Partorisce una bimba non sua. Il problema all’origine: la Fivet
Ascolta la versione audio dell'articolo
Una coppia statunitense congela tre embrioni nel 2020 e, nel 2025, procede alla fecondazione artificiale: per errore della clinica, nasce una bambina biologicamente figlia di altri. E giù problemi a catena. Quel che non si dice è che l’errore all’origine è la Fivet.
Partorisce una bambina non sua. Non è un caso di maternità surrogata, ma ci siamo vicini. Tiffany Score e Steven Mills avevano congelato tre embrioni nel 2020 presso il Fertility Center di Orlando, in Florida. Nel 2025 decidono che è arrivato il momento di impiantare uno di quegli embrioni nell’utero di Tiffany. La bambina, di nome Shea, nasce l’11 dicembre scorso, ma si capisce subito che qualcosa non è andato per il verso giusto. Infatti ha la pelle scura e invece la coppia ha la pelle bianca. Naturalmente si sottopongono anche al test genetico, che conferma la prima impressione: quella bambina non è biologicamente figlia né di Tiffany né di Steven. Da qui un paio di domande semplici semplici: di chi è figlia? E i loro figli-embrioni dove sono?
Passa qualche giorno e la coppia ormai si è affezionata alla bambina, bambina «che amiamo più di quanto le parole possano esprimere», hanno scritto in un post su Facebook. È evidente: se la porti in grembo per nove mesi non può che accadere questo, sia per la donna che per l’uomo che le è accanto. Da qui il loro timore che i genitori biologici la possano reclamare da un giorno all’altro per portarsela via. Nello stesso tempo vogliono comunque individuare i suoi veri genitori per soddisfare un «obbligo morale», per usare una loro espressione. Infine, per chiudere, Tiffany e Steven sono angosciati per la sorte dei loro figli allo stadio di embrioni perché non sanno che fine hanno fatto: sono ancora congelati? Sono andati dispersi o distrutti? Oppure anche loro sono stati impiantati nell'utero di una donna che non è loro madre? La loro angoscia è anche sana perché rivela il segreto di Pulcinella: se soffri per loro significa che sono già figli, sono già esseri umani. Avete mai visto una persona angosciarsi per un grumo di cellule? Superfluo aggiungere che la coppia ha intentato una causa legale contro la clinica.
Qualcuno potrebbe non scandalizzarsi granché: ogni tanto capita uno scambio di bambini appena nati. In fondo non ci sarebbe poi così tanta differenza tra un errore che riguarda una provetta e uno che riguarda una culla. Giudizio non condivisibile. A parte il fatto che anche un scambio di neonati è anch’esso grave, nel caso in questione la gravità aumenta. Qui abbiamo una bambina che per nove mesi si è formata nelle viscere di una donna, che ha intessuto la sua vita biologica, ma anche psicologica e sociale, con quella della madre, facendosi già amare come figlia dalla coppia. Inoltre, se nello scambio dei bebè nelle culle, qualora l’errore venisse scoperto nell’immediato, la svista è in genere riparabile, in questo caso invece la bambina, forse agevolmente, potrà trovare i suoi genitori biologici, ma, da quello che emerge, non così facilmente Tiffany e Steven potranno recuperare i loro figli. In breve, è più facile rintracciare un neonato che un embrione. A margine: pensate se lo scambio di embrioni avesse riguardato non una bambina di colore, ma una bambina con la pelle chiara. Nessuno probabilmente se ne sarebbe mai accorto.
Al di fuori dei parti da provetta, se il neonato ha la pelle scura e i genitori sono invece bianchi si pensa subito ad un tradimento della donna. Anche nel nostro caso però un tradimento c’è stato. È quello dell’ordine naturale delle cose il quale esige che un bambino nasca da un atto d’amore fisico tra una madre e un padre, un atto che principia la vita nel ventre di lei, la qual vita si svilupperà sempre nel suo ventre, lontano da provette, microscopi e freezer. E qui sta il punto di questa vicenda degli equivoci: se tocchi la genesi della vita, gli effetti provocati dai tuoi errori, dato che scaturiscono dal principio del processo procreativo, si moltiplicano in modo logaritmico, si sommano tra loro e, come una valanga, diventano sempre più grandi e si allargano a macchia d’olio. E infatti eccoci qui a contare i danni: tre bambini dispersi o morti o ancora congelati o già dati alla luce ma non dalla loro madre; uno stato d’ansia dei loro genitori in merito alla loro sorte; una bimba che non è figlia di chi l’ha partorita e che forse non crescerà con i propri genitori biologici perché o non si troveranno o non vorranno più una bambina cresciuta nel seno di un’altra donna; l’incertezza di altre coppie che ora potrebbero sospettare di aver portato a casa un bambino non loro e via delirando.
I media hanno riportato questa notizia a motivo del suo profilo bizzarro, soprattutto accentuato dal colore della pelle della bambina che nelle foto stride in modo evidente con la bianchezza della pelle della coppia. Tutti si sono giustamente indignati per questo errore. Eppure questo errore è nulla rispetto alla morte dei fratellini della piccola Shea, il cui numero rimarrà per sempre imprecisato, che sono stati sacrificati affinché lei nascesse. Non si è registrata poi nessuna indignazione per i tre figli in azoto liquido che la coppia statunitense ha lasciato in laboratorio per cinque anni e che forse giacciono ancora lì e per gli altri loro fratellini morti anche loro sotto la scure della fallacia di queste tecniche.
E questi non sono errori dettati da imperizia, distrazione o mancanza di diligenza, ma atti malvagi compiuti consapevolmente.

