• RIFLESSIONI

Le domande davanti alla Prima Comunione

Che cosa di quello che abbiamo ricevuto vogliamo comunicare a questi ragazzi, ai nostri figli? Quello che siamo l’abbiamo ricevuto.

comunione

Che cosa di quello che abbiamo ricevuto vogliamo comunicare a questi ragazzi, ai nostri figli? Che cosa abbiamo ricevuto e fatto nostro, come sangue che irrora la vita? Che cosa è sedimentato nel profondo dell’anima, diventando sorgente di memoria e slancio di iniziativa, principio di vitalità e di impeto? Che cosa ci ha aperto e ci apre a rapporti veri, costitutivi del nostro essere, capaci di resistere alla delusione e alla sconfitta? Di quale speranza e di quale presenza viviamo? Ce lo domandiamo di fronte ai bambini che in vario modo – con ingenua purezza e/o apparente distrazione – si protendono a domandare il pane eucaristico; di fronte ai genitori che – con fiduciosa vicinanza o impacciata lontananza – li guardano e li accompagnano; nel mezzo di un mondo disperso, dove il desiderio si impenna per mille proposte vacue.

Quando persone escono dal buio della solitudine e ti vengono di fronte mostrandoti faccia e cuore logorati dalla malattia o dalla corruzione; quando rapporti chiedono di iniziare, e drammi urgono dalla frontiera dell’abisso… Quando tutto questo accade, ci sarà un amico da seguire, qualcuno a cui chiedere la strada. Ci saranno spazi che si aprono sull’infinito. La vita protesa verso la meta, per una speranza ricca di una promessa lussureggiante.

Chi ci risponderà? Se Dio non ci fosse venuto incontro, noi non potremmo fidarci del nostro cuore, non potremmo nemmeno credere alle stelle. Ma Egli è venuto e si è donato, carne e sangue, parola e presenza. Si è donato e ci ha donato a noi stessi. Quello che siamo l’abbiamo ricevuto. Una fede accolta, una speranza certa, una strada riconosciuta, una compagnia amata. La compagnia di Dio. E’ il filo di una storia buona, fatta di tante imprese di vangelo e di carità, e nello stesso tempo attraversata dai turbamenti della tentazione e del male, ma sempre riscattata dalla misericordia di Dio e dalla bontà dei santi. Una storia che ci ha raggiunti e ci ha presi, una comunità che ha condotto fino a noi la linfa della grazia, l’umore salvifico che ci fa nuovi.

La nostra debole umanità si muove nel vasto territorio della Chiesa alla quale Dio si è consegnato. Respiriamo il fiato del Suo Spirito e siamo abbracciati dal Padre. “Chi vede me vede il Padre, Filippo”. Amaci come figli, o Dio Padre; accompagnaci come fratelli e amici, Signore Gesù.

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