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Magnifica humanitas

No ad aborto ed eutanasia, Leone XIV recupera la metafisica

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Nella sua prima enciclica, papa Prevost ha ribadito la condanna della Chiesa all’aborto procurato e all’eutanasia, sottolineando la dignità naturale della persona che si basa sull’unità di anima e corpo. È il ritorno a una morale ontologicamente e quindi metafisicamente fondata.

Vita e bioetica 27_05_2026
Leone XIV firma Magnifica Humanitas (Vatican Media/LaPresse)

Si parla anche di aborto, eutanasia e utero in affitto nell’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV. Il Pontefice articola il suo pensiero su queste tematiche partendo dalla seguente premessa: «È importante vigilare affinché questa crescita nella coscienza della dignità umana non venga offuscata sotto la pressione di nuove ideologie o di determinati interessi molto potenti nel mondo di oggi. Tra queste ideologie ritengo particolarmente insidiosa quella che lascia intendere che ogni persona debba guadagnarsi o giustificare il proprio valore, al punto da attribuire maggior pregio a coloro che sono più efficienti e performanti. In una simile prospettiva, la persona finisce per essere ridotta a mezzo per ottenere risultati, a risorsa da usare e sfruttare, e non viene più riconosciuta come fine in sé, mai strumentalizzabile. Ma il valore della persona non dipende da ciò che realizza o produce, ed esistono diritti che spettano a tutti per il solo fatto di essere persone. Nessun potere umano può legittimamente negarli o limitarli arbitrariamente» (51).

La critica all’utilitarismo antropologico però necessita di un’argomentazione forte per essere considerata valida. Questa argomentazione viene trovata con successo nel concetto di dignità naturale della persona o dignità ontologica: «È la dignità che appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di esistere, di essere stato voluto, creato e amato da Dio: nessun peccato, nessun fallimento, nessuna umiliazione, nessuna esclusione può intaccare il valore profondo di una vita umana che Lui ha voluto e chiamato all’essere. Perciò, la dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita» (52-53). In modo più analitico possiamo ricordare che il termine “dignità” significa “preziosità”.

La preziosità dell’uomo deriva dai due principi di cui egli è costituito: corpo e anima. L’anima razionale comunica la propria preziosità al corpo dato che lo informa (il corpo ha comunque già una sua preziosità). Quindi la dignità personale deriva dalla natura razionale dell’anima che informa il corpo umano. Da ciò deriva che, come ha spiegato il Papa, nessuna imperfezione fisica, nessuna limitazione di funzioni, nessun insuccesso esistenziale, etc. possono intaccare questa dignità perché la stessa esiste sul piano metafisico dell’essere, sebbene informi anche la materia. Dunque la persona è preziosa non per come è – sana, malata, giovane, vecchia, etc. – né per quello che fa – capace, incapace – ma per quello che è, anzi per chi è. Basta esistere per vedersi riconosciuta la dignità di persona, non servono altre condizioni. La dignità personale è dunque intrinseca, non estrinseca.

Tale dignità, poi, esige il riconoscimento a suo favore della titolarità di alcuni diritti. Ad un soggetto di così altissimo pregio è necessario riconoscere i diritti che gli competono proprio a motivo della sua dignità. Così il Papa: «nella prospettiva cristiana, i diritti umani non sono un’aggiunta esterna alla persona, ma una traduzione storica della sua dignità intrinseca, che la comunità internazionale è chiamata a tutelare e promuovere. I diritti umani sono inviolabili, poiché “inerenti alla persona umana ed alla sua dignità”. […] Tra questi, il primo diritto umano è il diritto alla vita, dal concepimento alla sua conclusione naturale, senza il quale è impossibile esercitare qualsiasi altro diritto. Quando questo diritto fondamentale viene negato, come accade nell’aborto provocato, nell’uccisione di innocenti e nell’eutanasia, ci si trova davanti a scelte che la Chiesa giudica gravemente illecite» (54-55).

Interessante notare che per il Papa l’attacco ai diritti fondamentali della persona e tra questi, in primis, al diritto alla vita nasce prima di tutto dalla mancanza del riconoscimento del fondamento penultimo di tali diritti: la natura umana (il fondamento ultimo è Dio). Scrive Leone XIV: «Guardando al nostro tempo, non possiamo ignorare che la tutela dei diritti umani è oggi esposta a due rischi particolarmente gravi. Il primo è quello di una loro dichiarazione puramente formale […] Il secondo, che in realtà è alla radice del primo, è quello di non poter più riconoscere il fondamento della loro universalità, perché si è rinunciato alla “ricerca dei fondamenti più solidi che stanno alla base delle nostre scelte e delle nostre leggi”» (56). E così conclude in merito al loro fondamento: «Quando la ragione si lascia interrogare seriamente sulla natura umana, è in grado di scoprire valori che valgono per tutti, perché derivano da essa» (56). Quindi il richiamo al fondamento nella natura umana dei diritti umani è strumento principe, per il Papa, per vincere le battaglie pro-vita.

Infine troviamo una condanna, seppur implicita, della pratica dell’utero in affitto. La possiamo rinvenire laddove il Pontefice parla delle nuove forme di schiavitù: «Nel solco della tradizione inaugurata da Leone XIII, la Chiesa rinnova la sua ferma condanna di ogni forma di schiavitù, tratta e mercificazione delle persone, e richiama l’urgenza di un ampio movimento di riflessione e di azione che ponga al centro la dignità inalienabile di ogni essere umano e il bene comune, come fini della società e come criteri di ogni scelta personale, sociale e politica».

Forse l’aspetto più rilevante dell’intervento del Papa su queste tematiche di bioetica riguarda proprio il paradigma morale di riferimento scelto: la natura umana. Leone recupera una morale ontologicamente e dunque metafisicamente fondata. L’approccio è perciò antitetico a quello che mons. Vincenzo Paglia seguì come presidente della Pontificia Accademia per la Vita per espressa indicazione di Papa Francesco, come abbiamo avuto modo di spiegare solo ieri. Ciò detto, Leone XIV, sempre fedele al proprio stile diplomatico, è riuscito a trovare un’affermazione di Papa Francesco a favore di questa impostazione metafisica, affermazione che si può rinvenire in Fratelli tutti (208) e che è stata citata anche in questo articolo. Ma, lo ripetiamo, è una citazione fatta in spirito di mediazione e che non confuta l’orientamento proprio della filosofia fenomenologica sposata da Francesco, come ebbe a confermare in modo esplicito lo stesso mons. Paglia nell’intervista di qualche giorno fa a Settimana News da noi commentata. Dunque salutiamo con piacere questo evidente cambio di paradigma morale.



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