San Massimiliano Kolbe e la predestinazione di Maria (II parte)
Tutta la storia si muove attorno al mistero della predestinazione di Gesù e Maria, che è la predestinazione archetipica in funzione della quale è stata pensata tutta la creazione, compresi Adamo ed Eva. La prospettiva da capire. L’intuizione di Kolbe sulla Mediatrice e Corredentrice.
Restiamo anche quest’oggi sul contributo dato da San Massimiliano Maria Kolbe per illuminare ai nostri occhi il mistero di Maria Santissima. Abbiamo avuto modo di vedere come la mariologia sviluppata dal Santo martire polacco poggi sul fondamento della predestinazione unica di Nostro Signore Gesù Cristo e di Maria Santissima; non si tratta di un pensiero isolato di Padre Kolbe, ma di quanto riconosciuto anche dal beato Pio IX, nella Bolla in cui proclamava il concepimento immacolato di Maria dogma di fede, e che la riflessione teologica della Chiesa ha gradualmente maturato. Nel decreto eterno dell’Incarnazione del Figlio di Dio c’è Maria, quale Madre di Lui.
Per riassumere e semplificare, nella speranza di essere compresi senza essere fraintesi, possiamo dire che il primo pensiero che Dio ha avuto riguardo alle sue opere ad extra è stata l’Incarnazione del Verbo eterno nel grembo della Madre Immacolata; tutta la creazione è pensata in funzione di ciò, tutta la storia si muove attorno a questo mistero. Possiamo così pensare che la predestinazione di Gesù Cristo e di Maria, in quell’unico decreto eterno, sia la predestinazione prima, archetipica, fondamentale, a cui tende e da cui dipende tutto il resto.
La contemplazione di San Massimiliano si concentra su un secondo aspetto, profondamente legato al primo: «I Padri e i Dottori della Chiesa proclamano che Ella, seconda Eva, ha riparato ciò che la prima aveva guastato» (Scritti, 1029). Il tema è piuttosto classico, ma, compreso nel contesto dell’unico decreto di cui abbiamo parlato, acquista un “sapore” nuovo. “Correggendo” il testo di Padre Kolbe in un senso meno storico e più teologico, possiamo dire che in realtà Maria è la “prima Eva”, in quanto archetipo di Eva, colei in vista della quale è stata creata Eva, analogamente a come Cristo è in senso teologico il primo Adamo, causa esemplare dell’Adamo storico, perché nella mente di Dio vengono prima Cristo e Maria, in vista dei quali scaturisce tutto il resto, inclusi i nostri progenitori. La prima coppia nella mente di Dio è dunque quella di Cristo e Maria, in vista della quale fu creata la prima coppia “storica”, i nostri progenitori, Adamo ed Eva. Si comprende così la densità teologica di quell’«Ecce Homo» (Gv 19, 5), che Pilato pronuncia senza immaginarne minimamente gli abissi eterni, e di quel «Donna, ecco tuo figlio» (Gv 19, 26), uscito, questa volta con piena cognizione di causa, dalla bocca del Verbo crocifisso. Giovanni pone davanti ai nostri occhi la coppia archetipica, l’Uomo e la Donna.
Il senso della riparazione della caduta dei progenitori da parte di Cristo e Maria acquista così una luce più brillante: essi non vengono pensati dopo la colpa, ma prima di essa e indipendentemente da essa; ma, avvenuta la colpa, Cristo e Maria divengono anche i riparatori dell’ordine sconvolto e «guastato», come scrive Kolbe. «Fin da quel momento Dio promette un Redentore e una Corredentrice dicendo: “Porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: Ella ti schiaccerà la testa”» (Scritti, 1069). La prima coppia pensata viene rivelata come rimedio alla colpa della prima coppia creata; il famoso testo del Protovangelo non dev’essere interpretato come una “corsa ai ripari”, ma come la “naturale” assunzione della dimensione riparatrice da parte della prima coppia archetipica, che ora, avvenuta la caduta, è chiamata a redimere ogni uomo e ogni donna (e in essi la creazione) dalla schiavitù del maligno, del peccato e della morte. La coppia Cristo-Maria viene ora rivelata anche in tutta la sua potenza redentiva.
È interessante a proposito notare che i due testi giovannei sopra riportati, che alzano il velo sul mistero del primo Uomo e della prima Donna, siano collocati nel momento culmine della Redenzione, quasi a voler rimarcare che i primogeniti, Gesù Cristo e Maria, in vista dei quali tutto è stato fatto, indipendentemente dal peccato, sono anche coloro che ricapitolano l’intera creazione, dal peccato devastata. Predestinati insieme ad essere il senso della creazione, Cristo e Maria, ciascuno secondo la propria peculiarità e secondo un ordine che va da Cristo a Maria e non il contrario, essi sono anche coloro che quella stessa creazione vulnerata dal peccato ricapitolano.
Il parallelo Gesù-Adamo da una parte e Maria-Eva dall’altra permette di risolvere fin da subito anche le consuete obiezioni al titolo di Corredentrice, a motivo delle possibili deviazioni che si potrebbero generare. Quando guardiamo al peccato originale, è evidente che la cooperazione negativa di Eva fu attiva, in quanto ella attivamente entrò in dialogo con il serpente e altrettanto attivamente diede il proprio consenso alla tentazione; la sua cooperazione fu anche diretta e immediata, perché presente e partecipante nell’atto stesso della caduta. D’altra parte, però, questa sua partecipazione alla caduta sarebbe stata insufficiente a provocare la rovina del genere umano, in quanto era Adamo e non lei il capostipite dell’umanità; la sua cooperazione al peccato originale e alle sue conseguenze fu perciò subordinata a e dipendente dalla partecipazione di Adamo. La riparazione avvenne in modo analogo (ma superiore) alla caduta: Maria ha partecipato attivamente e immediatamente alla redenzione degli uomini, ma in modo subordinato e dipendente da Cristo. Ed è per questo che con grande esattezza ella è chiamata Co-redentrice.
La partecipazione di Maria alla Redenzione si impone dunque in forza di questa unica predestinazione all’Incarnazione, che assume un valore redentivo dopo il peccato dei progenitori, in quella logica che Sant’Ireneo di Lione chiamava ricircolazione. San Massimiliano, dunque, ha più che ragione allorché afferma che nella promessa di Dio sono inclusi «un Redentore e una Corredentrice». Ma il Santo martire va oltre, offrendoci un’ulteriore intuizione teologica: «Maria, per il fatto di essere la Madre di Gesù Salvatore è divenuta la Corredentrice del genere umano, per il fatto di essere la Sposa dello Spirito Santo, prende parte alla distribuzione di tutte le grazie» (Scritti, 1229). Maria è dunque Mediatrice a duplice titolo, in virtù della sua intima unione rispettivamente alla seconda e alla terza Persona della SS. Trinità: nella sua unione materna al Verbo redentore ella è Madre di Dio e Corredentrice, nel suo vincolo sponsale allo Spirito santificatore è dispensatrice di tutte le grazie. L’Arcangelo Gabriele, infatti, non annuncia “solo” che ella sarebbe stata Madre del Figlio di Dio, ma anche che sarebbe stata fecondata dallo Spirito Santo (cf. Lc 1, 35), come professiamo nel Credo.
Nella contemplazione di San Massimiliano Kolbe, la singolare relazione di Maria Santissima alle Persone divine permette di comprendere il senso della sua unica Mediazione, sia nella Redenzione oggettiva (acquisto della salvezza) che nella Redenzione soggettiva (distribuzione delle grazie della salvezza).
La predestinazione di Maria – Il testo del video
Predestinazione, in senso retto, non equivale a predeterminazione. Significa invece che Dio predestina a un fine dando a creature libere – gli angeli e gli uomini – i mezzi per conseguirlo. La predestinazione di Maria Santissima: decisa nell’unico decreto divino insieme alla predestinazione di Cristo.
San Massimiliano Kolbe e la predestinazione di Maria
Nella predestinazione eterna di Cristo si innesta anche quella della Madre, il che è il fondamento ontologico del suo essere Mediatrice e Corredentrice. La caduta degli angeli ribelli spiegata da san Massimiliano Kolbe.

