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Due chiese

Progressisti e conservatori: in questa UE si scambiano i ruoli

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La Chiesa si trova divisa in due anche per le prossime europee, ma con una curiosità. La parte di Chiesa progressista punta alla conferma dello status quo, mentre spingono per il cambiamento coloro che passano per conservatori/tradizionalisti.

Editoriali 06_06_2024
Foto Imagoeconomica

Anche sul prossimo voto alle elezioni europee la Chiesa è divisa in due. Parlo di Chiesa e non solo di mondo cattolico perché quando si scomodano cardinali, vescovi e diocesi è chiaro che a mobilitarsi per le elezioni politiche è la Chiesa e non solo i laici. Il cardinale Matteo Zuppi, il vescovo Mariano Crociata, i presuli della Comece, la diocesi di Milano, quella di Padova, l’Azione cattolica, Avvenire, Famiglia cristiana, Aggiornamenti sociali… e così via invitano a votare, esplicitamente o meno, in un senso. Altri vescovi come Giampaolo Crepaldi, testate giornalistiche cattoliche come la Nuova Bussola, centri culturali come l’Osservatorio Van Thuân, associazioni di impegno sociale come Pro Vita & Famiglia e tanti altri di una galassia composita invitano a votare in senso opposto. I primi sono considerati progressisti, i secondi invece passano per tradizionalisti o conservatori. Ma è proprio così?

Con le sue indicazioni di voto, la Chiesa progressista di fatto conferma la situazione attuale e il potere che la sostiene. Ora, che progressismo è quello che conferma lo status quo? Il progressista cattolico parla di avanzamento verso il futuro, di riforme, di cambiamenti strutturali per la giustizia, di impegno a cambiare le cose, e spesso pensa addirittura di essere profetico… eppure poi conferma e sostiene le politiche che hanno finora dominato l’Unione Europea. I progressisti cattolici vogliono un’immigrazione allargata, e con ciò premiano i centri di potere che programmano le migrazioni anche per disegni politici di destabilizzazione. Vogliono una sanità pubblica uniformata al modello Covid, che essi abitualmente lodano, sostenendo così gli interessi che lo hanno voluto e guidato. Spingono per la formazione di un credito europeo, appoggiando in questo modo l’interesse dei grandi gruppi finanziari. Vogliono la prosecuzione ad oltranza del Green Deal europeo, favorendo le multinazionali verdi e impoverendo i cittadini. Vogliono che tutti questi principi direttivi vengano insegnati nelle scuole di tutta Europa, dando vita così ad una pedagogia di massa tipica di un regime politico accentrato. Celebrano in ogni caso le istituzioni europee che per loro vogliono sempre dire unità e solidarietà contro disunione e individualismo, e condannano come “populisti” quanti invece non le considerano assolute e autoreferenziali.

La contraddizione sembra evidente: la Chiesa progressista lavora per non cambiare le cose, conferma i processi in atto e il loro organico sviluppo futuro, protegge i poteri esistenti, dice di volere il nuovo ma il nuovo che vuole è quello di oggi, ossia già vecchio. Se questa è la contraddizione, possiamo chiederci quale sia la sua causa e rispondere che essa consiste nel progressismo stesso, assunto anche in campo cattolico. Il progressista vuole abitare senza riserve il proprio tempo e per questo non lo anticipa, ma lo segue. Il suo pensiero è impostato sull’attualità, ma proprio per questo anche vi si adegua in una specie di servitù cronolatrica. L’essere “attuale” per il progressista è tutto, per questo infatti egli ritiene di distinguersi dal tradizionalista o dal conservatore, ma per lo stesso motivo alla novità dell’istante egli non può e non sa dire di no, per non trovarsi fuori dal processo storico. Per poter valutare e criticare l’esistente attualistico occorre fare riferimento a qualcosa che non sia attuale e che proprio per questo possa anche essere sempre attuale, ossia capace di illuminare ogni “oggi”, compreso il “domani”. Invece per il progressista niente è sempre attuale e non si danno criteri per pensare ad una diversa attualità. Il progressismo è la cieca obbedienza all’attualità, non solo di questo istante ma di ogni istante, anche futuro, perché ogni istante, quando avverrà, sarà comunque già vecchio. Per il progressista non si dà un futuro, ma si dà solo un’attualità via via sostituita da nuove attualità. Il progressista è un conservatore dell’attualità ed è il garante dell’effettualità. L’unico modo per non cambiare niente in Europa è votare progressista.

La parte di Chiesa progressista che oggi dà le proprie indicazioni agli elettori secondo i criteri più accreditati rischia di fare la voce del sistema. Vuole con ciò essere presente, ma di fatto è assente perché garante di una continuità e non ispiratrice di una svolta.

Piuttosto i cambiamenti sono spinti da quegli ambiti di Chiesa che solitamente vengono considerati tradizionalisti o conservatori, che possono permettersi di essere critici verso questa Unione Europea e dissociarsi dalle forze oggi apparentemente vincenti.

Così la contraddizione è reciproca: non solo i progressisti cattolici sono conservatori, ma anche i conservatori sono progressisti. Possiamo anche metterla così: se vuoi che le cose cambino in Europa non essere progressista.



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