La vita di Alfonso Maria Ratisbonne dopo la conversione
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Il 20 gennaio 1842, nella chiesa romana di Sant’Andrea delle Fratte, avveniva la conversione di Ratisbonne, destinatario di una celebre apparizione della Madonna. Da allora cambiò radicalmente fino a divenire sacerdote e fondare una congregazione.
Una conversione: un uomo entra in una chiesa. Si tratta di un francese di origine ebraica che deride chiunque creda nella Vergine Maria, nella Chiesa cattolica. Entra in questa chiesa e ne esce cattolico. Un lampo, un momento che cambia la sua vita per sempre. Forse potrebbero essere queste poche righe una sintesi, asciutta e concisa, della storia di Alfonso Maria Ratisbonne (1814-1884) che quel famoso 20 gennaio 1842, entrando nella chiesa romana di Sant’Andrea delle Fratte, cambiò radicalmente la sua vita. Per sempre. Incontrò lei, la Vergine Maria. Fin qui, una storia che, in fondo, un po’ tutti conosciamo. Ma quel giorno non avvenne solamente una conversione. Avvenne qualcosa di più radicale: l’inizio di un cammino spirituale che lo portò a divenire sacerdote e fondare addirittura il nucleo di una congregazione. I frutti, dunque, di quella apparizione furono assai fecondi. Ma ripercorriamo con ordine le tappe di questo cammino che iniziò, appunto, nella chiesa romana di Sant’Andrea delle Fratte il 20 gennaio 1842.
Dobbiamo ricordare che Alfonso all’epoca dell’apparizione era fidanzato (e doveva anche convolare a nozze) con una ragazza di nome Flore. Ebrea anche lei, ovviamente. Ed è a lei che pensò poco dopo l’apparizione della Vergine. Incominciava a comprendere che il Signore lo chiamava ad altro. Flore era intenzionata a non seguire il giovane convertito: non voleva sconfessare la sua fede giudaica. E così i due si trovarono “costretti” a rompere il loro fidanzamento. Fu a questo punto che Alfonso cominciò una vita di preghiera più intensa. Il 12 aprile 1842 scriveva queste parole al parroco di Nostra Signora delle Vittorie a Parigi: «Le lettere della mia famiglia mi ridanno tutta la libertà; questa libertà io la consacro a Dio e gliela offro fin d’ora con tutta la mia vita per servire la Chiesa e i fratelli sotto la protezione di Maria». Il 20 giugno 1842 entrò nel noviziato dei gesuiti a Tolosa. Il cammino spirituale cominciò a essere sempre più radicale, fino a giungere all’ordinazione sacerdotale del 24 settembre 1848. Il nome che scelse, accanto a quello di Alfonso, fu quello di Maria. “Nasceva” padre Alfonso Maria Ratisbonne.
Padre Alfonso Maria trascorse 10 anni circa nella Compagnia di Gesù. Ma prima di prendere i voti perpetui il suo animo era diviso da un dilemma: continuare la sua missione nella Compagnia di Gesù o cercare di mettersi al servizio del popolo d’Israele in un modo che non gli era ancora del tutto chiaro? Ed è a questo punto della storia che Alfonso ebbe un’illuminazione. Il fratello Teodoro - anche lui convertitosi al cattolicesimo, cui aveva aderito, con il Battesimo, già nel 1827, quindici anni prima della conversione del fratello - era stato il fondatore della congregazione delle Religiose di Nostra Signora di Sion. Alfonso, allora, cominciò a pensare di fondare il ramo maschile. Avvenne così che il 30 dicembre 1852 (dunque, quasi 11 anni dopo l’apparizione a Sant’Andrea delle Fratte) lasciò i gesuiti per comprendere meglio la volontà di Dio su di lui.
Intanto era stata fondata la società sacerdotale “San Pietro”, l’embrione della Società dei Sacerdoti Missionari di Nostra Signora di Sion, approvata dall'arcivescovo di Parigi nel 1855. Ma la capitale francese non bastava ad Alfonso: la sua visione era ancora più vasta. Pensava alla Terra Santa. Questa, la meta tanto desiderata: lì, dove Gesù Cristo era nato, morto e risorto. E il Signore non fece attendere la sua risposta. Sempre nel 1855, padre Jules Level, rettore della chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma, doveva recarsi proprio in Terra Santa. Doveva andarci con il fratello Nestor. Quest’ultimo però morì improvvisamente il 4 gennaio 1855. E fu allora che in sua vece partì Alfonso. Il 13 settembre 1855 Alfonso scriveva: «Per tutta la mia vita ho provato per Gerusalemme un’attrazione irresistibile; ma è da questo momento che mi sono sentito per sempre inchiodato, catturato, come incatenato». E fu proprio così: Alfonso legò da quel momento in poi il suo nome alla Terra Santa. Bisogna ricordare che il lavoro missionario di Alfonso fu in piena armonia con il fratello maggiore Teodoro. Il 1856 vide l’arrivo delle prime suore di Nostra Signora di Sion in Terra Santa. Da ciò, l’esigenza della costruzione del convento dell’“Ecce Homo” nella città vecchia di Gerusalemme. In questa occasione, per la costruzione del convento, cominciarono alcuni scavi che portarono alla luce numerose reliquie preziose, risalenti a prima e dopo Cristo. Assieme al convento ci fu anche il progetto per alcune scuole per bambini: i fanciulli iscritti all’Ecce Homo nel 1881 erano già quasi 200. Nacque anche un altro collegio per bambini, quello di Ein Karem: nel 1883, ospitava circa cento bambini.
Fu però solo dopo la morte di Teodoro e Alfonso che la società sacerdotale approvata dall'arcivescovo di Parigi nel 1855 si trasformò in una vera e propria congregazione. Nel 1893 divenne la Congregazione dei Sacerdoti Missionari di Nostra Signora di Sion e, dopo la Seconda Guerra Mondiale, il nome cambiò ancora in: Congregazione dei Religiosi di Nostra Signora di Sion. Oggi essa è presente in Brasile, Israele e Francia.
La Vergine Maria, la figlia di Sion: la Vergine che apparve a Ratisbonne e lo convertì al cristianesimo. Sion, un nome che si “presentò” a Ratisbonne non solo come un’apparizione, ma come un progetto di vita.
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