L'intelligenza artificiale di Google smentisce gli ecologisti
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I progressisti sono ottimisti sull'intelligenza artificiale quale mezzo per risolvere i problemi dell'uomo. Ma sono preoccupati dal suo impatto ambientale. Una contraddizione che uno studio Google smentisce almeno in parte: l'impatto ambientale della sua Gemini è molto inferiore al previsto.

Google ha recentemente pubblicato uno studio dettagliato sul consumo energetico del suo assistente AI Gemini, rivelando dati che sfidano molte delle previsioni catastrofiche circolate negli ultimi anni. Una query di testo in media su Gemini consuma appena 0,24 Wh di energia - equivalente a guardare la televisione per 9 secondi o a consumare 5 gocce d'acqua.
Questi numeri sono significativamente inferiori alle stime precedenti, che oscillavano tra 0,3 e 7 Wh per prompt. Il dato di Google, basato su misurazioni dirette della propria infrastruttura produttiva, include l'intero stack tecnologico: processori AI attivi, CPU e memoria dell'host, macchine in idle e overhead del data center.
Lo studio di Google mette in luce un curioso paradosso nelle narrazioni progressive contemporanee sull'intelligenza artificiale. La stessa tecnologia viene simultaneamente celebrata come salvezza dell'umanità e demonizzata come minaccia esistenziale per l'ambiente. Questa dualità - essere al contempo futuristi ottimisti e catastrofisti ambientali - rivela una contraddizione fondamentale nel pensiero progressista.
Da un lato, l'AI viene presentata come la soluzione definitiva ai problemi dell'umanità: dalla medicina personalizzata alla gestione delle risorse, dall'educazione alla ricerca scientifica. Dall'altro, ogni sviluppo tecnologico viene immediatamente seguito da proclami apocalittici sul consumo energetico e l'impatto ambientale. Tuttavia, lo studio di Google sembra indicare una terza via.
Il report si concentra principalmente sulle emissioni di anidride carbonica (0,03 gCO2e per prompt), ma questa metrica presenta diversi limiti come indicatore di impatto ambientale reale. Metriche alternative potrebbero fornire una visione più accurata. Vediamone alcune. Una query su Gemini consuma in media 0,26 ml d’acqua. Inoltre, la durata dell'hardware e la sua riciclabilità rappresentano impatti ambientali concreti e misurabili, spesso trascurati nei calcoli delle emissioni.
I dati di Google mostrano progressi significativi: in un anno, il consumo energetico per query è diminuito di 33 volte. Questi miglioramenti derivano dall'ottimizzazione dell'architettura dei modelli, da algoritmi più efficienti, da hardware personalizzati e data center ultra-efficienti. L'azienda ha anche implementato strategie per ridurre il consumo idrico in aree ad alto stress, puntando a sistemi di raffreddamento ad aria che si avvicinano al consumo zero di acqua.
Lo studio di Google suggerisce che l'impatto ambientale dell'AI, pur meritevole di attenzione, potrebbe essere stato sistematicamente sovrastimato. Tuttavia, questo non dovrebbe tradursi in compiacimento: la scala globale dell'adozione dell'AI significa che anche impatti piccoli per singola query possono diventare significativi nel complesso.
La sfida vera non è scegliere tra progresso tecnologico e protezione ambientale, ma sviluppare metriche e strategie che permettano di conciliare innovazione e sostenibilità senza cadere né nell'ottimismo cieco né nel catastrofismo paralizzante. I dati concreti, come quelli forniti da Google, rappresentano un passo importante verso un dibattito più maturo e basato sui fatti.