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La danza macabra dei Democratici

La Cancellieri ha ottenuto la fiducia del Parlamento. Ma attorno al ministro Cancellieri il Pd ha inscenato una danza macabra congressuale, con i vari candidati alla segreteria che fanno a gara nel distinguersi da Letta. E il Pd non è il solo partito in convulsioni. E' l'agonia della Seconda Repubblica.

Annamaria Cancellieri

La mozione di sfiducia presentata dal Movimento Cinque Stelle contro il Ministro della giustizia, Annamaria Cancellieri è stata largamente respinta ieri dall’aula di Montecitorio. La maggioranza delle larghe intese ha retto anche stavolta. Decisivo l’intervento del premier Letta, che martedì sera, rientrando dalla Sardegna, è intervenuto all’assemblea del suo partito per chiedere sostegno alla titolare del dicastero di via Arenula e quindi a se stesso. La frase chiave è stata: «Una sfiducia al ministro Cancellieri equivale a una sfiducia all’intero governo». Parole sufficienti a far rientrare mal di pancia e malumori sempre più diffusi nel Pd e a placare il furore giustizialista dei renziani e di quanti, nel partito, chiedevano un passo indietro del ministro, anche in assenza di reati connessi alle telefonate fatte alla famiglia Ligresti.

Ha detto bene il falco di Forza Italia, Renato Brunetta: attorno alla Cancellieri il Pd ha inscenato una danza macabra collegata al clima congressuale. I vari candidati alla segreteria, per conquistare i voti della base, hanno la necessità di distinguersi da Letta e di non appiattirsi su un esecutivo che vede i democratici alleati con il loro nemico degli ultimi vent’anni.

Ma non è detto che ieri sia stata scritta la parola fine sul caso Cancellieri. Dai verbali dell’interrogatorio di Salvatore Ligresti nell’ambito dell’inchiesta milanese su Fonsai, è arrivata altra benzina sul fuoco delle polemiche. Ligresti ha confessato di aver chiesto a Berlusconi favori per la Cancellieri. L’interessata ha subito smentito, ma quelle frasi sono destinate, nelle prossime ore, a provocare un vero e proprio vespaio. E non è detto che alla fine il ministro, per quanto sia fortemente appoggiato da Quirinale e Palazzo Chigi, non rassegni le dimissioni, che finora ha reputato inopportune. L’appoggio di Scelta civica è sempre più tenue, Forza Italia potrebbe da un momento all’altro passare all’opposizione e quindi iniziare a mitragliare l’esecutivo, e Renzi, che si accinge a diventare segretario del Pd, ha subito invitato il guardasigilli a farsi da parte. Forse un rimpasto (che coinvolga anche la Cancellieri), finalizzato, tra le altre cose, a riequilibrare la compagine governativa dopo la scissione nel centro-destra, potrebbe rilanciare l’azione del governo e migliorare il rapporto tra il premier e il suo partito.

C’è indubbiamente un disegno che mira a destabilizzare il quadro politico e a impedire che il governo Letta attui quei provvedimenti e quelle riforme che ha promesso. È un caso che la Cancellieri sia finita nel mirino pochi giorni dopo aver parlato di amnistia e indulto e di riforma della giustizia?

La fortuna del ministro è che tra pochi giorni i riflettori torneranno sulla decadenza di Berlusconi, che verrà votata il 27 novembre al Senato. Il Cavaliere starebbe meditando mosse a sorpresa, come un discorso televisivo agli italiani per riagitare la bandiera della persecuzione giudiziaria, o la produzione di nuove carte provenienti dagli Stati Uniti sul processo Mediaset per chiedere all’aula di Palazzo Madama di rinviare la votazione di mercoledì prossimo. Con il voto palese emergerebbero le posizioni di tutti e a quel punto sarebbe difficile per i berlusconiani continuare ad appoggiare l’esecutivo, che tuttavia andrebbe avanti grazie ai trenta senatori alfaniani. Il potere di ricatto di Renzi su Letta, però, dopo l’8 dicembre, giorno della sua incoronazione a segretario del Pd, potrebbe accrescersi e a quel punto per il Presidente del consiglio la navigazione sarebbe davvero tempestosa. La variabile potrebbe essere rappresentata dal possibile travaso di senatori da Forza Italia al Nuovo Centrodestra. In caso di decadenza di Berlusconi, qualche altro senatore forzista potrebbe essere attratto dalle sirene alfaniane. Peraltro, lo sgretolamento irreversibile di Scelta civica appare destinato a infoltire comunque la pattuglia del neonato partito che fa capo al ministro dell’interno. Sarà inevitabile che Casini, Mauro e altri, in vista delle elezioni europee della prossima primavera, pur di raggiungere la fatidica soglia di sopravvivenza del 4%, si aggreghino alle truppe dell’ex segretario del Pdl, anziché farsi assorbire dai falchi di Forza Italia.

Senza contare che nel nuovo Pd a guida renziana non vanno esclusi scismi. Lo stesso gruppo di Enrico Letta, se il sindaco di Firenze dovesse ingaggiare una sua personale battaglia per la candidatura a premier, potrebbe staccarsi dai democratici e aggregarsi alla pattuglia del Nuovo Centrodestra, che peraltro rappresenterà in Italia il principale riferimento per il Partito popolare europeo.

D’altronde, l’obiettivo delle larghe intese, al di là delle spiegazioni di facciata, resta quello di scomporre e ricomporre il quadro politico, aprendo la strada a una “Terza Repubblica” fondata su un bipolarismo vero, diverso da quello rissoso e incoerente di oggi. Di qui al 2015 il processo potrebbe giungere a compimento, soprattutto se Forza Italia, ponendosi come partito estremista e antigovernativo, riuscirà a sovrapporsi ai grillini e a drenare consensi dal Movimento Cinque Stelle. I primi sondaggi post-scissione sono incoraggianti: la somma dei voti di Forza Italia e Nuovo Centro-destra supera i consensi attribuiti fino alla settimana scorsa al Pdl. Per molti italiani che si sentono alternativi alla sinistra ma non condividono gli estremismi dei falchi forzisti, il Nuovo Centro-destra rappresenta una speranza. Ma saranno capaci Alfano, Lupi, Quagliariello, Formigoni e Sacconi di non deluderla?

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