Leone XIV: contemplativi tutti, per ascoltare la voce di Dio
La forza dell'apostolato non risiede in tecniche o strumenti, spiega il Papa, ma sull’opera dello Spirito Santo. E per trasmettere bisogna contemplare, esperienza che non è riservata solo agli asceti, perché ciascuno è chiamato a custodire momenti di quiete davanti a Dio.
Contemplata aliis tradere: all'Angelus del 21 giugno Leone XIV commenta questa espressione di san Tommaso d'Aquino per spiegare che «l’annuncio del Vangelo è prima di tutto condivisione di un incontro personale con Lui» e sottolineando che è «unico per ciascuno». Ecco perché «l'apostolato» non è questione di «tecniche e strumenti», ma «si fonda sull’opera dello Spirito Santo in noi e sull’autenticità della nostra risposta». Insomma, come diceva l'Aquinate, per trasmettere bisogna prima aver contemplato.
Al riguardo il Papa sfata un mito diffuso, cioè che la contemplazione sia propria di specifiche vocazioni. Invece, «non bisogna pensare che “contemplare” sia un’esperienza esclusiva, riservata ad alcuni santi o ai monaci e agli eremiti. Tutti possiamo farlo, sforzandoci di custodire, tra gli impegni delle nostre giornate, momenti di quiete in cui metterci in silenzio davanti a Dio, per ascoltare la sua voce, affidargli le nostre gioie e le nostre preoccupazioni, rivedere con Lui la nostra vita». Una riflessione che prolunga il «primato dell'interiorità» al centro della giornata agostiniana di sabato a Pavia ma in cui riecheggiano anche le parole di Antoni Gaudí che dieci giorni prima si stagliavano sul cielo di Barcellona: «Primer l'amor, després la tècnica».
