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esperimenti liturgici

La Messa in qualsiasi lingua ma non in latino

Il vescovo di Pinerolo celebra in dialetto piemontese. L'ostracismo vale solo per la lingua della Chiesa?

Borgo Pio 27_01_2023

Da quando il post-concilio ha sdoganato l'uso liturgico del vernacolo nessuna lingua o dialetto può vedersi sbarrare l'accesso all'altare (senza contare il confine sottile che fa di alcuni dialetti delle vere e proprie lingue). Nessuna, tranne il latino che invece è considerato la "bestia nera" da tanti ecclesiastici. Dell'ultimo recente "esperimento" parla Messainlatino, rilanciando un articolo de Lo Spiffero.

A Campiglione Fenile (Torino) arriva la Messa in piemontese. «A celebrarla con una pronuncia perfetta, ma con una certa inflessione della Granda, è stato nientemeno che monsignor Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, in occasione della Giornata Nazionale del Ringraziamento, indetta tutti gli anni dalla Cei per rendere grazie a Dio per i doni della terra», scrive Lo Spiffero, non senza far notare che l'ostracismo caduto sul dialetto «continua con la Messa in latino, la lingua communis Ecclesiae, quella che Sacrosanctum Concilium imponeva fosse conservata nei riti latini».

Ai preti desiderosi di celebrare in latino un cardinale chiedeva prima di imparare lo spagnolo, il vietnamita, eccetera. Lo aveva citato il Papa, parlando ai gesuiti di Bratislava nel 2021, e ovviamente compiacendosene («Così li ha fatti “atterrare”, li ha fatti tornare sulla terra»). L'episodio è riportato anche nel recente libro di mons. Gänswein che registra invece la reazione tutt'altro che compiaciuta del Papa emerito di fronte al disprezzo di certi pastori verso la lingua della Chiesa. Allora bisogna far studiare prima spagnolo e vietnamita anche a chi vuole celebrare in dialetto? Oppure l'ostracismo vale solo per il latino?