• GUERRA INFINITA

Libia divisa, Haftar si trincera, i mercenari restano

Libia, preoccupazioni della diplomazia internazionale e del governo di Tripoli per gli ultimi sviluppi. Dopo l'accordo di pace del 23 ottobre, le forze straniere (turchi, russi, emiratini e mercenari) avrebbero dovuto ritirarsi in tre mesi. Invece restano. Haftar scava una linea di trincee sul "confine" raggiunto, congelando la divisione della Libia

Libia, come è attualmente divisa (verde GNA, rosso LNA)

La rappresentante speciale ad interim del segretario generale delle Nazioni Unite, Stephanie Williams, ha espresso la sua preoccupazione per "le fortificazioni e posizioni difensive create dall'Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar all'interno della base aerea di Gardabiya a Sirte e lungo l'asse Sirte-Jufra nella Libia centrale" e per la moltiplicazione delle agenzie di sicurezza del Governo di accordo nazionale (GNA) di Tripoli  in cui sono state inserite le milizie armate che avrebbero dovuto essere smobilitate e che invece continuano a rivaleggiare e a scontrarsi a Tripoli anche con l’uso di armi pesanti come è accaduto nel quartiere el-Andalus della capitale nella notte tra il 27 e il 28 gennaio.

In un briefing al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la Williams ha sottolineato inoltre che "le attività di trasporto aereo turche sono proseguite con i voli che hanno raggiunto la regione occidentale della Libia e le basi militari e le basi aeree del GNA" ma in mano alle forze di Ankara. Inoltre il diplomatico Onu ha aggiunto che nella regione meridionale (Fezzan), si è assistito ad un aumento delle risorse e delle attività nelle basi aeree apparentemente "finalizzate a rafforzare la presenza e il controllo dell'LNA". La Williams teme che tali sviluppi possano vanificare i passi avanti compiuti dopo l’accordo per il cessate il fuoco del 23 ottobre scorso e altri "progressi tangibili" tesi a ripristinare la "legittimità democratica".

In soccorso alla statunitense Williams è sceso in campo anche Washington che ieri ha chiesto il ritiro immediato delle forze russe e turche dalla Libia. "Chiediamo a tutti gli stranieri, inclusi Russia, Turchia ed Emirati Arabi Uniti, di rispettare la sovranità libica e di cessare immediatamente ogni intervento militare nel Paese", ha dichiarato l'ambasciatore statunitense Richard Mills. In base all'accordo del 23 ottobre, le truppe e i mercenari stranieri avrebbero dovuto ritirarsi dalla Libia entro tre mesi, cioè entro il 24 gennaio. Una scadenza totalmente ignorata dai turchi e dai miliziani siriani (anti-Assad) schierati con il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli (GNA) come dai contractors russi e dai mercenari sudanesi, ciadiani e siriani (filo-Assad) schierati con l’Esercito Nazionale Libico del generale Khalifa Haftar (LNA)

All’inizio di dicembre, la missione delle Nazioni Unite in Libia stimava in circa 20mila “le forze straniere” ancora in Libia dislocati in “10 basi militari occupate totalmente o parzialmente da forze straniere”. I siriani filo turchi e guidati da ufficiali dell’esercito di Ankara sono basati per lo più a Misurata e al-Watya, i russi e i mercenari africani e siriano con l’LNA sono schierati in gran parte tra Sirte e la base aerea di al-Jufra: cioè sulla linea del fronte di una potenziale ripresa delle ostilità (vedi qui sopra la mappa degli schieramenti contrapposti). Secondo fonti diplomatiche il numero di voli da trasporto provenienti dalla Russia e dalla Turchia è calato negli ultimi mesi fino a stabilizzarsi in dicembre a una decina al mese per il trasporto soprattutto di mezzi e attrezzature incluse le batterie missilistiche per la difesa aerea Hawk XXI e radar 3D Aselsan Kalakan turchi.

I turchi hanno continuato a potenziare gli apparati militari schierati nelle basi aerea di al-Watya, all’aeroporto e al porto di Misurata e forse anche nel porto di al-Khoms (ma Tripoli nega) e lungo la linea che separa le forze dell’LNA da quelle de GNA lungo tra Abu Grein (a est di Misurata) e Sirte. Oggi le truppe turche e i militari siriani presenti al fianco del GNA sarebbero circa 10/12 mila mentre con l’LNA sono presenti 2.500/3mila contractors russi della compagnia Wagner e circa 7 mila tra mercenari siriani filo-Assad, sudanesi e ciadiani. Russi e siriani hanno realizzato nelle ultime settimane una linea difensiva fortificata lungo almeno 70 dei 120 chilometri che separano la costa mediterranea a ovest di Sirte e la base aerea situata nell’oasi di al-Jufra, dove da mesi sono basati alcuni dei Mig 29 e dei Sukhoi Su-24 che la Wagner impiega a supporto delle forze di Haftar e che utilizzano anche una base aerea più a est, nei pressi di Tobruk e l’aeroporto di Sirte/Ghardabya.

La “trincea” è in realtà un ampio fossato anticarro visibile dai satelliti, profondo almeno 3 metri, protetto da bunker e difese in profondità con postazioni per artiglieria, camminamenti e forse campi minati. Un’opera militare complessa che divide in due la Libia e destinata a contrastare eventuali puntate offensive contro Sirte e contro la base aerea di al-Jufra che le autorità di Tripoli hanno sempre sostenuto di voler riconquistare come parte del territorio della Tripolitania prima di negoziare una pace stabile. Il valore strategico delle due località è evidente. Il loro controllo da parte dell’LNA consente ad Haftar di disporre di un “trampolino” per poter lanciare nuove offensive contro Misurata e in prospettiva, contro Tripoli. Al contrario, il possesso di Sirte e al-Jufra permetterebbe al GNA di mettere al sicuro le principali città della Tripolitania e di poter minacciare la “mezzaluna petrolifera” del Golfo della Sirte con i terminal costieri di Mersa el-Brega e Ras Lanouf che raccolgono il greggio prodotto dai pozzi nel deserto della Cirenaica. Difficile poi credere che l’opera difensiva sia stata eretta senza il via libera di Emirati Arabi Uniti, Egitto e Russia, grandi sponsor dell’LNA e di Haftar o che contractors e mercenari allineati con LNA e GNA siano pronti a lasciare la Libia.

Funzionari statunitensi sentiti dalla CNN hanno espresso preoccupazione per gli obiettivi a lungo termine del Cremlino in Libia rilevando che la linea fortificata indica che Mosca si sta attrezzando “per restare un bel po’ di tempo in Libia". La trincea è uno dei motivi per cui “non vediamo alcuna intenzione o movimento da parte delle forze turche o russe di rispettare l’accordo mediato dalle Nazioni Unite”. Esplicito anche il ministro della Difesa del GNA, Salaheddin Al-Namroush, secondo il quale “non credo che nessuno che scavi una trincea del genere se ne andrà presto”. Il ministro, notoriamente vicino ad Ankara, non ha però commentato il mancato ritiro delle truppe turche e dei mercenari siriani loro alleati dai territori in mano al GNA.

Del resto il mancato ritiro di tutte le forze militari straniere dimostra sul piano politico come le due entità governative libiche non tengano ormai da tempo le redini della situazione, saldamente in mano ai loro grandi sponsor internazionali.

Dona Ora