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Dottrina sociale
a cura di Stefano Fontana

Il discorso

Leone XIV ricorda che non c’è giustizia senza Dio

Per l’apertura dell’anno giudiziario in Vaticano, il Papa ha sottolineato tre passaggi: la giustizia vuole la verità; anche la carità vuole la verità; la verità collega nel modo giusto la giustizia e la carità. Perciò, non è giustizia quella che «sottrae l’uomo stesso al Dio vero» (S. Agostino).

Dottrina sociale 20_03_2026

Il 14 marzo scorso Leone XIV ha pronunciato un discorso nella cerimonia di apertura dell’anno giudiziario dello Stato della Città del Vaticano (QUI), nel quale ha trattato della giustizia, tema di grande rilevanza per la Dottrina sociale della Chiesa. Si è trattato di una riflessione di grande valore da tenere presente.

A fare da centro della trattazione è la verità. La giustizia è collegata alla verità perché consiste nel dare a ciascuno il suo. Come si sa, questa nota affermazione deriva da Ulpiano e va fatta risalire al VI secolo d.C. all’interno della sistemazione del diritto romano realizzata a Bisanzio. Dare a ciascuno il suo richiede che ci sia un ordine oggettivo e naturale per stabilire cosa significhi l’espressione “il suo”. Questo ordine deve essere vero, ossia naturale e finalistico: la frase suddetta «mette in luce il carattere stabile e oggettivo della giustizia, che non dipende da interessi contingenti, ma si radica nella verità di ciascuna persona e nella ricerca del bene comune». Per essere giusto l’ordine deve essere naturale perché “il suo” di ogni cosa è connesso con la sua natura. Deve poi essere finalistico, perché la natura stabilisce per ogni cosa come essa debba vivere e quindi in cosa costituisca la giustizia nei suoi confronti: bisogna favorire questa realizzazione e non impedirla o fuorviarla.

Anche la carità è collegata alla verità, perché «l’amore autentico, infatti, non è mai arbitrario o disordinato, ma riconosce la verità delle relazioni e la dignità di ogni persona. Per questo la giustizia non è soltanto un principio giuridico, ma una virtù che contribuisce a edificare la comunione e a rendere stabile la vita della comunità». Si deve parlare insomma della carità nella verità come aveva ben spiegato Benedetto XVI nei primissimi paragrafi dell’enciclica Caritas in veritate. Vale la pena sottolineare l’aggettivo “stabile” usato in questo passo: solo la verità può fornire alla società la stabilità di cui essa ha bisogno per fondarvi la carità e la giustizia. Quest’ultima, perciò, non è frutto delle dinamiche sociali di ordine materiale, non nasce dalla logica propria delle istituzioni politiche, ma è prima di tutto una virtù umana, da intendersi come un agire secondo ragione, ossia secondo verità.

Sia la giustizia che la carità hanno quindi a che fare con la verità. Questo collegamento mette nella giusta relazione anche la relazione tra loro due: la giustizia e la carità hanno bisogno l’una dell’altra. La verità apre la via della giustizia verso la carità, le connette l’una con l’altra perché «soltanto quando le relazioni sono ordinate secondo verità diventa possibile quella comunione che è il frutto più alto dell’amore». La comunione nella carità non è qualcosa di artificiale fatto dagli uomini, ma richiede l’appello dell’ordine della verità: non ci costituiamo da soli, ma veniamo costituiti. Viceversa, ci sarà accostamento ma non comunione, né tantomeno carità.

I passaggi di questo discorso del Papa sono quindi tre: la giustizia vuole la verità; anche la carità vuole la verità; la verità collega nel modo giusto la giustizia e la carità favorendo l’unità.

Il discorso però era rivolto al tribunale della Città del Vaticano, lo scopo era quindi di arrivare all’attività giurisdizionale che rafforza l’ordine e l’unità in un orizzonte di verità e giustizia.

La conclusione si trova in questa formidabile citazione tratta da sant’Agostino: «Senza la giustizia non si può amministrare lo Stato; è impossibile che si abbia il diritto in uno Stato in cui non si ha vera giustizia. L’atto che si compie secondo diritto si compie certamente secondo giustizia ed è impossibile che si compia secondo il diritto l'atto che si compie contro la giustizia. […] Lo Stato in cui non si ha la giustizia non è uno Stato. La giustizia infatti è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo. Dunque, non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo stesso al Dio vero».

L’ultima frase è decisiva: non è giustizia quella che priva l’uomo del suo diritto naturale al vero Dio. Uno Stato che imponesse questo sarebbe ingiusto. Sottolineiamo che qui il riferimento non è ad un Dio generico ma all’unico vero Dio. Bisognerebbe riconsiderare secolarizzazione e laicità del diritto alla luce di questo spunto.

Stefano Fontana