L'Ue in pressing sugli Stati per vietare le terapie di conversione
L'Ue emana una Raccomandazione per eliminare "la barbarie delle terapie di conversione", cioè i processi di ritorno al genere sessuale biologico di chi non vuol più cambiare sesso. Il Campo Largo è pronto a trasformarla in legge in Italia.
Barbarità da Bruxelles ed il ‘campo largo’ della sinistra italiana si mette sull’attenti. A due giorni dalla pericolosa e stravagante idea di Bruxelles di inviare una lettera di invito urgente ai governi che anticipa una Raccomandazione della Commissione del prossimo anno, per combattere quella che viene definita "la barbarie delle terapie di conversione" (o ri-conversione alla natura biologica di coloro che erano stati abbagliati dalla pressione per il cambio di genere sessuale), la segretaria del Pd Elly Schlein conferma il proprio impegno nella stessa direzione.
«Siamo qui ad ascoltare, a prendere impegni molto chiari… a ribadire l'impegno su una legge contro l'omolesbobitransfobia e contro l'odio, per i matrimoni egualitari, per riuscire finalmente a riconoscere le figlie e i figli delle coppie omogenitoriali», ha dichiarato la leader della sinistra a margine di un convegno. Tutto perfettamente in linea con la Strategia europea 2026-2030 a favore delle persone e della ideologia Lgbt in Europa, approvata dalla Commissione lo scorso ottobre 2025.
Di più, a marcare la sintonia inquietante tra il maggior partito della sinistra italiana e le derive woke della Commissione c’è anche la recente sintonia con la raccomandazione (seppur non vincolante) della Commissione ai paesi dell'Unione Europea, secondo la quale i paesi europei «devono agire immediatamente» per porre fine alle pratiche di conversione «barbare» che prendono di mira le persone Lgbt, come ha dichiarato il Commissario per eguaglianza, la liberalsocialista Hadja Lahbib mercoledì 13 aprile e ribadito il giorno successivo in una intervista a Euronews. Secondo il Commissario europeo «le pratiche di conversione si basano su una menzogna. La menzogna secondo cui le persone Lgbt hanno bisogno di essere ‘corrette’...ma non si può torturare una persona per privarla della sua identità». La Raccomandazione, ha aggiunto, invia un «segnale forte che indica come queste pratiche siano dannose ma anche illegali», e comprenderà azioni volte ad aumentare la consapevolezza sociale, aiutare le vittime a intraprendere azioni legali e rafforzare il supporto medico e psicologico.
L’annuncio di mercoledì non equivale ad un provvedimento cogente, come richiesto dalla Iniziativa dei Cittadini europei a favore della ideologia trans e contro ogni pratica avversa o di ri-conversione, come richiesto dalla petizione consegnata nei giorni scorsi alla Commissione e sottoscritta da più di un milione di cittadini. L'Iniziativa dei cittadini europei chiedeva l'introduzione di un divieto giuridicamente vincolante delle pratiche di conversione, definite come interventi volti a «modificare, reprimere o sopprimere l'orientamento sessuale, l'identità di genere e/o l'espressione di genere delle persone Lgbt». La Commissione non ha, di fatto accettato le richieste della petizione per la mancanza di unanimità tra gli Stati membri, in particolate l’articolo 19 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea (TfUe), impone l'unanimità per contrastare la discriminazione basata sul sesso, sull'origine razziale o etnica, sulla religione o sul credo, sulla disabilità, sull'età o sull'orientamento sessuale.
Saranno gli Stati membri che dovranno intervenire secondo alcuni criteri già evidenziati dalla Commissione e che saranno ripresi esplicitamente nella Raccomandazione : «… vietare le pratiche di conversione nei rispettivi ordinamenti giuridici nazionali; proteggere le persone Lgbt e combattere le pratiche di conversione che prendono di mira il loro orientamento sessuale o la loro identità/espressione di genere; integrare il divieto raccomandato delle pratiche di conversione con raccomandazioni relative ad altre misure che prevedano, ad esempio, la formazione degli operatori; fornire informazioni su come la raccomandazione viene attuata nel loro contesto nazionale, come base per valutarne l'attuazione».
L’assedio autoritario delle istituzioni europee per imporre agli Stati e ai cittadini i privilegi e ideologia Lgbt è concentrica e vieppiù invadente. Lo scorso 29 gennaio l’Assemblea del Consiglio di Europa approvava una Risoluzione che, nel bandire tali pratiche, si includeva anche il divieto all'uso di pronomi biologici, il rischio per gli educatori, i sacerdoti o i genitori che non affermassero inequivocabilmente l'identità trans di un minore ecc... Il 29 aprile, il Parlamento Europeo ha votato a favore del divieto delle pratiche di conversione con 405 dei 630 membri che condannano le pratiche di conversione volte a modificare, reprimere o sopprimere l’orientamento sessuale, l’identità di genere e/o l’espressione di genere di una persona, descrivendole come «violazioni dei diritti fondamentali» e chiedendo alla Commissione di vietare a livello europeo «tali pratiche in tutti gli Stati membri».
In tutto questo, non c’è da stupirsi se uno dei promotori più attivi di questa tentativo di omologazione, limitazione della libertà e imposizione ideologica sia Michael O’Flaherty, il ben noto attivista e lobbista Lgbt, già promotore dei “Princìpi di Yogyakarta” del 2006, già Direttore dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali e dal 1 aprile 2025 eletto come Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa dall’Assemblea parlamentare. Le ultime due, nomine istituzionali, che si dovevano evitare vista l’assoluto e palese “conflitto di interessi” di O’Flaherty.

