Nei tempi oscuri la vera Speranza si scrive con la maiuscola
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C'è chi si affida a questo o quel leader e chi a un improbabile katéchon per sconfiggere il marcio che travolge il mondo e non risparmia nemmeno la Chiesa. Si corre ai ripari per la prossima catastrofe, dimenticando che la via d'uscita da qualsiasi crisi non sta nelle potenze umane, ma nelle promesse di Cristo.
Viviamo in tempi interessanti, direbbero i cinesi: guerre ovunque, pandemie gestite in modo strano, la Chiesa che sembra aver dimenticato il Suo compito… Tutto ciò ci preoccupa e spaventa: quale altra catastrofe ci aspetta, e quando? Come possiamo prepararci ad affrontarla e superarla? Come possiamo avere un briciolo di speranza?
Ecco, la speranza: avere fiducia che, domani, le cose andranno meglio: che le guerre cessino, che la vita (anche economica) torni serena, che i cattivi siano messi in condizione di non nuocere più. Cosa daremmo, per un briciolo di speranza, per poter credere che arrivi un messia a salvarci, a punire i peccatori, a consolare gli afflitti.
Probabilmente molti, ai tempi di Gesù, coltivavano la stessa speranza: oppressi, vessati, tormentati economicamente e privati della libertà, aspettavano febbrilmente il messia. Sarà forse questo? Oppure quest’altro? Ma erano certi che un messia sarebbe arrivato, avrebbe liberato e redento il popolo e avrebbe portato un periodo di pace e prosperità. Ne avevano bisogno, come di un po' di speranza.
Oggi vedo lo stesso fenomeno. Il messia sarà forse Trump, che sbatterà in galera tutti i politici corrotti e perversi? Porterà libertà e prosperità? Le guerre che sta iniziando – alcune delle quali sembrano completamente assurde – sono forse una parte dolorosa e necessaria di un grande piano provvidenziale, troppo grande e raffinato per comprenderlo, per salvare il pianeta dalla paura e dalla povertà? Forse Putin, che sconfiggerà un Occidente marcio e corrotto fino al midollo? E se fosse qualche partito o coalizione politica italiana? Oppure sarà un katéchon raffinato e implacabile, messo a punto da papa Benedetto XVI, per far uscire allo scoperto i nemici della Chiesa infiltrati nel suo seno?
In ogni caso, meglio essere pronti al grande cambiamento che ci attende: prima della luce, ci attende il buio del tunnel, un periodo di angoscia e tribolazione. Quindi meglio ricorrere al prepping: accumulare sale e sapone; preparare candele, pannelli solari e generatori a gasolio; eccetera eccetera.
L’ho scritto e lo ripeto: tutto comprensibile. Siamo in un periodo di crisi e di angoscia, con un’Unione Europea che sta colando a picco trascinandoci con essa; un Occidente che sta rivelando sempre più un volto piratesco e feroce che nei decenni precedenti, perlomeno, si premurava di nascondere per decenza; una Chiesa della quale molti cattolici non riescono più a fidarsi. È comprensibile coltivare la speranza che questa realtà oscura cambi e si apra verso un futuro migliore. Ho soltanto il dubbio che questo atteggiamento porterà delusioni ancora più cocenti e drammatiche; a una disperazione ancora più feroce e profonda.
Torniamo ai tempi di Gesù. Molti attendevano un messia, come abbiamo detto; ma un messia terreno, che avrebbe portato autonomia amministrativa, sollievo economico e un po' di libertà. Forse anche Giuda era tra questi. Giuda che, ferito per aver riposto queste speranze in Gesù, si è probabilmente sentito tradito, ingannato; che, probabilmente, ha riversato il suo odio non verso se stesso, la propria ingenuità e semplicità, ma su Gesù stesso. E lo ha punito, sciagurato.
Così i Giudei, passati in pochi giorni dall’osanna al crucifige.
Perché non hanno avuto, per messia, un Trump, un Putin, un katéchon; ma un vero Messia, umile e povero. Tradito, venduto, ingiustamente processato e condannato; carcerato, torturato, umiliato, deriso; infine crocifisso come l’ultimo e più ignobile dei cattivi. Lui, l’unico uomo sulla terra che non ha mai commesso un peccato, che ha avuto solo e soltanto amore, per tutti.
Ha deluso la speranza, ma ha dato Speranza. Non la speranza che le cose andassero un po' meglio; la Speranza di vivere eternamente in Paradiso e di vedere Dio. Il Messia di cui avevamo bisogno, ma che non ci meritiamo.
Nuovamente possiamo fare un parallelo con l’epoca attuale. Il Messia? È già arrivato, siamo già salvi. La Speranza? Quella con la maiuscola, la virtù teologale, non consiste nel credere che le cose vadano meglio, che arrivi un messia (minuscolo) per arrestare i cattivi. In cosa consiste la virtù della Speranza? Leggiamo il Catechismo: «La speranza è la virtù teologale per la quale desideriamo il regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull'aiuto della grazia dello Spirito Santo» (§ 1817). Ripetiamo: la virtù teologale della Speranza non consiste nel credere che «Andrà tutto bene» o «Ne usciremo migliori»: consiste nel credere che andremo in Paradiso.
E il prepping? Esiste un prepping cattolico? Ovviamente: «Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi» (Ef 6,11-18).
Per il resto, il Messia stesso ci ha già istruito: «Non temete coloro che uccidono il corpo e dopo non possono far più nulla» (Lc 12,4; Mt 10,28); «Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora» (Mt 25,13). Che la santa Pasqua ci porti un po' più di fiducia nel vero Messia e ci distolga da quelli falsi.
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