come avrebbero giustificato il piano di Dio sulla creazione che essa offriva a Lui: Et justificata est sapientia a filiis suis (Mt 9, 19)». La Sapienza è stata giustificata, glorificata dai suoi figli. «L’umanità, riunita a Dio nella Santa Vergine, in Cristo e nella Chiesa, è la realizzazione della Sapienza essenziale, ossia della sostanza assoluta di Dio, la sua forma creata, la sua incarnazione. In verità, esiste una sola e unica forma sostanziale (designata dalla Bibbia come semen mulieris [il seme della donna], scilicet Sofiae [ossia la Sapienza]), che si produce in tre manifestazioni successive e permanenti, realmente distinte, ma essenzialmente indivisibili, che si chiamano Maria, nella sua personalità femminile, Gesù, nella sua personalità maschile e, conservando il proprio nome per la sua apparizione totale e universale nella Chiesa compiuta nel futuro, essa viene chiamata la fidanzata, sposa del Verbo divino» (Ibidem, p. 239).

Chi è dunque la Sapienza? È primariamente Gesù Cristo, espressione maschile e fondativa; è Maria, espressione femminile e di complemento; è la Chiesa, nella sua manifestazione universale. Vedete che è una prospettiva veramente bella e che mette fine alla diatriba in ambito esegetico: pensiamo all’interpretazione della donna vestita di sole (Maria/Chiesa) oltre che a quella della Sapienza (Cristo/Maria/Chiesa); un’interpretazione non esclude l’altra, in questa prospettiva che Solov'ëv ci suggerisce.

Un altro teologo russo che ha dato un contributo interessante è Sergej Bulgàkov (1871-1944). In un testo dedicato a Maria e alla Chiesa così scrive: «Maria, come dimora personale dello Spirito Santo, è davvero la personale conduttrice della Chiesa, il cuore della Chiesa il cui capo è Cristo. Adombrata dallo Spirito Santo, diviene la Madre di Dio, partorisce il Logos, e tale maternità, in lei e con lei, è appannaggio di tutta la Chiesa; il Logos che nasce da lei, nasce anche nelle anime dei fedeli, perché ogni anima ecclesiale partecipa alla divina maternità della Madre-Chiesa e della Madre di Dio» (Ibidem, p. 373). Qui si riprende un po’ il principio delineato da Isacco della Stella e che abbiamo visto la scorsa volta, considerando Maria, la Chiesa e la singola anima: Maria in modo speciale, la Chiesa in modo universale, l’anima in modo singolare.

Continua Bulgàkov: «Così ciò che si dice della Chiesa viene detto anche di Maria. Non è corretto affermare in generale che Maria è la Chiesa, ma si può dire che la Chiesa è rappresentata da Maria, in quanto in lei si riuniscono tutte le proprietà della Chiesa, attraverso un’incarnazione personale e, al contempo, superiore». Interessante. Maria riassume in sé, ha in sé in modo personale e in modo superiore le caratteristiche della Chiesa. Spiega Bulgàkov: «In effetti, la Chiesa vive e si muove per la potenza e i doni dello Spirito Santo, il quale dimora in Maria; la Chiesa fa apparire Cristo nei suoi figli e lo partorisce in loro, mentre nella Madre di Dio Egli è nato e si è incarnato con la sua ipostasi. Ciò che costituisce la Chiesa, costituisce la stessa natura di Maria: dimora dello Spirito Santo, madre e sposa di Dio». Prosegue Bulgàkov: «La Madre di Dio è la creatura magnificata, glorificata, divinizzata [...]. La madre di Dio è sofianica al grado supremo [cioè esprime al grado supremo la Sapienza]. È la pienezza della Sofia nella creazione, ed è in questo senso la Sofia creaturale. Le parole del Signore, in conclusione del suo discorso sul Precursore: “la Sapienza è stata giustificata dai suoi figli” (Mt 11, 19), si riferiscono in modo particolare alla Madre di Dio. La Sofia è fondamento, colonna e sostegno della verità, la cui realizzazione è la Madre di Dio; perciò, in questo senso, essa è espressione personale della Sofia nella creazione, immagine personale della Chiesa terrestre» (Ibidem, pp. 373-374).

Altro testo straordinario che ci dice quello che, in altro linguaggio, ci hanno detto gli autori medievali e anche in epoca umanistica-rinascimentale. Maria è colei che realizza pienamente, perfettamente e in modo superiore a ogni altra manifestazione la figura della Sapienza, della Sofia veterotestamentaria. Allora questo non significa che la Chiesa non è la Sapienza: lo è, ma non nello stesso grado supremo e perfetto con cui lo è Maria.

La Chiesa, potremmo dire, ha le stesse caratteristiche di Maria nel corpo mistico; ma nella persona di Maria viene racchiuso in qualche modo tutto il progetto, la quintessenza del progetto che Dio ha sulla creazione. L’umanità, la creazione è chiamata ad entrare nella Chiesa, questa comunità che si unisce a Cristo ed è il corpo mistico di Cristo. Ecco perché Bulgàkov dice che la Sofia è realizzata nella Madre di Dio e la Madre di Dio è espressione personale della Sofia nella creazione, immagine personale della Chiesa terrestre. Maria è la Chiesa personale, ma non possiamo dire che Maria è la stessa cosa della Chiesa: c’è una distinzione, ma possiamo dire che tutto il progetto di Dio sulla creazione è in Maria Santissima. E da qui, in qualche modo, la Chiesa è partecipe delle perfezioni di Maria Santissima nella sua maternità, nel suo generare figli, nel suo essere pura, immacolata. La Chiesa è partecipazione di Maria Santissima.

È un discorso molto bello, profondo, che ci fa capire il senso di questo puzzle: questi testi dell’Antico Testamento sono quasi i testi più densi che ci parlano di Maria, che ci dicono che Maria è presente fin dall’origine della creazione; ci sono alcuni teologi che parlano addirittura di una preesistenza di Maria nonostante sia creatura, una preesistenza in quanto predestinazione. Potremmo utilizzare il principio di san Paolo riferito a Cristo: tutto è stato fatto «per mezzo di Lui e in vista di Lui» (Col 1, 16); potremmo aggiungere, “e in vista di lei”. Non è tradire il pensiero di san Paolo, ma è capire che, proprio perché tutto è stato fatto in vista di Cristo, allora è stato fatto anche in vista di Maria, in virtù dell’unica predestinazione, di questa unione inscindibile nell’opera della creazione e della redenzione del Figlio con la Madre.



Ora di dottrina / 210 – Il video

Sede della Sapienza (II parte)

24_05_2026 Luisella Scrosati

L’attribuzione della Sapienza a Maria è molto presente nel Medioevo e anche in epoca umanistica-rinascimentale. Molto interessanti, in età contemporanea, pure i contributi di autori ortodossi russi come Bulgàkov e Solov'ëv. La triplice manifestazione della Sapienza divina: Cristo, Maria, la Chiesa.

Ora di dottrina / 209 – La trascrizione

Sede della Sapienza – Il testo del video

17_05_2026 Luisella Scrosati

I Proverbi e il Siracide ci parlano della figura misteriosa della Sapienza. Nell’interpretazione cristiana Gesù è la Sapienza increata. E Maria è la sua dimora, di qui il titolo di Sede della Sapienza. Ma è anche, secondo un filone interpretativo che culmina nell’Ineffabilis Deus, la Sapienza creata.

Ora di dottrina / 205 – La trascrizione

La nuova Ester – Il testo del video

19_04_2026 Luisella Scrosati

Altra figura anticipatrice di Maria è la regina Ester, che intercede, a rischio della propria vita, per la salvezza del suo popolo. Alla sua vicenda sono legati un intero libro dell’Antico Testamento e la festa di Purim: un esempio di come Dio rovesci le sorti della storia.