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TERZA GUERRA DEL GOLFO

La solita tentazione di Trump di ritirarsi dalla Nato

Nel suo discorso di ieri sera alla nazione, sulla guerra in Iran, Trump esprime il suo "disgusto" per il comportamento degli alleati della Nato. Non è la prima volta che lo dice e potrebbe veramente ritirarsi dall'Europa. 

Esteri 02_04_2026
Mark Rutte, segretario generale della Nato, con Donald Trump (AP)

Il discorso di Trump della notte scorsa riguardava soprattutto la guerra in Iran, i tempi del conflitto e i suoi obiettivi. Ma c’era un altro motivo per parlare alla nazione: fare il punto sulla partecipazione degli Usa nella Nato. Ha espresso il suo “disgusto” nei confronti degli Alleati e riprende in considerazione la sua vecchia idea di ritirare del tutto gli Usa dall’Alleanza. Il motivo è la mancata partecipazione degli Alleati alle operazioni militari contro l’Iran, il rifiuto di contribuire alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz, bloccato dagli iraniani, un tratto di mare strategico da cui passa il 20% del commercio petrolifero mondiale. Ad aggiungere benzina sul fuoco sono stati anche: la chiusura dello spazio aereo spagnolo ai velivoli americani, decisa dal governo Sanchez, e, nel suo piccolo, anche l’episodio che riguarda il nostro paese: il governo Meloni non ha autorizzato l’atterraggio di bombardieri Usa nella base di Sigonella. Un piccolo episodio, per altro conforme al testo dei trattati di alleanza, ma a Washington non hanno nascosto l’irritazione per la decisione italiana.

Prima di ogni altra considerazione, dobbiamo ricordare che: l’Alleanza Atlantica è difensiva e l’articolo 5 (mutua difesa) si applica quando uno dei membri dell’Alleanza viene aggredito. La guerra in Iran non rientra nell’articolo 5. Trump ha lanciato la sua offensiva aero-navale contro l’Iran senza consultarsi con gli alleati europei, coordinandosi con Israele e i paesi arabi del Golfo. E solo dopo che gli iraniani hanno bloccato lo Stretto di Hormuz, ha iniziato a chiedere il sostegno degli alleati europei, con i suoi consueti toni ultimativi.

Mercoledì 1 aprile, Trump rilasciava una intervista incendiaria al quotidiano britannico The Telegraph. Alla domanda se stesse “riconsiderando” l’adesione degli Usa alla Nato, il presidente rispondeva: «Oh sì, siamo ben oltre il livello della “riconsiderazione”. Non mi sono mai lasciato convincere dalla Nato. Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e anche Putin lo sa, tra l'altro». E non era un pesce d’aprile, come alcuni giornalisti hanno inizialmente creduto.

«Siamo sempre stati presenti, Ucraina compresa – ha dichiarato Trump - L'Ucraina non era un nostro problema. Era una prova, e noi eravamo lì per loro, e lo saremmo sempre stati. Loro non erano lì per noi». Secondo fonti del Financial Times, a metà marzo Trump avrebbe minacciato di interrompere le forniture di armi all'Ucraina (che pure sono pagate interamente con soldi europei) per fare pressione sugli alleati affinché contribuissero a sbloccare lo stretto. Il Financial Times, citando fonti ufficiali, ha riferito che Mark Rutte, Segretario Generale della Nato, per placare l’ira di Trump, abbia insistito affinché diversi Paesi rilasciassero una dichiarazione in cui affermassero la loro "disponibilità a contribuire" a una coalizione per sbloccare lo Stretto di Hormuz.

Il Wall Street Journal, un giorno prima dell’intervista al Telegraph, aveva riportato colloqui privati di Trump con i collaboratori della Casa Bianca, a proposito della sua tentazione di uscire dalla Nato. Trump ha anche dichiarato alla Reuters che stava "assolutamente" prendendo in considerazione un tentativo di ritirare gli Stati Uniti dall'alleanza. «Non sono stati amici quando avevamo bisogno di loro», ha affermato. «Non abbiamo mai chiesto loro molto... è una strada a senso unico».

In Europa non mancano i pontieri, quelli che non credono ancora che Trump voglia abbandonare il vecchio continente e ritengono che la sua sia solo una tattica negoziale per indurre gli europei a contribuire di più. Il presidente finlandese Alexander Stubb ha assicurato a Trump che si sta delineando una "Nato più europea" e che l'Europa si sta "assumendo le proprie responsabilità". Ma se l’intenzione del presidente Usa è quella di ritirarsi dall’Alleanza, la distribuzione di compiti e di responsabilità al suo interno non è evidentemente più negli interessi americani. Keir Starmer, premier britannico, ha ribadito il suo sostegno alla Nato, definendola "l'alleanza militare più efficace che il mondo abbia mai visto". A quanto pare, però, Trump non la pensa così e anche ieri, mercoledì 1 aprile, non ha perso l’occasione per umiliare le forze armate britanniche, definendo le portaerei inglesi “poco più che giocattoli in confronto alle nostre” e “non ci servono” se dovessero essere dispiegate nel Golfo dopo la guerra con l’Iran.

Il disinteresse Usa nei confronti dell’Alleanza è evidente anche nei fatti e non solo nelle dichiarazioni. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha saltato la riunione dei ministri degli esteri della Nato a dicembre 2025. Pete Hegseth. Segretario alla Guerra, era assente alla riunione dei ministri della difesa lo scorso febbraio. Due riunioni di alto livello di fila. Nella lunga storia della Nato era raro che un'amministrazione statunitense ne perdesse anche solo una.

Intervenendo su Fox News poche ore prima dell'intervista del Telegraph con Trump, Rubio affermava gli stessi concetti del suo presidente. «Credo non ci siano dubbi, purtroppo, che una volta concluso questo conflitto dovremo riesaminare il rapporto (di alleanza, ndr)». «Se la Nato si limita a garantire la nostra difesa dell'Europa in caso di attacco, ma ci nega il diritto di utilizzare le basi militari quando ne abbiamo bisogno, non è un buon accordo. È difficile rimanere coinvolti in una situazione del genere».

Martedì mattina presto Trump ha rimproverato alleati come Regno Unito e Francia per non essersi coinvolti nella guerra contro l'Iran. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha fatto lo stesso pochi minuti dopo al Pentagono: «Non c'è una solida alleanza se si hanno paesi che non sono disposti a stare al tuo fianco quando ne hai bisogno».

Queste prese di posizione non sono affatto una novità. All’inizio del suo nuovo mandato, Trump insisteva sull'aumento delle spese della difesa degli Alleati, almeno il 5% del Pil, una cifra da record su cui si è poi raggiunto un accordo. E il 6 marzo 2025 diceva ai giornalisti, in una conferenza stampa alla Casa Bianca: «Se (gli alleati, ndr) non pagano, non li difenderò. No, non li difenderò».

Quanto è possibile un ritiro degli Usa dalla Nato. Nel 2023, il Congresso aveva adottato una legge che impedisce al presidente di "sospendere, porre fine, denunciare o ritirare" gli Stati Uniti dalla Nato senza il consenso di due terzi del Senato o una nuova legge approvata dal Congresso. Uno dei proponenti della legge era l’allora senatore Marco Rubio. Ieri (mercoledì 2 aprile) il senatore repubblicano Mitch McConnell e il suo collega democratico Chris Coons hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in difesa della Nato: «L'unica volta che la Nato è andata in guerra è stata in risposta a un attacco all'America. Le truppe della Nato combatterono e morirono in Afghanistan e Iraq insieme alle forze americane. Gli Stati Uniti non devono prendere alla leggera questo sacrificio – né l'impegno dei nostri alleati a rifarlo».

Tuttavia, il presidente americano può decidere, anche oggi stesso, di ritirare tutte le forze americane dall’Europa e di togliere dalle strutture di comando anche tutti gli ufficiali statunitensi. In questo modo, si avrebbe un ritiro “di fatto” degli Usa dall’Alleanza Atlantica. Il tutto senza passare dal Congresso.