Medici obbligati al suicidio assistito: ci stiamo arrivando
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Dieci medici di Roma denunciati per rifiuto al consenso del suicidio assistito e per omissione di atti d'ufficio per il caso di una donna portata poi dal solito Cappato a morire in Svizzera. Così i Radicali stanno rendendo l'aiuto al suicidio un dovere per lo Stato.
La celebre Finestra di Overton insegna come una condotta da inconcepibile per un’intera società poi, pian piano, possa diventare addirittura giuridicamente legittima. I passi sono questi: la condotta è da tutti riprovata; alcuni circoli radicali iniziano a discuterne e a farne pubblicità; la collettività continua a condannare la condotta però tollera che se ne parli; più ne parli più perde la sua carica di inaccettabilità finché inizia a diventare sensata per alcuni settori della società e poi per la società intera tanto che la condotta diviene parte della cultura di massa; la condotta, dato che è considerata moralmente lecita dai più, ha ormai le carte in regola per essere riconosciuta giuridicamente legittima.
Nel nostro Paese il suicidio assistito si trova ad un passo dall’ultima fase della Finestra di Overton e proprio per questo i Radicali stanno già preparando lo step successivo, step nemmeno previsto da Joseph Overton: il carcere per i dissenzienti. Infatti leggete cosa sta accadendo a dieci medici dell’Asl 1 Roma. Nel 2023 l’attrice e consigliera dell’Associazione Luca Coscioni Sibilla Barbieri, malata terminale di cancro, aveva chiesto all’ASL 1 di Roma di avviare l’iter per accedere al suicidio assistito. Come avevamo scritto a suo tempo, «l’Asl però aveva risposto che, nonostante il parere positivo del comitato etico, la signora Barbieri mancava di uno dei requisiti richiesti dalla Consulta: non era dipendente da nessun presidio medico salvavita».
Le condizioni della Barbieri poi peggiorarono e lei decise di trovare la morte in Svizzera, accompagnata dall’immancabile Marco Cappato, legale rappresentante dell’Associazione Luca Coscioni. A motivo di questo peggioramento delle condizioni di salute della attrice, dieci medici dell’ASL 1 sono stati denunciati per rifiuto e omissione di atti d'ufficio perché non avrebbero nuovamente esaminato il quadro clinico della Barbieri per verificare che il criterio della dipendenza da presidi vitali, inizialmente assente, fosse poi presente. La Procura capitolina con buon senso aveva chiesto l’archiviazione. I familiari della defunta, ovviamente spalleggiati dal solito team legale radicale, si sono opposti all’archiviazione. Il Gip del tribunale della Capitale, Marisa Mosetti, ha accolto l'opposizione e il prossimo 16 dicembre dovrà decidere se archiviare il procedimento, disporre nuove indagini oppure andare a processo.
I Radicali stanno usando questo caso per diffondere un triplice messaggio culturale. Il primo e il più importante: l’aiuto al suicidio non è una mera facoltà di fatto depenalizzata, bensì un diritto soggettivo e quindi esiste in capo alla pubblica amministrazione l’obbligo di soddisfare questo diritto. Nel giro di sette anni, cioè da quando la Corte costituzionale lo ha legittimato, il suicidio assistito da reato sta diventando un obbligo giuridico.
Secondo messaggio strettamente legato al primo: se è un obbligo, non può esistere l’obiezione di coscienza da parte dei medici. Se un malato vuole morire tu lo devi uccidere ex lege 219/17 – norma che ha pienamente legittimato in alcuni casi l’eutanasia – oppure lo devi aiutare a togliersi la vita. D’altronde anche nella legge 219 non è contemplata l’obiezione di coscienza e quindi perché prevederla per il suicidio assistito? Come i Radicali battagliano sull’obiezione di coscienza presente nella 194 così stanno affilando le spade per osteggiarla in qualsiasi futura legge nazionale sull’aiuto al suicidio.
Terzo messaggio che potrebbe apparire più una intimidazione: cari medici, avete visto che fine rischiano di fare quei vostri colleghi riottosi a non mostrarsi collaborativi nei confronti del suicidio assistito. Che l’eventuale processo a carico di quei dieci medici serva di monito a voi tutti. Volete stare sereni e vivere senza fastidi? Non alzate la testa, non opponetevi, non fate i coraggiosi perché poi la pagherete. Tanto sapete che alla fine vinciamo noi, perché sempre abbiamo vinto e sempre vinceremo. Noi non molliamo mai e quindi vi staremo alle calcagna finché non sentiremo sbattere la porta della cella alle vostre spalle. Perché ribellarsi? Cui prodest? Tanto quelle persone che vi chiederanno di morire alla fine moriranno comunque, per mano di qualcun altro o per mano della natura. Non combattete contro i mulini a vento. Da una parte vi sono i vostri principi deontologici, dall’altro la serenità di vita – i processi durano anni, anni accompagnati da gogna mediatica – la famiglia, le amicizie, la carriera, tutte cose che potrebbero andare in fumo. Chi ve lo fa fare? Siate ragionevoli. Gli eroi sono da ammirare solo nei libri di storia. Non diventate le prossime decine di medici indagati perché si sono rifiutati di aiutare qualcuno ad uccidersi. Qualche lingua maligna potrebbe insinuare che vogliamo decimare – è proprio il caso di dirlo – la classe medica che non si genuflette ai nostri diktat. Non è così: vogliamo solo aiutarvi, anche a volte facendo ricorso alle maniere forti, a compiere il vostro mestiere al meglio, mestiere che, da qualche anno, prevede anche di uccidere i pazienti. E se non lo fate è scontato che verrete indagati per omissione di atti di ufficio.
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