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Se l’università cattolica cela la statua di san Junípero

Lo scorso luglio, nelle settimane più calde della furia iconoclasta guidata da Black Lives Matter, l’Università di San Diego aveva deciso di mettere per prudenza la statua di san Junípero Serra nel proprio deposito. Siamo a ottobre e ancora non si sa se e quando la scultura verrà ritirata fuori. Si tratta di paura o asservimento al politicamente corretto?

I cristiani possono arrivare a vergognarsi dei santi? Apparentemente provocatoria, è una domanda che però viene purtroppo naturale porsi vedendo quel che accade in un ateneo degli Stati Uniti, precisamente nel sud della California. Lì, vicino al confine con il Messico, si trova infatti, attiva dal 1949, la cattolica Università di San Diego, nel cui bellissimo campus fino a qualche mese fa era possibile ammirare una statua dedicata a Junípero Serra (1713-1784), il francescano evangelizzatore delle terre californiane proclamato santo da papa Francesco nel 2015.

Si è volutamente scritto «era» perché lo scorso luglio, vale a dire nelle settimane più calde della furia iconoclasta guidata da Black Lives Matter e compagni, l’Università di San Diego ha prudenzialmente pensato di rimuovere da dove si trovava la statua del santo, allocandola nel proprio deposito. Una decisione che si può discutere, ma che certo allora non appariva del tutto immotivata alla luce del fatto che in quel periodo, con accuse di colonialismo e razzismo, proprio una statua di san Junípero Serra era stata abbattuta a San Francisco.

Ora però siamo ad ottobre, fortunatamente quelle settimane di vandalismo sono alle spalle, e quindi non sembrano esservi ragioni per continuare a tenere nascosti - o protetti, se si preferisce - monumenti o raffigurazioni dedicati all’evangelizzatore della California. Eppure, all’Università di San Diego la statua del francescano non solo non è ancora stata tirata fuori, ma non si sa neppure se e quando lo sarà di nuovo. Un fatto quantomeno bizzarro, per far luce sul quale il sito conservatore The College Fix ha pensato bene di rivolgersi ai vertici dell’ateneo cattolico.

Un tentativo apprezzabile, che però non ha dato frutto. Sì, perché se da un lato Lissette Martinez, portavoce dell’Università, ha cortesemente dato un riscontro alla richiesta di contatto rivolta all’ateneo - arrivando oltretutto a spendere parole di elogio per Serra («il primo santo e missionario ispanico d’America che ha portato il cristianesimo in queste terre») -, dall’altro nessuna notizia ha voluto o saputo fornire rispetto a quando la statua rimossa verrà posta nuovamente dove si trovava fino a prima dell’estate.

Di qui un dubbio: l’Università cattolica di San Diego teme forse atti di violenza? E se non è così, come si spiega questo occultamento prolungato? C’è forse in atto qualche forma di asservimento al politicamente corretto? Viene francamente da augurarsi che non sia così, anche perché è ampiamente dimostrato come - diversamente da quanto si è ipotizzato con accuse senza fondamento alcuno - Junípero Serra non sia stato in alcun modo complice del genocidio indigeno, anzi. Tutto il contrario, come sostengono fior di storici; tra questi, curiosamente, pure storici dell’ateneo cattolico californiano.

Per esempio, Iris Engstrand, docente emerita di storia che all’Università di San Diego conoscono bene, dato che vi ha insegnato per mezzo secolo. Engstrand ha avuto modo di sottolineare come padre Serra, ben lungi dall’essere un feroce colonizzatore, fosse «in realtà molto più gentile con gli indiani che con i governatori locali. Inoltre, non andava d’accordo con alcuni militari […] anche dopo l’incendio della missione a San Diego, non voleva che quegli indiani fossero puniti. Voleva invece fossero trattati in modo equo».

Ora, se questo era l’evangelizzatore della California così come descritto proprio da una storica dell’Università di San Diego, come mai adesso in quell’ateneo cattolico della statua dedicata al santo francescano nessuno vuole più parlare, quasi che non fosse mai esistita? Si tratta forse di paura o di vergogna? Sperando di essere smentiti al più presto, è intanto difficile, purtroppo, non farsi cogliere dalla sensazione che l’ecclesialmente corretto - quella sorta di autocensura preventiva volta a non disturbare il mondo nella speranza d’ingraziarselo - abbia colpito ancora.