Popolo e massa secondo Pio XII
La democrazia liberale moderna da un lato presuppone un popolo-massa e dall’altro lo crea a sua volta. Papa Pacelli aveva affrontato il problema nel radiomessaggio del 24 dicembre 1944.
Nell’editoriale sulla Bussola di ieri, 26 marzo (qui), avevamo criticato l’idea tipica della democrazia liberale moderna che il popolo abbia sempre ragione quando si esprime con una votazione. Esaminando le ipotizzabili intenzioni di voto di chi ha partecipato al recente referendum abbiamo constatato che esse sono molto varie, confuse e contraddittorie. Il popolo, quindi, esprime un’anarchia irragionevole e perciò non può avere sempre ragione. La democrazia liberale moderna, contando i voti e non le ragioni, ossia la quantità e non la qualità, corrode il popolo e lo considera una somma di individui, ossia una “massa”. Questa democrazia da un lato presuppone un popolo-massa e dall’altro lo crea a sua volta.
Come è noto, Pio XII aveva affrontato il problema nel radiomessaggio natalizio del 24 dicembre 1944 (qui), dedicato proprio alla distinzione netta tra popolo e massa, all’interno di una valutazione nuova della democrazia. Dico valutazione “nuova” perché era ormai chiaro che la democrazia che era stata condannata dai Pontefici precedenti si sarebbe imposta dappertutto dopo la fine della guerra, come infatti è avvenuto. Nuova, inoltre, perché Pio XII si concede forse qualche valutazione positiva di troppo della nuova democrazia. «Esprimere il proprio parere sui doveri e i sacrifici, che gli vengono imposti; non essere costretto ad ubbidire senza essere stato ascoltato: ecco due diritti del cittadino, che trovano nella democrazia, come indica il suo nome stesso, la loro espressione»: ecco il lato positivo, secondo Pio XII, della democrazia.
Questo carattere, però, richiede la distinzione tra popolo e massa: «Popolo e moltitudine amorfa o, come suol dirsi, “massa” sono due concetti diversi. Il popolo vive e si muove per vita propria; la massa è per sé inerte, e non può essere mossa che dal di fuori. Il popolo vive della pienezza della vita degli uomini che lo compongono, ciascuno dei quali — al proprio posto e nel proprio modo — è una persona consapevole delle proprie responsabilità e delle proprie convinzioni. La massa, invece, aspetta l'impulso dal di fuori, facile trastullo nelle mani di chiunque ne sfrutti gl'istinti o le impressioni, pronta a seguire, a volta a volta, oggi questa, domani quell'altra bandiera».
Questa posizione di Pio XII non è priva di qualche eccessiva concezione alla modernità, e soprattutto non teneva conto fino in fondo di un aspetto che sarebbe poi stato segnalato da Augusto Del Noce: «C’è una democrazia connessa con la perdita del sacro, e tale appunto mi sembra essere il democratismo di oggi. Paradossalmente, quella scomparsa del problema di Dio che, secondo il marxismo, avrebbe dovuto seguire la rivoluzione proletaria, sembra oggi avvenire invece nell’ultimo stadio della società borghese» (da Il problema dell’ateismo).
Stefano Fontana

