Le maggioranze politiche: deboli per natura
A destra e a sinistra, una volta vinte le elezioni ci si scontra con l'instabilità. Il principio di maggioranza è ritenuto la quintessenza della democrazia liberale ma è anche la radice del problema.
Sembra che la maggioranza che governa l’Italia sia in difficoltà. Le cause principali sono due: il “nuovo Trump” da un lato e l’esito del referendum costituzionale dall’altro.
A contare di più però è il fonte interno, come sempre capita quando si intravedono nuvole grigie all’orizzonte e ognuno degli alleati cerca di salvare se stesso. La Lega potenzia le sue attività in piazza come se non fosse al governo. Forza Italia sta vivendo rese dei conti pilotate da soggetti esterni. Vannacci diventa un elemento destabilizzante nella destra. Meloni si sforza di mantenere il timone dritto ma nessuno le fa qualche sconto ed è evidentemente in salita.
Se spostiamo l’attenzione alla possibile futura maggioranza del centro-sinistra troviamo un guazzabuglio di gruppi e corporazioni. Può darsi che questo mondo politico oggi all’opposizione trovi qualche forma di coagulazione in vista delle elezioni politiche, ma guazzabuglio rimarrebbe anche dopo una eventuale vittoria.
Perché queste osservazioni? Il principio di maggioranza è ritenuto la quintessenza della democrazia liberale, ma proprio questo principio dimostra la sua insostenibilità. Peraltro, a ben vedere, data la scarsa affluenza alle urne, la maggioranza elettorale non solo non è la maggioranza del popolo, e nemmeno è la maggioranza del corpo elettorale, ma lo è solo di chi si reca nella cabina elettorale. Le maggioranze sono strette minoranze e per di più instabili. Così il principio di maggioranza non riesce nemmeno a soddisfare le proprie esigenze quantitative, figurarsi quelle qualitative.
Volendo andare alla radice del problema, si deve riconoscere che la debolezza del principio di maggioranza deriva dal suo essere una convenzione artificiale. Lo aveva già detto Thomas Hobbes nel XVII secolo: «Che il consenso della maggior parte sia tenuto per consenso di tutti, non viene dalla natura, ma deriva da una istituzione civile». Lo ha ripetuto Hans Kelsen, forse il massimo esponente della democrazia liberale del nostro tempo. Egli dice chiaramente che nella democrazia la libertà è combinata con due elementi: il principio di rappresentanza e il principio maggioritario, e chiama tutto ciò “una evidente finzione” con un “carattere fittizio”.
La debolezza delle maggioranze è non solo data dal fatto che in realtà sono delle minoranze, ma soprattutto dalla loro impossibilità di coagulare un pensiero politico unitario ed aggregante fondato non sulla convenzione ma sulla giustizia. Le maggioranze sono fragili accostamenti temporanei di interessi, dato che nella finzione generale della democrazia liberale hanno solo bisogno di pochi numeri per essere considerate rappresentanti dell’intero popolo.


