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La debolezza culturale del centro-destra

Un aspetto non sottolineato riguardo la sconfitta del centro-destra alle amministrative è il venir meno al programma per cui era stato eletto. Come dimostra anche l'occasione dei referendum.


Riuscirà finalmente la maggioranza di governo a impegnarsi davvero nell’attuazione del  proprio programma invece che nella rincorsa perdente delle istanze dell’opposizione? Dalla risposta effettiva che Berlusconi e Bossi riusciranno a dare a tale quesito dipenderà l’esito delle elezioni politiche del 2013. E se la risposta sarà negativa accadrà alla scala nazionale quanto pochi giorni fa è accaduto a Milano e a Napoli: malgrado la maggioranza degli elettori sia di centro-destra vincerà il centro-sinistra grazie all’astensione di elettori di centro-destra delusi dall’incapacità pratica e dalla resa sul piano politico-culturale di coloro che avrebbero dovuto rappresentarli.

Sarebbe stato bello potersi aspettare un primo segno di svolta nella circostanza dei referendum indetti per i prossimi 12-13 giugno, ma non sarà così (quale che sia l’esito immediato della vicenda). Il governo non solo non aveva adeguatamente difeso motivandola la propria scelta di riaprire in Italia la partita del nucleare ma poi, preso in contropiede dall’incidente di Fukushima, aveva cercato di rimediare con un decreto che non è bastato a convincere la Corte di Cassazione ad annullare il quesito. E’ ovvio che la magistratura, in guerra con Berlusconi, ci ha messo molto del suo, ma questo andava già messo nel conto.

Nel caso dei due referendum rispettivamente sulla gestione degli acquedotti e sulla gestione dei pubblici servizi (acqua inclusa), riguardo ai quali la via della vanificazione per decreto non è stata tentata, il governo e la sua maggioranza non hanno fatto alcuna campagna di informazione per smascherare il carattere astratto e sterilmente ideologico del modello di gestione che deriverebbe dal “sì” ai due referendum. Nel frattempo invece l’opposizione, forte della sua egemonia sui grandi quotidiani e sulle maggiori reti televisive (comprese quelle di Mediaset), sta facendo passare tra la gente comune la panzana secondo cui il  centro-destra  starebbe “vendendo l’acqua ai privati” e altre scemenze del genere, quando tra l’altro non sono in gioco né la proprietà dell’acqua, che è e resta demaniale, né la proprietà degli acquedotti, che sin qui resterebbe comunque pubblica.

Anche poi sulla questione del  “legittimo impedimento”, che ovviamente è una forma di… legittima difesa di Berlusconi, la maggioranza non è stata capace di organizzare una campagna al riguardo che vedesse al centro non lo stesso Berlusconi, propugnatore ovviamente debole in quanto diretto interessato, bensì altre personalità del governo e dei partiti che lo sostengono. Non si fatica a immaginare che ben altro effetto sarebbe stato fatto se contro l’abolizione del “legittimo impedimento” Berlusconi fosse rimasto muto e al suo posto si fossero mobilitati personaggi come Tremonti o Maroni, tanto per fare due esempi.


Il governo e la sua maggioranza insomma danno la fondata impressione di non credere in ciò che fanno e di essere alla perenne rincorsa dei sondaggi, ovvero delle ondate emotive e dei consensi di breve periodo, che sono poi l’unica cosa che i sondaggi possono registrare. L’opposizione  di centro-sinistra, che gode dell’alleanza dei poteri forti e del suo larghissimo influsso sul grosso della stampa e della TV,  fa  la parte del torero dinnanzi al toro: provoca il governo attraverso i media scommettendo (sinora ahimè con crescente successo) sulle sue reazioni contraddittorie e scomposte, e sull’incauta disponibilità di ministri e viceministri a salire alla gogna di “talk show” a senso unico; e poi lo dissangua a colpi di banderillas di nome Santoro, Floris, Gad Lerner, mentre in panchina attendono il loro turno Fabio Fazio, Luciana Littizzetto e così via.

Frattanto, pur di uscire dal pozzo di iniquo discredito ove l’avevano gettata, la povera Mara Carfagna è disponibile a tutto, anche a strizzare l’occhio alla lobby degli omosessuali; mentre, approfittando senza ritegno della sua piccola statura, si è fatto sparire dalla scena il ministro Brunetta forse chiudendolo in un barattolo a tenuta stagna insieme ai suoi propositi di pur timida riforma della pachidermica burocrazia ministeriale.

Stando così le cose non ci resta che un appello, anzi un grido a Berlusconi e a Bossi: non dividetevi, e finché siete in tempo svegliatevi.

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