Premiata Wanda Gawrońska, “ambasciatrice” della Polonia in Italia
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La nipote di san Pier Giorgio Frassati ha ricevuto la Gran Croce dell'Ordine della Polonia Restituta, un’alta onorificenza statale polacca conferitale per il grande contributo dato al suo Paese e alla cultura.
L'Ordine della Polonia Restituta (o Polonia Restituta) è un'alta onorificenza statale polacca conferita per meriti eccezionali in ambito educativo, scientifico, sportivo, culturale, artistico, economico, di difesa nazionale, sociale, di servizio pubblico e per lo sviluppo di buone relazioni con altri Paesi. Lunedì 21 settembre, all'Ambasciata polacca presso la Santa Sede, Wanda Gawrońska ha ricevuto la Gran Croce dell'Ordine della Polonia Restituta. Wanda, classe 1927, è nota principalmente come nipote di san Pier Giorgio Frassati (1901-1925) e promotrice del suo culto, ma si sa di meno del suo grande contributo alla Polonia e alla cultura. Ne ha parlato l’ambasciatore della Polonia presso la Santa Sede, Adam Kwiatkowski.
All’inizio del suo discorso l’ambasciatore ha sottolineato che «ci riuniamo per onorare insieme una persona straordinaria – la signora Wanda Gawrońska – ed esprimere la nostra gratitudine per i suoi decenni di lavoro, dedizione e impegno per la Polonia e il popolo polacco». «La Gran Croce dell'Ordine della Polonia Restituta, conferita dal Presidente della Repubblica di Polonia, Karol Nawrocki, in riconoscimento del suo eccezionale contributo al popolo polacco in Polonia e alla diaspora polacca in Italia, è espressione del più alto riconoscimento per il suo straordinario servizio. È anche un simbolo tangibile del legame che ha unito la signora Wanda alla Polonia per tutta la vita: un legame radicato nella storia familiare, ma soprattutto forgiato consapevolmente e costantemente attraverso le sue azioni», ha proseguito il diplomatico.
Successivamente Kwiatkowski ha ricordato che Wanda Gawrońska proviene da una famiglia con radici italo-polacche. Sua madre era Luciana Frassati, sorella di san Pier Giorgio, e suo padre era il diplomatico polacco Jan Gawroński. Ha trascorso l'infanzia e la giovinezza in diversi Paesi europei, un percorso legato al servizio diplomatico del padre. Dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la famiglia si stabilì in Italia e Wanda prese residenza permanente a Roma. E proprio a Roma iniziò il suo straordinario servizio alla Polonia, durato decenni. L’ambasciatore ha spiegato che la sua più importante opera nacque nel 1973, quando insieme a Stanisław August Morawski e all'architetto Roberto De Luca, Wanda «fondò il Centro Incontri e Studi Europei, che divenne un importante punto di riferimento per i polacchi che desideravano entrare in contatto con il mondo della scienza, della cultura e della Chiesa in Occidente. Questa iniziativa godette del patrocinio dell'allora Arcivescovo Metropolita di Cracovia, il Cardinale Karol Wojtyła». Il Centro offrì borse di studio a scienziati provenienti dall'Europa centrale e orientale, raccolse e trasferì in Polonia libri e periodici non disponibili nei Paesi comunisti e organizzò incontri accademici, culturali e politici. Wanda partecipò personalmente alla distribuzione di pubblicazioni censurate in Polonia, assicurandosi che raggiungessero soprattutto i giovani. In questo modo «il Centro rappresentava per molti polacchi un surrogato di una Polonia libera a Roma».
L’ambasciatore ha parlato anche dell’attività che stava molto al cuore alla Gawrońska: il sostegno all'Università Cattolica di Lublino. Per questo motivo fondò un'associazione, l'Associazione Pier Giorgio Frassati - Amici dell'Università Cattolica di Lublino, che si occupava dell’aiuto a questa unica università cattolica nel mondo comunista.
Gawrońska si mobilitò in modo particolare durante la legge marziale introdotta dal generale Jaruzelski il 13 dicembre 1981. «Wanda Gawrońska e i suoi colleghi organizzarono un'ampia assistenza per i polacchi: pacchi, adozione di famiglie, assistenza medica e sostegno ai bambini polacchi curati presso l'ospedale pediatrico Bambino Gesù del Vaticano. Tutto ciò fu possibile grazie alla sorella di Wanda, la duchessa Grazia, e a suo marito Forese Salviati, nonché ai membri del consiglio di amministrazione dell'ospedale. Anche medicinali e attrezzature mediche arrivarono in Polonia», ha ricordato Kwiatkowski.
Il 1989 segna l’inizio dei cambiamenti democratici in Polonia e, ovviamente, anche la natura di attività del Centro e di Gawrońska, la quale da allora, come ha aggiunto l’ambasciatore, «poté dedicarsi con ancora maggiore intensità alla seconda grande opera della sua vita», cioè la diffusione della conoscenza di suo zio Pier Giorgio Frassati, canonizzato nel 2025. «Continua a farlo ancora oggi, unendo in quest'opera le sue origini italiane e polacche e avvicinando san Pier Giorgio Frassati alle persone di tutto il mondo, compresi i polacchi».
Alla fine del suo discorso Kwiatkowski ha sottolineato che Wanda Gawrońska lavorava per la Polonia senza ricoprire un ruolo ufficiale. Tutti i fratelli Frassati-Gawroński furono coinvolti in quest'opera in vari modi. «Tutti, tranne Alfred, che si stabilì in Polonia dopo la guerra, legarono la loro vita all'Italia, senza mai perdere il legame con il paese della loro infanzia. Il legame familiare, l'eredità polacco-italiana e il ricordo della Polonia sono diventati il fondamento di molte attività successive», ha detto l’ambasciatore. «Signora Wanda, il premio odierno è espressione della gratitudine della Repubblica di Polonia per tutto ciò che ha fatto per la Polonia nel corso degli anni, spesso senza pubblicità, senza aspettarsi ringraziamenti e sempre con la profonda convinzione che valga la pena aiutare gli altri e servire cause veramente importanti», ha concluso l’ambasciatore.
Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, le sorelle e il fratello di Wanda con le famiglie, Hanna Suchocka, già primo ministro della Polonia e ambasciatore del Paese presso la Santa Sede, e il sindaco di Pollone, Paolo Tha, accompagnato dalla moglie e da don Luca Bertarelli, in rappresentanza della comunità pollonese (la famiglia Gawroński è legata a questa località nel biellese: lì si trova la storica Villa Frassati, appartenuta ad Alfredo Frassati, proprietario del quotidiano La Stampa, e tramandata alla figlia Luciana Frassati-Gawrońska; le spoglie mortali di Pier Giorgio Frassati, prima del trasferimento al Duomo di Torino, si trovavano al cimitero di Pollone).

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